L’Asia si muove positiva, mercoledì, 17 ottobre, sulla scia di Wall Street grazie al fatto che gli utili societari hanno di nuovo superato l'aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro Usa. E quindi le azioni sono tornate a fare concorrenza ai bond.
Alle ore 7:20 italiane il Nikkei sale dell’1% circa, l’Hang Seng dello 0,7%, Shanghai dello 0,10%, mentre il petrolio Wti americano cede lo 0,2% a 86,5 dollari il barile e l’euro lascia sul terreno lo 0,14% a 1,0547. Il T bond Usa decennale vede il rendimento salire dal 4,75% di inizio sessione asiatica al 4,7%, mentre i futures sul Nasdaq si muovono in calo per ora (-0,11%).
Il tempo scorre per Country Garden per evitare il suo primo default su obbligazioni in dollari, dal momento che questa settimana il secondo maggior gruppo immobiliare cinese dopo Evergrande (anch’esso in crisi di liquidità) deve affrontare una scadenza sul pagamento degli interessi di un’obbligazione.
Il costruttore, diventato il simbolo della più ampia crisi del debito immobiliare cinese, deve infatti pagare una cedola di 15,4 milioni di dollari entro la fine di un periodo di grazia di 30 giorni (scatta quando una società non onora un debito), che va dal 17 al 18 ottobre, prima che si possa dichiarare ufficialmente il default.
L’amministrazione Biden sta perfezionando le regole che intendono tagliar fuori dalla Cina chip avanzati e sistemi per produrli, cercando di colmare le lacune che potrebbero aiutare Pechino a ottenere tecnologie all’avanguardia. Secondo Bloomberg, le ultime normative allo studio pare siano un tentativo di semplificare i limiti alle esportazioni annunciati lo scorso ottobre.
Le nuove regole rafforzerebbero i controlli sulla vendita di chip grafici per applicazioni di intelligenza artificiale e apparecchiature avanzate per la produzione di chip nei confronti delle società cinesi. La mossa stabilirà nuove linee guida per gruppi come Nvidia, che ha venduto una versione indebolita del suo processore di punta alle aziende cinesi per rispettare le regole attuali.
La Reserve Bank of Australia ha mantenuto invariato il tasso di interesse al 4,1% durante la prima riunione sotto la guida del nuovo governatore Michele Bullock, estendendo la pausa sui tassi per il quarto mese consecutivo. La mossa è stata in linea con le stime del mercato, con il consiglio che ha nuovamente affermato che l'inflazione ha superato il picco ma è ancora troppo alta e rimarrà tale per qualche tempo. Il board, secondo quanto emerso dalle minute della riunione di ottobre, ha avvertito che potrebbe essere necessario un ulteriore inasprimento monetario per riportare l’inflazione nell’intervallo target del 2-3% alla fine del 2025.
Il comitato ha ribadito che qualsiasi aggiustamento dei tassi dipenderà dall’evoluzione dell’economia e dei prezzi. Nel frattempo, l’economia è stata un po’ più forte del previsto nel primo semestre del 2023, nonostante stia ancora attraversando un periodo di crescita inferiore al trend che durerà per un po’ a causa di molteplici venti contrari in patria e all’estero, in particolare dalla Cina. Allo stesso tempo, il board prevede che la disoccupazione aumenterà gradualmente fino a circa il 4,5% alla fine del 2024.(riproduzione riservata)