È arrivata lo scorso 5 luglio, a dieci giorni dal termine ultimo prima che la sua attività di operatore in criptovalute venisse considerata abusiva, la regolarizzazione in Italia di Coinbase. La più grande borsa cripto degli Stati Uniti nonché la prima a essere quotata sul Nasdaq, si è iscritta all'apposito registro istituito presso l'Oam (Organismo Agenti e Mediatori): dall'entrata in vigore del registro, il 15 maggio, le società avevano 90 giorni di tempo per mettersi in regola e continuare a operare in Italia. Coinbase si è registrata con due società: Coinbase Europe Limited e Coinbase Custody International Limited, dedicata al servizio di custodia criptovalute per investitori istituzionali. Entrambe hanno la sede legale italiana a Parma.
La regolarizzazione della borsa cripto non sorprende gli addetti ai lavori, che si aspettavano da tempo una mossa simile dopo che Binance, l'exchange più grande del mondo, era stato tra i primi a iscriversi all'Oam, lo scorso 27 maggio. Pochi giorni fa inoltre il vicepresidente delle operazioni internazionali della società, Nana Murugesan, aveva preannunciato che Coinbase stava lavorando per ottenere le autorizzazioni in vari Paesi europei, tra cui era stata menzionata proprio l'Italia. La mossa rientra nel tentativo della società di affrontare il cosiddetto "inverno delle cripto", ossia il momento di grande difficoltà del settore, puntando sull'ampliamento della propria platea di utenti al di fuori degli Stati Uniti. Gli ultimi conti trimestrali della società avevano evidenziato una diminuzione dei ricavi del 27% causata principalmente dalla decrescita del numero degli utilizzatori della piattaforma.
Per far fronte alla crisi, Coinbase il mese scorso ha annunciato un taglio del 18% della forza lavoro, pari a circa 1.100 dipendenti. Il titolo ha perso oltre l'85% del proprio valore di borsa dal giorno della quotazione (il 14 aprile 2021) e, a meno di un'ora dalla fine delle contrattazioni a Wall Street di oggi, 11 luglio, sta accusando un altro tonfo del 10,80% a quota 53,73 dollari. Poche settimane fa l'agenzia di rating Moody's ha tagliato il giudizio sulle obbligazioni senior non garantite della società da Ba2 a Ba1 e il debito della holding da Ba3 a Ba2. I debiti con rating pari o inferiore a Ba1 sono considerati obbligazioni junk. (riproduzione riservata)