L’Asia apre la settimana positiva, lunedì 14 aprile, dopo l’annuncio dell’amministrazione Usa venerdì che i dazi sul tech sono cancellati. Domenica sera, tuttavia, arriva dallo stesso presidente Usa, Donald Trump, un parziale retromarcia: tariffe su Big Tech solo sospese in via temporanea, perché la produzione deve rientrare dalla Cina negli States.
Alle ore 7:30 italiane il Nikkei sale del 2% circa, l’Hang Seng del 2,25%, Shanghai dello 0.7%. L’oro cede lo 0,2% a 3.238 dollari l’oncia, mentre il petrolio Wti americano perde lo 0,2% a 61,39 dollari il barile. Il T bond Usa decennale, nel frattempo, vede il rendimento salire al 4,468% (quindi il prezzo scendere). I futures sul Nasdaq sono in rialzo dell’1,6%.
Le esportazioni della Cina sono aumentate oltre le attese nel mese di marzo, nonostante le crescenti pressioni derivanti dai dazi statunitensi, che nel frattempo si sono trasformati in una vera e propria guerra commerciale.
In termini di dollari, le esportazioni sono cresciute del 12,4% su base annua, mentre le importazioni sono diminuite del 4,3%. Nei mesi di gennaio e febbraio, le esportazioni erano aumentate del 2,3%.
L’amministrazione Trump ha aumentato i dazi aggiuntivi sui beni cinesi fino al 20% a marzo, prima di dare il via a un’escalation di misure reciproche che ha portato le tariffe a superare ampiamente il 100% da entrambe le parti.
L’economia cinese ha fatto sempre più affidamento sulle esportazioni per sostenere la crescita, in un contesto segnato dal rallentamento del settore immobiliare e da una domanda interna debole, che Pechino sta cercando di stimolare.
Trump ha fatto capire che smartphone e altri prodotti elettronici di consumo importati dalla Cina saranno soggetti a dazi, infrangendo le speranze di un’esenzione per i colossi tecnologici statunitensi come Apple, Nvidia e Microsoft.
«Nessuno sarà esentato da squilibri commerciali ingiusti — soprattutto la Cina, che è di gran lunga il Paese che ci tratta peggio!», ha scritto il presidente Usa su Truth.
Venerdì, l’amministrazione americana aveva escluso telefoni, apparecchiature per la produzione di chip e alcuni computer dai dazi reciproci, in quella che era stata interpretata come una misura favorevole per il settore tecnologico, fortemente penalizzato dall’escalation avviata il 2 aprile.
Parlando domenica sera a bordo dell’Air Force One, Trump ha spiegato che lui e il suo team sono pronti a confrontarsi con le aziende, confermando che la Casa Bianca intende introdurre dazi sui semiconduttori. «Bisogna mostrare una certa flessibilità. Nessuno dovrebbe essere troppo rigido», ha affermato Trump, lasciando intendere che alcune categorie di beni potrebbero essere trattate in modo diverso, ma senza fornire ulteriori dettagli.
Alla domanda su quale sarà l’aliquota sui dazi per i semiconduttori, Trump ha risposto che verrà annunciata «nel corso della prossima settimana».
La banca centrale cinese ha lasciato indebolire lo yuan lunedì, mentre il Paese continua a fare i conti con l’impatto della politica tariffaria Usa. La People’s Bank of China ha fissato il tasso ufficiale di riferimento a 7,21 yuan per dollaro — il livello più debole dal settembre 2023 — all’interno della prevista banda di oscillazione del 2%. La valuta cinese ha toccato minimi pluriennali la scorsa settimana, in una mossa interpretata da alcuni analisti come un tentativo di compensare, almeno in parte, l’impatto dell’imponente dazio del 145% imposto dagli Stati Uniti sui beni cinesi.
Gli analisti di Goldman Sachs hanno tagliato le previsioni sui mercati azionari cinesi, citando il rischio crescente di «decoupling» (separazione) dagli Stati Uniti e avvertendo della possibilità di sfide sistemiche in caso di una separazione finanziaria tra le due potenze.
Gli esperti hanno tagliato il target a 12 mesi dell’indice CSI 300 del 4% a quota 4.300 punti, il che implica comunque un potenziale rialzo del 14% rispetto ai livelli attuali.
Goldman ha sottolineato come alcune misure interne da parte di Pechino — come stimolo fiscale, deregolamentazione, diversificazione commerciale e interventi sul mercato da parte del cosiddetto «team nazionale» — possano attenuare gli effetti negativi dei dazi.
Gli analisti hanno inoltre richiamato l’attenzione sul «rinnovato rischio di delisting dei titoli Adr cinesi (sono azioni cinesi quotate negli Usa, ndr), già menzionato nella politica America First Investment annunciata da Trump due mesi fa», nonché sullo scenario estremo di un divieto agli investimenti Usa nei mercati finanziari cinesi. Secondo le stime, una tale misura potrebbe causare vendite di titoli cinesi per un valore fino a 800 miliardi di dollari da parte di investitori statunitensi. (riproduzione riservata)