Dopo la buona sessione di Wall Street, innescata da un passo indietro del presidente Donald Trump sulla Cina, anche l’Asia viaggia tonica venerdì 25 aprile. Resta tuttavia una contraddizione di fondo tra le dichiarazioni dei due governi: Trump annuncia colloqui, Pechino li smentisce ufficialmente. Ma emergono indiscrezioni sulla possibilità che la Cina stia valutando di cancellare alcuni dazi.
Alle ore 7:30 italiane, il Nikkei balza dell’1,9%, l’Hang Seng sale dell’1,15%, Shanghai dello 0,15%, l’euro cede lo 0,5% a 1,1339, il T bond rende il 4,3% (in calo), mentre i futures sul Nasdaq sono positivi per lo 0,5%. Ma vediamo che cosa è accaduto nelle ultime ore fra Stati Uniti e Cina.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato giovedì che sono in corso colloqui commerciali con la Cina, smentendo apertamente le affermazioni delle autorità di Pechino. «Ci sono stati incontri stamattina… Non importa chi fossero i partecipanti, ma ci sono stati», ha detto Trump alla stampa. «Stiamo incontrando la Cina».
Tuttavia, la risposta cinese è stata netta: nessun dialogo economico o commerciale è attualmente in corso tra Washington e Pechino, secondo quanto affermato dal portavoce del Ministero del Commercio, He Yadong. Pechino ha ribadito che eventuali progressi nelle relazioni devono partire dalla rimozione delle misure unilaterali da parte degli Usa.
Venerdì mattina, però, verso la chiusura delle borse asiatiche, emerge l’indiscrezione secondo cui, la Cina potrebbe rinunciare ai dazi del 125% su alcuni prodotti statunitensi, secondo quanto riporta Bloomberg.
Anche il Ministero degli Esteri cinese ha confermato la posizione ufficiale: nessun colloquio in corso e disponibilità a negoziare solo in un contesto di parità e reciprocità. «Se gli Stati Uniti vogliono davvero risolvere la questione, devono eliminare tutte le misure unilaterali», ha dichiarato He Yadong.
La tensione è nuovamente salita ad aprile dopo che gli Stati Uniti hanno introdotto dazi del 145% su una serie di beni cinesi, cui la Cina ha risposto con contro-dazi del 125% e restrizioni alle esportazioni di minerali critici.
Il Segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha segnalato questa settimana la possibilità di un allentamento delle tensioni, ma la mancanza di coerenza nella comunicazione americana rende difficile valutare la direzione della politica commerciale Usa, secondo gli analisti.
«La Cina vorrebbe porre fine alla guerra commerciale, ma l’incoerenza delle politiche di Trump ha spinto Pechino a ridefinire le priorità», ha spiegato Yue Su (Economist Intelligence Unit). «Ora la strategia cinese punta su ciò che serve alla propria economia, non più su cosa richieda l’amministrazione Usa».
Diversi istituti finanziari hanno rivisto al ribasso le previsioni di crescita del Pil della Cina nelle ultime settimane, a causa delle tensioni con Washington. Secondo Jianwei Xu di Natixis, negoziati concreti potranno iniziare solo con una significativa riduzione dei dazi da parte americana (verso livelli pre-controversia, intorno al 20%). Ma dal punto di vista della Casa Bianca, una riduzione troppo marcata delle tariffe potrebbe sollevare domande scomode sull’efficacia dell’intera strategia di confronto. (riproduzione riservata)