L’intervento del fondo sovrano di Pechino responsabile delle istituzioni finanziarie pubbliche nelle maggiori banche statali del Paese, un fatto che non avveniva da quasi dieci anni, ha mandato in visibilio le borse asiatiche. Alle ore 7:20 italiane di giovedì 12 ottobre, il Nikkei sale dell’1,7%, Hong Kong del 2%, Shanghai dello 0,8% mentre il petrolio Wti americano cede lo 0,4% a 83,16 dollari il barile nonostante l’incertezza della guerra in Israele. I futures sul Nasdaq sono positivi per lo 0,3%.
Le azioni delle quattro maggiori banche statali cinesi hanno corso giovedì dopo che Central Huijin, il fondo sovrano di Pechino responsabile delle istituzioni finanziarie pubbliche, ha ampliato le sue partecipazioni negli istituti di credito.
L’investimento di Central Huijn di oltre 477 milioni di yuan (63 milioni di dollari) è stato il primo acquisto di questo tipo dopo otto anni.
Le azioni di China Construction Bank, il secondo gruppo del Paese per asset, sono balzate del 3,6%. Anche le azioni di Industrial and Commercial Bank of China, Agricultural Bank of China e di Bank of China sono salite in seguito all’annuncio.
Central Huijin, che era già il principale azionista delle banche, continuerà ad aumentare le sue quote nei prossimi sei mesi, secondo le informazioni pubblicate mercoledì sera.
Giovedì l'indice del dollaro si è mantenuto intorno a 105,7 in un contesto di scambi modesti, mentre gli investitori attendono con cautela i dati sull'inflazione negli Stati Uniti, previsti nel corso della giornata, per raccogliere nuove informazioni sull'economia. L'indice è in ribasso anche da lunedì nonostante il fatto che i dati pubblicati mercoledì abbiano evidenziato prezzi alla produzione negli Usa aumentati più del previsto a settembre, con un'accelerazione sia del dato core che di quello principale.
Nel frattempo, i verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve hanno mostrato che la Banca centrale è destinata a mantenere i tassi di interesse a livelli restrittivi per «un po’ di tempo» per riportare l’inflazione entro il target previsto. Tuttavia, i funzionari della Fed hanno anche sottolineato che le incertezze sull’economia, sui prezzi del petrolio e sui mercati finanziari sostengono «la necessità di procedere con attenzione nel determinare la portata di un ulteriore rafforzamento della politica che potrebbe essere appropriato».
Quindi, la Federal Reserve è pronta a mantenere i tassi di interesse stabili alla prossima decisione del 1° novembre, ma i livelli dovrebbero rimanere elevati per «un po' di tempo» finché l'inflazione non tornerà al 2%, come suggerito dai recenti verbali della riunione del FOMC. I dati in arrivo aiuteranno a determinare se nei prossimi mesi è necessario un ulteriore incremento del costo del denaro. (riproduzione riservata)