Mentre le borse cinesi sono chiuse per festeggiare il Capodanno, il Nikkei si muove brillante martedì 13 febbraio, l’indice giapponese finisce la corsa con un +2,9% raggiungendo nuovi massimi da 34 anni grazie a forti utili societari e a un indebolimento dello yen. Gli investitori ignorano per ora i dati negativi che arrivano dagli ordinativi di macchinari e restano in attesa dell’aggiornamento sull'inflazione negli Stati Uniti. Nel frattempo, i futures sul Nasdaq si muovono poco sotto la parità.
Gli ordini di macchine utensili in Giappone sono scesi del 14,1% su base annua a 110.881 milioni di yen a gennaio 2024, scivolando ulteriormente rispetto al minimo di 12 mesi del 9,6% del mese precedente, come hanno mostrato i dati della Machine Tool Builders’ Association.
L'ultimo dato segna il 13esimo periodo consecutivo di calo degli ordini, a causa della minore domanda sia interna (-29,7%) che estera (-6,2%). Su base mensile, gli ordini di macchine utensili sono calati del 12,8%.
Secondo gli strategist di Bank of America, i fondi che investono nelle azioni cinesi, sotto pressione da un paio di anni, hanno appena registrato i maggiori afflussi settimanali di sempre. La cifra record di 19,8 miliardi di dollari è infatti stata investita in fondi focalizzati sulle azioni cinesi nella settimana chiusa il 7 febbraio, una «pazzia probabilmente guidata dagli investitori sostenuti dallo Stato», secondo quanto riporta il team di BofA guidato da Michael Hartnett.
La cifra rappresentava la quasi totalità (20,8 miliardi di dollari, il massimo storico) di liquidità riversata nelle azioni dei paesi emergenti, spiegato gli analisti, citando i dati di EPFR Global.
La scorsa settimana si è assistito a un forte rimbalzo delle azioni cinesi continentali, l'indice CSI 300 ha registrato la sua settimana migliore dal 2022, allontanandosi dal minimo quinquennale toccato il 2 febbraio. Al contrario, i guadagni dell’indice MSCI China, che è più ponderato verso le aziende cinesi quotate a Hong Kong e negli Stati Uniti, sono stati più tiepidi.
La differenza è in parte determinata dall’acquisto da parte dello Stato di asset onshore. All'inizio della scorsa settimana, per esempio, il fondo sovrano Central Huijin Investment ha promesso di acquistare più azioni di tipo A.
Gli strategist di Goldman Sachs Group hanno stimato che gli acquisti statali di azioni cinesi onshore sono ammontati a 70 miliardi yuan (9,7 miliardi di dollari) il mese scorso, a gennaio.
Lo studio legale statunitense Latham & Watkins sta interrompendo l’accesso automatico ai database internazionali per gli avvocati con sede a Hong Kong, segnale che un più stretto controllo del territorio da parte di Pechino sta costringendo le aziende internazionali a ripensare il modo in cui operano in Cina.
Il secondo studio legale con i maggiori incassi al mondo, scrive l’FT, ha spiegato al personale che mentre Hong Kong avrà accesso per impostazione predefinita ai documenti cinesi, da questo mese non saranno in grado di vedere altri contenuti nei database internazionali senza specifica autorizzazione.
La decisione, spiega il Financial Times, sottolinea le crescenti difficoltà per le aziende estere che operano in una città, Hong Kong, che si è affermata come centro finanziario internazionale. Questo accade dopo che Pechino ha introdotto nuove leggi anti-spionaggio sui dati, che limitano i flussi di informazioni fuori dal Paese. (riproduzione riservata)