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Piero Cipollone
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Cipollone (Bce): rischi dai tassi alti. La politica monetaria potrebbe diventare troppo restrittiva

04 settembre 2024, 21:30

Il membro del board Bce Piero Cipollone: l’Europa ha un disperato bisogno di investimenti e crescita. Vicino il taglio nella riunione del 12 settembre. Nagel (Bundesbank) contro gli acquisti di titoli di Stato quando i tassi sono a zero

La politica monetaria della Bce «rischia di diventare troppo restrittiva». Lo ha sottolineato ieri Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della Bce, in un’intervista a Le Monde. «Dobbiamo garantire che l’inflazione converga verso l’obiettivo del 2% senza frenare in modo non necessario l’economia, perché abbiamo un disperato bisogno di investimenti e di crescita in Europa. Ogni ritardo in questo campo ci pone in una posizione di grave svantaggio». Rispondendo a una domanda sul probabile taglio dei tassi di 25 punti base nella riunione del 12 settembre, Cipollone ha detto di augurarsi che «i dati permettano di continuare a essere meno restrittivi».

I tagli della Bce

I mercati considerano certa la riduzione dei tassi a settembre e dicembre, ma una parte degli operatori scommette su una sforbiciata anche a ottobre. Nei giorni scorsi il governatore francese François Villeroy de Galhau ha detto che la riduzione dei tassi sarebbe «giusta e saggia». Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, ha osservato che è «ragionevole aspettarsi che si vada verso un allentamento delle condizioni monetarie».

L’inflazione nell’Eurozona è scesa al 2,2% ad agosto, a un passo dal target, anche se il valore potrebbe aumentare nei prossimi mesi a causa di effetti base. I falchi Bce invitano alla cautela per la persistenza dell’inflazione nei servizi e nei salari.

L’aumento degli stipendi è comunque calato nel secondo trimestre. Cipollone ha osservato che «non dovremmo temere che i salari aumentino più velocemente dell’inflazione per un po’, dopo essere cresciuti a un ritmo più lento in precedenza. Altrimenti non vedo come si possa sostenere la ripresa e il rimbalzo della produttività. Non stiamo assistendo a una spirale salari-prezzi. Si tratta di un recupero naturale che è salutare per l’economia».

La frenata economica

Il membro Bce ha sottolineato che gli ultimi dati sulla fiducia di consumatori e imprese «non sono stati particolarmente incoraggianti». Inoltre gli investimenti restano «deboli»: questo fattore riduce la crescita potenziale e fa pensare che le imprese non credano in una forte ripresa.

Cipollone ha ricordato che l’Eurozona ha un problema di produttività: negli ultimi anni è stata la metà di quella degli Usa anche a causa dei bassi investimenti nelle nuove tecnologie. Le imprese europee restano piccole e non riescono a competere sui mercati globali: «Non stiamo sfruttando al meglio la nostra risorsa chiave: il mercato unico europeo. È un problema strutturale». Il banchiere centrale per esempio ha fatto notare che per comprare biglietti online degli ultimi Europei di calcio era necessario ricorrere a operatori americani (Visa o Mastercard) o cinesi (Alipay).

Un’altra mancanza dell’Europa riguarda i titoli di debito comune, considerati da Cipollone «un aspetto cruciale per il ruolo internazionale dell’euro». Quanto all’indebitamento pubblico, il membro Bce ha comunque ricordato che per gli Stati «la sovranità è a rischio con un debito eccessivo».

Bundesbank contro gli acquisti di titoli di Stato

Sui prezzi la battaglia della Bce è vicina alla conclusione. Anche il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha detto ieri alla Faz: «L’ondata di inflazione è alla fine». Nagel ha invece messo nel mirino gli acquisti di titoli di Stato della Bce, così come aveva fatto in precedenza il membro tedesco del board Isabel Schnabel: «Nella revisione della strategia dovremo esaminare il ruolo di misure come gli acquisti di titoli durante la fase di bassa inflazione». In particolare Nagel spinge per una «chiara definizione» delle operazioni quando i tassi sono a zero: «Non dobbiamo utilizzare troppo questo strumento», ha detto.

La posizione della Bundesbank è dovuta alle forti perdite sugli acquisti di bond tedeschi: Nagel ha detto che la Buba non avrà bisogno di aumenti di capitale ma trasferirà le perdite negli anni successivi. Sulla politica tedesca, Nagel si è detto a favore di una «moderata riforma» del freno del debito, mentre è «preoccupato» per gli appelli di Afd all’uscita di Berlino dall’Ue e dall’euro. (riproduzione riservata)



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