Mercoledì 27 settembre i mercati azionari asiatici viaggiano nervosi, alle ore 7:30 italiane il Nikkei cede lo 0,26%, Hong Kong sale dello 0,65% e Shanghai dello 0,36% dopo un inizio settimana burrascoso a causa del possibile default di Evergrande, il colosso immobiliare cinese zavorrato dai debiti. Resta in detenzione l’ex ceo.
E di mercoledì è la notizia che Hui Ka Yan, il miliardario presidente della stessa Evergrande, è stato portato via a sua volta dalla polizia cinese (fatto avvenuto all'inizio di settembre) ed è monitorato in un luogo designato.
Secondo Walid Koudmani - Chief Market Analyst di XTB, «questi eventi hanno portato notevoli preoccupazioni riguardo all’immenso peso del debito nel settore immobiliare e alle potenziali implicazioni a lungo termine per la crescita economica della Cina. Ad aumentare la complessità c’è la detenzione dei dirigenti di Evergrande a causa del loro mancato rispetto degli obblighi nei confronti dei creditori. Fatto che aumenta ulteriormente l’incertezza che circonda il colosso immobiliare e i suoi effetti sul panorama finanziario, che potrebbero causare un effetto domino sui mercati globali».
Intanto in Australia l’inflazione accelera leggermente al 5,2% ad agosto, mentre i profitti industriali in Cina precipitano dell'11,7% nei primi otto mesi del 2023.
In marcia il petrolio Wti americano (+1,06%) a 91,35 dollari il barile, euro ancora in calo a 1,0559 (-0,13%), con il rendimento del T bond decennale stabile al 4,52%, ai massimi degli ultimi 16 anni, mentre i futures su Wall Street sono tornati positivi dopo una sessione in rosso. Quelli sul Nasaq salgono dello 0,2%.
I profitti realizzati dalle imprese industriali cinesi sono diminuiti dell’11,7% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 4.655,82 miliardi di yuan nei primi otto mesi del 2023, in un contesto di debole domanda interna ed estera e di persistenti pressioni sui margini. Il calo fa seguito al crollo del 15,5% nel periodo precedente e al calo del 4% nel 2022, con flessioni sia nelle imprese statali (-16,5% contro -20,3% in gennaio-luglio) che nel settore privato (-4,6% contro -10,7%).
Tra i 41 settori esaminati, i profitti sono diminuiti nella lavorazione dei combustibili (-68,9%), petrolio, carbone (-26,3%), fusione e laminazione di metalli ferrosi (-57,1%), prodotti chimici (-51,1%), metalli non ferrosi fusione e laminazione (-27,0%), prodotti minerali non metallici (-26,3%), trasformazione alimentare (-26,0%), apparecchiature informatiche, di comunicazione ed elettroniche (-20,6%), tessili (-15,0%), petrolio e prodotti naturali estrazione del gas (-10,8%) e industria dell'estrazione e lavaggio del carbone (-2,4%). Nel solo mese di agosto, i profitti industriali sono aumentati del 17,2% su base annua dopo il calo del 6,7% di luglio, sostenuti dai primi segnali di stabilizzazione economica.
Il round di finanziamento più ambizioso lanciato finora dalla Cina per sostenere l’industria dei semiconduttori fatica nelle fasi iniziali a raggiungere l’obiettivo di 300 miliardi di yuan (41 miliardi di dollari), a causa del difficile clima economico.
Pechino ha recentemente approvato un terzo round per il China Integrated Circuit Industry Investment Fund, noto anche come Big Fund, che è stato determinante nel promuovere la crescita del settore dei chip sin dalla sua creazione nel 2014 ed è servito come strumento chiave nella spinta del presidente Xi Jinping verso l’autosufficienza tecnologica.
Il fondo ha raccolto capitali rispettivamente di 139 miliardi e 200 miliardi di yuan nelle prime due fasi e ha supportato i campioni cinesi di chip investendo in ricerca e sviluppo.
Secondo il FT, il Ministero dell'Industria e dell'Information Technology, che guida l'iniziativa, ha incontrato difficoltà nel proporre il suo nuovo obiettivo ai governi locali e alle imprese statali, che stanno lottando con il rallentamento economico. (riproduzione riservata)