![]()
È possibile mettere d’accordo in un unico luogo relax e lavoro, famiglia e riunioni, smartworking e community? In tanti, tra alberghi e aziende, ci hanno provato durante la pandemia da Covid-19, spesso con poca convinzione o solo per la necessità di tenere insieme tutto in condizioni d’emergenza. E infatti, con queste premesse, molte iniziative si sono esaurite con la fine della crisi. Oggi, se qualcuno imbocca questa strada, lo fa con maturità, solleticando una suggestione comune a molti, quella di coniugare dovere e piaceri senza sensi di colpa. A San Vigilio di Marebbe (Bz), all’imbocco della val Badia, il quattro stelle Ama Stay si è ritagliato fin dalla sua apertura, due anni fa, un profilo distintivo nel panorama dell’ospitalità altoatesina proponendosi come luogo privilegiato per un’esperienza di workation, ovvero di vacanza e lavoro (work+vacation). «Durante la pandemia ci siamo accorti ancora di più della fortuna di poter vivere in un posto come le Dolomiti», commenta Markus Promberger, managing director dell’aparthotel. «Invece di chiuderci, però, noi vogliamo aprirci, condividere le meraviglie della natura e la straordinaria possibilità di partecipare a un meeting, sciare, rilassarsi in Spa e fare una cena di lavoro, tutto nella stessa giornata».

L’obiettivo strategico è quello di attirare tra queste valli una nuova clientela, allungare la permanenza degli ospiti (il nome Ama Stay suggerisce proprio questo) e dare respiro a una stagione sempre più concentrata. «Per cambiare il turismo in chiave sostenibile occorre prolungare le stagioni. Qui, già a metà ottobre, siamo l’unico hotel ancora aperto», prosegue Promberger. «Inoltre, durante arrivi e partenze si registra la maggior concentrazione di consumi, costi e sprechi. Più a lungo un ospite resta invece e più si diverte, più apprezza i servizi, meno paga, meno costa…».


Per tutti questi motivi, offrire la possibilità di vivere l’hotel come una seconda casa è fondamentale. Per restare al tema smartworking, non basta mettere una scrivania in camera.
E infatti qui in Ama Stay chi soggiorna può usufruire gratuitamente di una zona co-working multifunzionale disposta su due piani, con tavoli per riunioni ma anche singoli box insonorizzati, area lounge e sale conferenze, macchinette del caffè sempre disponibili, stampanti e schermi hd per presentazioni, in un ambiente che conserva lo stesso stile dell’hotel, con tanto di caminetto e vetrate affacciate sui boschi di abeti rossi. «È una zona aperta anche a professionisti e aziende che vengono dall’esterno», esemplifica il direttore. «Con 15 euro chiunque può affittare una postazione per tutto il giorno, con altri 15 euro si può pranzare nel nostro ristorante, in un ambiente che favorisce la concentrazione e anche le possibilità di fare networking».

Per ora la proposta workation sembra funzionare se è vero che in due anni gli ospiti che ne hanno approfittato sono stati più giovani (38 anni la media) e più internazionali (80 diverse nazionalità) e che nello scorso mese di ottobre il fatturato di questa clientela ha superato quella dei semplici turisti. Risultati che non sorprendono guardando come il Community Team dell’hotel sta lavorando per allargare il concetto di co-workation, animando e consolidando, intorno a questa esperienza, una comunità di digital nomads che resta in contatto anche dopo il passaggio da queste stanze. Li abbiamo incontrati durante i Community Days che ogni anno offrono ai partecipanti la possibilità di ritrovarsi e partecipare a workshop su temi comuni e trasversali, dal team building alla leadership, dalla sostenibilità all’inclusione. «L’aspetto più bello è vedere che il dialogo e lo scambio non sono sforzati, ma naturali», conclude Promberger. «So di partnership nate ai tavolini del bar e vedo persone scambiarsi consigli di lavoro mentre prendono il sole o guardano la neve immersi in piscina». © riproduzione riservata