Mentre si ritorna a formulare previsioni, in questo caso più ravvicinate, relative alle decisioni del consiglio direttivo della Bce del prossimo 6 giugno e a quelle dei mesi successivi, si confermano gli elevati profitti trimestrali per ora delle principali banche e, in diversi casi, la formazione di capitale in eccesso. Fra i risultati per ora pubblicati si segnalano quelli di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bper, Monte dei Paschi, Banco Bpm e Popolare di Sondrio; seguiranno altri istituti.
Come è ormai stranoto, esplica i suoi effetti la politica monetaria ancora restrittiva che, scendendo per li rami, offre l'opportunità ai singoli istituti dell'ampliamento del margine di interesse. Naturalmente non si tratta solo di una sorta di automatismo facilitatore, anche perché le banche debbono fronteggiare, o prepararsi a farlo, oneri che possono derivare dai crediti deteriorati, dall'adeguamento in generale del capitale, dalle necessarie innovazioni tecnologiche, da nuovi in vincoli normativi, da politiche prudenziali per un non lontano futuro di più deciso allentamento della restrizione monetaria. È o dovrebbe essere la fase del classico comportamento dell'esperto banchiere che comincia ad aprire l'ombrello quando c'è il sole e si risolve a chiuderlo quando inizia a piovere.
Non a caso ci si concentra sulle commissioni e sulla loro articolazione per cui - da marginali come erano una volta - diventano adesso un importante strumento delle politiche del banchiere. Naturalmente, in una situazione del genere sono messi alla prova proprio i vertici degli istituti, considerato che la condizione del poter fruire della favorevole situazione che si è determinata con la politica monetaria potrebbe finire con l'attenuare la capacità di innovare e di prepararsi a un diverso contesto. Segnali da dare per quanto attiene alla remunerazione dei depositi - oltre quanto si è iniziato a fare, pur nella distinzione che ovviamente privilegia quelli a durata prestabilita - sarebbero importanti, anche con riferimento alle diverse aree del territorio, come emerge da un'indagine recente della Fabi.
Vedremo il prossimo 31 maggio qual è la posizione della Banca d'Italia come espressa nelle Considerazioni Finali del governatore, le prime di Fabio Panetta. Un taglio dei tassi che parta da quelli ufficiali di riferimento stimolerà una maggiore concorrenza alla quale bisognerà adeguatamente prepararsi da parte del settore. In tale quadro, si accentua pure la ricerca, nelle cronache, di quelle banche che potrebbero essere interessate a operazioni di aggregazione, ma la risposta è ancora la solita sui possibili istituti che, in particolare, potrebbero intervenire in un'operazione con il Monte dei Paschi il quale segnala utili trimestrali in crescita del 41%, con un’apprezzabile posizione di capitale, come ha detto l'ad Luigi Lovaglio. Tuttavia da questi istituti, a cominciare dall'Unicredit di Andrea Orcel, non viene alcuna indicazione di cambiamento di una posizione che ha finora escluso interesse all'operazione. D'altro canto, mentre migliora significativamente la condizione del Monte, diventa assai meno pressante l'esigenza di andare a nozze, pur sussistendo i noti vincoli europei, e sarebbe doveroso valutare, anche per l'efficace lavoro che si sta svolgendo, anche ipotesi alternative. Quanto all'aggregazione, da ultimo viene attribuito nelle cronache - ma senza conferme - allo spagnolo Bbva un interesse al Monte, non essendo neppure chiaro però se questa attenzione sia rappresentata per stimolare l'attenzione di banche italiane.
Chi ricorda le vicende della banca spagnola nell'operazione Bnl del 2004-2005 e il successivo caso giudiziario in cui si prodigò, concluso con la sua secca sconfitta, ammesso che fosse fondato un orientamento verso il Monte, avrebbe materia per riflettere, a cominciare dall'azionista Tesoro. D'altro canto, un impegno dello Stato, quindi dei cittadini, dei dirigenti, dei lavoratori e dei risparmiatori del territorio per risanare e rilanciare il Monte in tanti anni dovrebbe semmai avere una conclusione nazionale, se a una concentrazione si dovesse andare. Non sarebbe da ritenere comunque che, per esempio, quella dell'Unicredit sia una posizione di totale e definitivo disinteresse a un'operazione con il Monte.
Bisogna sempre tener conto della particolare competenza e dell'abilità negoziale di Orcel. Vedremo. Importante sarà non legarsi a una sola ipotesi. Anche sul futuro del Monte e sul consolidamento in aree del settore bancario si spera che, sia pure con le formule classiche delle Considerazioni Finali, si fornisca un indirizzo generale. (riproduzione riservata)