I dati macro sono gli indicatori più importanti cui stanno guardando i mercati. E se ieri il settore servizi Usa, in tonica crescita, ha mandato Wall Street in rosso per timori di ulteriori rialzi dei tassi, giovedì 7 settembre l’Asia viaggia in netto calo a causa del crollo dell’export in Cina, soprattutto nei confronti degli Usa. Un chiaro indicatore che le divergenze politiche fra i due Paesi si stanno allargando.
Alle ore 7:30 italiane il Nikkei perde lo 0,66%, Hong Kong quasi l’1% e Shanghai lo 0,7%, mentre i futures sul Nasdaq indicano un calo dello 0,33%.
Le esportazioni cinesi sono diminuite dell'8,8% su base annua ad agosto 2023, il quarto mese consecutivo di calo, mentre le importazioni sono scese del 7,3%, il settimo calo quest'anno.
Sia le vendite che gli acquisti si sono ridotti meno del previsto, ma l’economia cinese rischia di non raggiungere l’obiettivo di crescita di Pechino del 5% circa per il 2023, in un contesto di peggioramento della crisi immobiliare, consumi deboli e pressione persistente sul settore manifatturiero.
Il surplus commerciale della Cina è sceso a 68,36 miliardi di dollari ad agosto 2023 rispetto a 78,65 miliardi di dollari nello stesso periodo dell’anno precedente, al di sotto delle previsioni di mercato di 73,9 miliardi di dollari.
Si è trattato del surplus commerciale più basso da maggio, con le esportazioni diminuite più delle importazioni in un contesto di domanda persistentemente debole sia da parte interna che estera. Le esportazioni si sono ridotte dell'8,8% su base annua, il quarto mese consecutivo di calo, migliore del consenso del mercato che prevedeva un -9,2%, mentre le importazioni sono diminuite del 7,3%, il sesto mese consecutivo di discesa, rispetto al consenso di un calo del 9%.
Considerando i primi otto mesi dell’anno, la Cina ha registrato un surplus commerciale di 553,4 miliardi di dollari, con le esportazioni in contrazione del 5,6% mentre le importazioni sono diminuite del 7,6%
Secondo l’US Census Bureau, la quota cinese di importazioni di beni negli Usa è scesa al livello più basso dal 2006 nei 12 mesi conclusi a luglio. Secondo i nuovi dati, la quota di merci importate provenienti dalla Cina è stata in media del 14,6% nello stesso periodo. Si tratta di un calo rispetto al picco del 21,8% registrato nei 12 mesi fino a marzo 2018, poco prima che l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump avviasse una guerra commerciale con Pechino.
Paesi come il Messico e il Vietnam hanno beneficiato del cambiamento, mentre le aziende americane riorganizzano le catene di approvvigionamento e gli Stati Uniti tentano di ridurre la dipendenza dell’economia dalla Cina.
L’ISM Services Pmi è balzato inaspettatamente a 54,5 ad agosto 2023, indicando la crescita più forte nel settore dei servizi da sei mesi, rispetto al 52,7 di luglio e alle previsioni di 52,5. Aumenti più rapidi sono stati osservati nell'attività commerciale (57,3 contro 57,1), nei nuovi ordini (57,5 contro 55), nell'occupazione (54,7 contro 50,7) e nelle scorte (57,7 contro 50,4). Anche le consegne dai fornitori sono aumentate (48,5 contro 48,1). (riproduzione riservata)