È legge la modifica all’articolo 2407 del Codice Civile sulla responsabilità dei componenti del collegio sindacale. Il Senato ha approvato all’unanimità e in via definitiva il disegno di legge Schifone (dal nome della prima firmataria, Marta Schifone, deputata di Fratelli d’Italia) che pone un tetto - parametrizzato ai compensi annui - alla responsabilità patrimoniale dei sindaci.
«È sicuramente una grande rivoluzione, frutto dell’ascolto e del dialogo con il mondo delle professioni, specie con il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili», ha detto Schifone a MF-Milano Finanza. «Abbiamo posto fine ad un corto circuito legislativo insopportabile e inaccettabile, non degno di uno Stato di diritto».
Prima che la legge passasse, infatti, i sindaci delle società rispondevano solidalmente e illimitatamente con gli amministratori creando un livellamento tra controllori e amministratori. Attraverso la modifica dell’art. 2407, comma 2, si stabiliscono nuovi limiti alla responsabilità dei sindaci, delineando chiaramente le condizioni e le circostanze in cui possono essere ritenuti responsabili per danni.
«Dal punto di vista formale, abbiamo modificato solo il comma 2, eppure è un intervento che definirei sostanziale. Non abbiamo toccato la responsabilità diretta, quella esclusiva, ma quella concorrente», ha precisato l’esponente di FdI. Secondo il nuovo comma «i sindaci che abbiano agito o omesso di agire in violazione dei propri doveri sono responsabili nei confronti della società, dei soci, dei creditori e dei terzi». «Ne circoscrive, tuttavia, l’entità ad un multiplo del compenso annuo. L’abbiamo definita determinazione quantitativa al danno risarcibile», spiega la deputata.
In particolare, viene introdotto un sistema di calcolo basato su tre scaglioni di compenso che ridimensiona la responsabilità a seconda dell’emolumento percepito. Per i compensi fino a 10.000 euro, quindici volte il compenso; per i compensi da 10.000 a 50.000 euro, dodici volte il compenso; per i compensi maggiori di 50.000 euro, dieci volte il compenso.
Sulla base dei dati della Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti è possibile stimare in oltre 40 mila quelli impegnati attivamente come componenti di un collegio sindacale, per un totale di oltre 150 mila cariche pari all’80% del totale. Le società di capitali interessate sono circa 115 mila, con un fatturato di 3.000 miliardi di euro l’anno: si tratta dell’84% del totale fatturato di tutte le società di capitali.
«Quella che era iniziata come un’esigenza normativa era diventata una vera e propria urgenza, anzi un’emergenza, viste le tante, troppe distorte situazioni che si erano venute a creare quasi quotidianamente. Una riforma ineludibile che finalmente vede la luce», ha osservato Schifone. «Ci mettiamo in linea con i Paesi europei nell’ottica di voler favorire gli scambi nel mercato unico, valorizzare le internazionalizzazioni e puntare all’attrazione degli investimenti che richiedono sistemi di corporate governance solidi, con regole certe e che siano di garanzia». (riproduzione riservata)