Accelerazione del business nel quarto trimestre aveva promesso e accelerazione è stata. Circle Group comunicherà ufficialmente al mercato solo il 12 marzo i dati preliminari dell’esercizio 2025, ma il fondatore e ceo Luca Abatello già gongola: «Gli ultimi tre mesi dell’anno sono stati solidi e a dicembre abbiamo assistito a un’ulteriore accelerazione», avvenuta sfruttando due leve.
La prima è stata la pubblicazione sul sito del ministero dei Trasporti del decreto che approva l’elenco dei soggetti ammessi all’incentivo Login Business per la digitalizzazione delle imprese del trasporto e della logistica, destinato a tradursi in un ulteriore incremento del giro d’affari per l’azienda, considerati i molti clienti assistiti sul tema.
La seconda leva è quella dell’internazionalizzazione, che ha visto il gruppo genovese definire un nuovo progetto con Tunisia e Algeria, lanciare nuovi prodotti in Polonia e Romania nel settore dell’autotrasporto e partecipare a un bilaterale Italia-India a fine anno culminato in nuovi accordi commerciali tra i due Paesi.
In particolare, nel Centro-Est Europa il gruppo Circle sta mettendo a terra i frutti dell’acquisizione nel 2024 da Telepass di un ramo d’azienda specializzato in telematica e infomobilità per 6,2 milioni, oggi ribattezzato eXyond. Questa operazione, sottolinea Abatello, «ci ha permesso di essere tra i primi a lanciare servizi di comunicazione automatica di camion che entrano ed escono dai confini dell’Ue verso est. Servizi divenuti via via obbligatori perché permettono un dialogo continuo con le autorità durante i transiti transfrontalieri».
Nel conto economico la spinta osservata nell’ultima parte del 2025 si tradurrà in «un rafforzamento di molti basis point sulla marginalità lorda nel secondo semestre», indicatore che negli ultimi anni è oscillato tra 21 e 22,6%. Analogamente, dice il capo azienda, «è attesa in deciso miglioramento la posizione finanziaria netta», che a fine giugno era negativa per 0,8 milioni, in scia a buoni flussi di cassa che negli ultimi mesi hannoconsentito di autofinanziare gli investimenti sostenuti.
Nel frattempo la pmi innovativa torna a ragionare sulla possibilità di effettuare qualche acquisizione mirata, ipotesi che potrebbe concretizzarsi nella seconda parte d’anno, magari utilizzando le azioni proprie (circa il 3%) come parziale corrispettivo in offerte miste carta-cash. A differenza che in passato, nuove operazioni di crescita per linee esterne non servirebbero per ampliare uno dei mercati di riferimento quanto piuttosto per creare un presidio in una delle geografie in cui l’azienda opera.
«All’estero valutiamo possibili target tra 3 e 5 milioni di fatturato, ma in parallelo ragioniamo anche su piccole acquisizioni mirate in Europa, attorno al milione, in particolare su infomobilità e trasporto intermodale», spiega ancora Abatello. Il tutto cercando di mantenere una traiettoria di crescita composta (cagr) che negli ultimi dieci anni è stata del 25% (10% organica e 15% relativa all’m&a).
Rafforzandosi ulteriormente in ambito internazionale e cercando nei prossimi anni di posizionarsi come miglior player europeo e nell’area Mediterraneo, Circle punta a raggiungere entro il 2029 quota 50 milioni di fatturato.
Dimensioni che porterebbero anche un salto qualitativo a Piazza Affari, agevolando il passaggio di Circle dall’Egm allo Star. Tale trasloco «ci permetterebbe di attrarre ulteriore tipologie di investitori interessati alle medie imprese», destinati ad aggiungersi ad Algebris (5,13%) ed Eiffel Investment Group (10,77%) anche sulla spinta del nuovo Fondo Nazionale Strategico Indiretto (Fnsi) promosso dal Mef e gestito da Cdp, che punta a raccogliere fino a 1,5 miliardi da veicolare su small e mid cap italiane. Per un effetto traino anticipato (i fondi che hanno ottenuto l’ok a operare sotto il cappello di Fnsi inizieranno a farlo nelle prossime settimane) sta già cresscendo la liquidità sulle realtà a piccole e media capitalizzazione di Piazza Affari.
Circle rispetta già i parametri necessari a salto sullo Star: capitalizzazione tra 40 milioni e un miliardo, ultimi tre bilanci certificati, adozione di principi contabili internazionali, rispetto dei requisiti di corporate governance e flottante di almeno il 35%: i fondatori detengono il 50,76% mentre il resto è in mano al mercato. (riproduzione riservata)