Dopo un’altra chiusura debole di Wall Street, appesantita dalle vendite sul tech (Tesla -4,5%), i mercati in Asia di muovono cauti. Intanto la BoJ ha lasciato i tassi invariati. Mercoledì 19 marzo il Nikkei chiude in calo dello 0,25%, l’Hang Seng si muove sopra la parità, mentre Shanghai cede lo 0,25%. I futures sul Nasdaq sono tornati a crescere (+0,2% circa) mentre gli investitori attendono la decisione della Federal Reserve sui tassi d’interesse e soprattutto la conferenza stampa del presidente Jerome Powell in serata (ore 19:00 in Italia).
Con la guerra dei dazi sullo sfondo e la paura dei mercati di un’economia Usa verso la recessione, il prezzo dell’oro ha toccato nel frattempo un nuovo massimo storico, con il metallo prezioso scambiato a 3.038,06 dollari l’oncia.
La Banca del Giappone (BoJ) ha mantenuto i tassi invariati allo 0,5% nella riunione di marzo, al livello più alto dal 2008, in linea con le aspettative del mercato. La decisione, presa all’unanimità, ha seguito il terzo rialzo della banca centrale avvenuto a gennaio ed è arrivata prima dell’annuncio di mercoledì della Federal Reserve.
Il consiglio ha adottato un approccio cauto, concentrandosi sulla valutazione dell’impatto dei crescenti rischi economici globali sulla fragile ripresa giapponese. La BoJ ha evidenziato le incertezze nel quadro economico interno, tra cui l’aumento delle tariffe statunitensi e le difficoltà derivanti dalle condizioni esterne. Pur avendo mostrato una ripresa moderata, l’economia giapponese ha ancora alcuni segnali di debolezza. I consumi privati sono cresciuti, sostenuti dall’aumento dei salari, sebbene le pressioni sui costi continuino a resistere. Tuttavia, esportazioni e produzione industriale sono rimaste per lo più piatte. L’inflazione si è attestata tra il 3,0% e il 3,5% annuo, trainata dall’aumento dei prezzi dei servizi. Le aspettative inflazionistiche sono cresciute moderatamente, con un cpi sottostante previsto in graduale rialzo.
Le esportazioni giapponesi sono aumentate dell’11,4% su base annua a febbraio 2025, registrando la crescita più rapida da maggio 2024 e accelerando rispetto al +7,3% di gennaio, grazie alla robusta domanda da Cina, Stati Uniti e dall’area Asean. Nel frattempo, le importazioni sono diminuite dello 0,7%, sotto le attese di un incremento dello 0,1% e segnando il primo calo da novembre. (riproduzione riservata)