In attesa dei dazi del presidente Usa eletto Donald Trump, la Cina apre il 2025 in forte ribasso, il peggiore dal 2016, dopo la pubblicazione del dato sulla produzione industriale. Alle ore 7:30 italiane di giovedì 2 gennaio, il Csi 300 perde oltre il 3%, l’Hang Seng il 2,13% e Shanghai il 2,8%. Il Nikkei, in Giappone, cede nel frattempo quasi l’1%. Lo yen sale dello 0,4% a 156,73, mentre i futures sul Nasdaq si muovono tonici (+0,7%) dopo un dicembre poco brillante.
Il Caixin China General Manufacturing Pmi (indice elaborato da Caixin, monitora soprattutto le imprese private) è sceso a 50,5 a dicembre 2024 (tutti i valori sopra 50 indicano espansione economica) da 51,5 di novembre, sotto le attese di mercato di 51,7 e segnando il terzo mese consecutivo di crescita dell'attività manifatturiera. Sia la produzione che i nuovi ordini sono aumentati a ritmi più lenti fra il calo dell'occupazione e della fiducia.
Le azioni cinesi registrato, giovedì 2 gennaio, il peggior inizio d'anno dal 2016, mentre gli investitori si preparano ad affrontare le incertezze economiche dopo la pubblicazione dei dati manifatturieri più deboli del previsto e un atteso aumento dei dazi. L'indice Csi 300 ha esteso i cali a oltre il 3% nelle contrattazioni pomeridiane, mentre l’Hang Seng China Enterprises è scivolato in avvio del 3,1% prima di ridurre il calo.
Le vendite arrivano dopo che le azioni cinesi hanno registrato il loro primo guadagno annuale lo scorso anno dal 2020. Gli investitori hanno indicato una serie di fattori alla base del sentiment cauto, tra cui il sondaggio sul settore manifatturiero elaborato da Caixin al di sotto delle stime.
Un forte calo del Csi 300 nell'ultima sessione di negoziazione del 2024 ha spinto l'indice sotto una soglia tecnica attentamente monitorata, portando probabilmente a ulteriori vendite da parte di alcuni fondi. Nel frattempo, diversi grandi titoli finanziari tra cui Industrial and Commercial Bank of China e Agricultural Bank of China «vengono scambiati ex dividendo, aumentando le perdite degli indici», riporta Bloomberg.
«Mentre aggiorniamo il portafoglio dei nostri fondi per il primo trimestre 2025, sembra molto più probabile che il rischio di ribasso sia molto maggiore del rischio di rialzo per la Cina», il commento di Xin-Yao Ng, direttore degli investimenti di abrdn Plc. Ci sono incertezze sui dazi, sui dati macroeconomici deboli e su una probabile pausa negli stimoli del governo cinese almeno fino ai meeting biennali di marzo, ha aggiunto l’esperto, riferendosi alla sessione legislativa di primavera. (riproduzione riservata)