La Russia sta cercando di frenare l’ondata di importazioni di veicoli cinesi che nel 2024 si sono moltiplicate per sette volte rispetto al livello del 2022, dal momento che le sanzioni a causa della guerra in Ucraina hanno tagliato fuori i marchi occidentali. Lo riporta la China Passenger Car Association.
Le case automobilistiche cinesi hanno invaso la Russia quando è iniziata la guerra commerciale con Stati Uniti, Ue, Canada, Turchia e Brasile. «I marchi internazionali in Russia sono stati completamente sostituiti dalle auto cinesi», ha commentato Cui Dongshu, segretario generale della CPCA, aggiungendo che «se la crisi russo-ucraina finirà, la pressione sulle case automobilistiche cinesi aumenterà drasticamente».
La Russia ha acquistato oltre 1 milione di veicoli cinesi l'anno scorso, assorbendo circa il 30% delle esportazioni di auto a benzina cinesi. Con l’effetto che Pechino detiene ora il 63% del mercato russo facendo scendere i marchi locali al 29%, secondo la CPCA.
Le autorità russe hanno iniziato a reagire. A gennaio, Mosca ha aumentato le cosiddette «tasse di riciclaggio», che funzionano in modo simile ai dazi, a 667.000 rubli (7.500 dollari) per la maggior parte delle autovetture, più del doppio del livello dello scorso settembre. Le tariffe sono destinate ad aumentare del 10-20% all'anno fino al 2030.
Secondo un'indagine russa, come riportato dal FT, tre importanti produttori di camion cinesi hanno violato gli standard di sicurezza con l’effetto che Mosca ha vietato la vendita del modello in questione. I funzionari hanno segnalato che potrebbero avviare nuovi controlli di conformità e test per i veicoli importati.
Gran parte del boom è confluito attraverso città di confine nell’area della Cina nord-orientale come Suifenhe. Le esportazioni verso la Russia da Suifenhe sono aumentate di cinque volte dal 2020 a quasi 14 miliardi di rubli (1,9 miliardi di dollari) l'anno scorso, rendendolo il polo commerciale più attivo della Cina con la Russia, escludendo petrolio e gas.
Chery, sostenuta da Pechino, è la principale casa automobilistica cinese in Russia, dove ha venduto 430.000 veicoli nei primi nove mesi del 2024, pari al 28% delle vendite totali in volume, secondo la CPCA. La società, che sta avviando l’ipo a Hong Kong, ha affermato di aver «generato notevoli ricavi dalle vendite in Russia» nei documenti di quotazione, ma ha poi aggiunto di voler ridurre le vendite in Russia per «mitigare i rischi di sanzioni».
L’Asia apre la settimana in maniera volatile sotto la sferzata dei dazi e della politica difensiva di Trump 2. Alla chiusura l’Hang Seng cedeva il 1,85%, Shanghai lo 0,2%, il Nikkei è positivo per lo 0,4%, mentre il Nasdaq crolla del 3,6% alle ore 16 italiane dopo che l’indice tech Usa ha perso il 2,6% venerdì.
I prezzi al consumo in Cina sono scesi dello 0,7% anno su anno a febbraio, oltre il calo atteso dello 0,5%, invertendo il trend di crescita (+0,5%) registrato a gennaio. Si ratta del primo dato di deflazione al consumo da gennaio 2024, a causa di un calo netto dei prezzi dei prodotti alimentari (come non si vedeva da 13 mesi. Nel frattempo, i prezzi alla produzione si sono ridotti del 2,2%, scendendo per il 29° mese e superando le previsioni di un calo del 2,1%.
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