Chiara Sbarigia ha lasciato la presidenza di Cinecittà. Le dimissioni «irrevocabili», secondo quanto comunicato nella tarda serata di domenica 29 giugno, sono legate ai futuri incarichi della presidente.
Sbarigia intende «concentrare l’impegno nella presidenza dell’Associazione Produttori Audiovisivi (Apa)» e «sostenere la candidatura alla presidenza della Fondazione Maximo». Un addio accolto dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che le ha augurato «il meglio per i progetti che la attendono».
Intanto al Mic è già partita la macchina per individuare un sostituto. Anche perché i tempi sarebbero molto ristretti. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza il dicastero vorrebbe provare a trovare un nome entro metà luglio quando ci sarà un consiglio di amministrazione per la verifica della situazione economica di Cinecittà.
L’ipotesi più probabile è che si vada a pescare all’interno del board esistente e che si opti per un presidente ad interim. Come toto-nome è emerso quello di Isabella Ciolfi, consigliera di amministrazione di Cinecittà nonché consulente del sottosegretario Federico Freni al Mef. Figura che potrebbe essere ben accolta da Palazzo Chigi, il cui grande obiettivo è il rilancio degli studios romani.
Amato (M5S): «Giuli venga a riferire su caso»
Appare però impossibile guardare alle dimissioni come l’ultimo pezzo di un puzzle più complesso. E le opposizioni hanno già colto la palla. Il deputato del Movimento 5 Stelle, Gaetano Amato, ha già chiesto al ministro Giuli di andare in commissione a riferire su quanto sta accadendo a Cinecittà.
«Le dimissioni di Chiara Sbarigia non possono essere archiviate con un comunicato edulcorato. Si deve fare piena luce su quanto emerso nell’inchiesta portata avanti per primo da Thomas Mackinson sul Fatto Quotidiano: consulenze opache, contratti per garantire buona stampa e il ruolo ambiguo di figure vicine alla sottosegretaria Borgonzoni, come il suo sherpa Fabio Longo».
«Giuli ha avallato questo sistema o ha semplicemente deciso ora di cambiare cavallo nella guerra interna con Borgonzoni?», ha proseguito Amato. «Il legame diretto tra Longo e Sbarigia, confermato dal silenzio della stessa Sbarigia, mostra come si continui a usare Cinecittà come campo di battaglia tra fazioni di governo. Tutti hanno sempre taciuto sul mega conflitto d’interesse della Sbarigia, che Angelo Zaccone Teodosi, presidente di IsICult, denunciò già dall’anno scorso. E Giuli ci dica chiaramente se le dimissioni includono anche il ruolo di consulente della Borgonzoni, o se invece Sbarigia si è ben guardata dal mollare la zarina, mantenendo un piede ben saldo in quel ministero». (riproduzione riservata)