In ritardo sulla competitività, ma davanti alla Cina e non troppo distanti dagli Usa. L’Italia è solo al 30° posto della classifica di Eight International, network globale di consulenti indipendenti, che ha analizzato 58 Stati sulla base di quattro pilastri: economia, società, istruzione e sostenibilità.
Svizzera, Svezia e Norvegia salgono sul podio, mentre l’Italia si ferma a metà graduatoria per colpa di una serie di criticità croniche che vanno dalla disoccupazione alla burocrazia.
«Per il nostro Paese la sfida è riattivare il motore della produttività e dell’innovazione, senza disperdere i progressi maturati negli ultimi anni», commenta Mara Caverni, managing partner di New Deal Advisors, socio fondatore di Eight International. «Dobbiamo investire con continuità su capitale umano, innovazione e transizione energetica, e rafforzare la qualità delle istituzioni e l’efficienza del sistema economico».
Queste riforme avvicinerebbero gli Usa, bloccati al 19° posto da squilibri sociali, questioni ambientali e sfide demografiche. Ma per l’Italia il bicchiere è comunque mezzo pieno se si guarda la Cina, solo 38ª a causa di fragilità economiche e istituzionali.
«La competitività non è una gara a somma zero sulla crescita del pil, ma la capacità di rendere sistemici e coerenti i progressi su economia, società, istruzione e sostenibilità», osserva Caverni. «Lo testimoniano gli Usa, percepiti come la più grande potenza mondiale, ma sfavoriti da disuguaglianze sociali e performance deboli sulla sostenibilità». (riproduzione riservata)