Si è dimessa dal suo incarico dopo un solo anno. E ora resta da capire se il futuro di fusioni e acquisizioni negli Stati Uniti diventerà più o meno complicato, se diminuiranno le verifiche federali sulle diverse operazioni, ma soprattutto chi approverà o meno acquisizioni come quelle da decine di miliardi di dollari della Warner Bros Discovery.
I comunicati ufficiali e i ringraziamenti per il ruolo svolto non chiariscono perché la responsabile per l’antitrust nel Dipartimento di Giustizia americano Gail Slater si sia dimessa nei giorni scorsi.
Non è un segreto che la Slater fosse in aperto e palese contrasto con Pam Bondi, il ministro della Giustizia americano da cui dipende l’antitrust, e si è dimessa per evitare di essere messa da parte.
Dietro ci sarebbe una battaglia tutta interna ai Repubblicani Usa fra l’ala populista, a cui sarebbe vicina la Slater e che vuole rompere i grandi monopoli e le mega-fusioni in campo tecnologico ed è in genere critica verso i colossi Usa della tecnologia, e l’ala ultraliberista che vuole meno freni e regulation per il m&a.
Ma è opinione quasi unanime che Slater - che viene sostituta ad interim da un suo vice - si è sentita scavalcata nel suo ruolo di verifica di tutte le operazioni di acquisizione annunciate. Scavalcata da chi, come gli amministratori delegati di Netflix e Paramount, è andato a discutere le sue offerte per Warner direttamente col presidente americano Donald Trump (che successivamente si è chiamato fuori dalla vicenda) nella sua residenza a Mar-a-Lago in Florida.
Oppure messa in minoranza come la scorsa estate, quando si era mostrata scettica sul caso dell’acquisizione da 14 miliardi di Juniper Networks da parte di Hewlett Packard Enterprise. L’operazione venne nonostante ciò approvata dal Dipartimento di Giustizia. E in quel caso il vice di Slater si era dimesso e due suoi collaboratori erano stati dimessi dall’incarico su pressioni di alcuni lobbisti.
Fra i casi più grossi nel mirino dell’antitrust c’è ora quello contro Live Nation e la sua controllata Tickemaster per presunto monopolio nel mondo della vendita online di biglietti per grandi eventi sportivi e spettacolo. Un caso che ora, senza l’opposizione dell’antitrust, potrebbe venir chiuso tramite un accordo già nelle prossime settimane.
Slater aveva alle spalle una carriera molto vicina all’attuale amministrazione americana. Era stata consigliere di JD Vance quando l’attuale vicepresidente era senatore a Washington. In precedenza era stata consigliere sulle politiche tecnologiche per il team di consiglieri economici di Trump durante il primo mandato presidenziale. In precedenza aveva lavorato come legale in diverse aziende del settore tecnologico e alla Internet Association, gruppo oggi inattivo ma che vantava membri del calibro di Google e Meta.
Pam Bondi è oggi alle prese con le polemiche per i dossier legati al caso Epstein e la sua testimonianza al Senato Usa ha fatto molto discutere. L’uscita della Slater chiude, almeno per ora, un fronte di tensioni interno al suo ministero. (riproduzione riservata)