L’Asia si muove in calo, martedì 11 marzo, non ai livelli del selloff di Wall Street, dove il Nasdaq ha perso il 4% secco in una giornata in cui i mercati hanno cominciato a prezzare l’ipotesi di una recessione Usa a causa dei dazi di Trump. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei cede lo 0,83%, Shanghai lo 0,73%, Hong Kong appena lo 0,22%. L’euro sale dello 0,23% a 1,0861, mentre i futures sul Nasdaq sono tornati poco sopra la parità.
Il Nasdaq 100 ha lasciato sul terreno lunedì 1,1 trilioni di dollari di capitalizzazione, con il settore tecnologico particolarmente colpito. Apple e Nvidia hanno guidato il calo, contribuendo a una perdita complessiva di 750 miliardi di dollari, entrambe le società in flessione del 5%.
Gli investitori cinesi stanno affluendo in massa sul mercato azionario di Hong Kong, con volumi di acquisto senza precedenti, mentre l’indice Hang Seng, particolarmente esposto ai titoli tecnologici, si avvicina ai massimi degli ultimi tre anni.
Lunedì, gli acquisti netti di azioni quotate a Hong Kong da parte di investitori della Cina continentale hanno raggiunto il record di 29,62 miliardi di dollari di HK (3,81 miliardi di dollari), secondo i dati di Wind Information.
Si tratta del valore più alto registrato da quando Hong Kong ha introdotto il programma di stock connect con i mercati della Cina continentale, che facilita l’accesso degli investitori locali a una selezione di titoli offshore. Il programma Shanghai Connect è stato avviato nel novembre 2014, seguito dallo Shenzhen Connect nel dicembre 2016.
Gli acquisti netti attraverso lo Shanghai Connect hanno raggiunto quasi 18 miliardi di HKD lunedì, mentre quelli tramite lo Shenzhen Connect si sono attestati a 11,63 miliardi di HKD. A beneficiarne di più, i titoli di Alibaba e Tencent quotati a Hong Kong – entrambi non negoziabili nei mercati della Cina continentale.
La scorsa settimana, il governo cinese ha ribadito l’orientamento a favore della crescita economica interna, delineando piani di sostegno all’innovazione tecnologica nel settore privato e annunciando un aumento del deficit fiscale fino al 4% del pil, un livello che si è visto poche volte nella storia del Paese, scelto per sostenere il consumo interno molto debole.
Intanto lunedì il team di strategia macro globale di Citi ha migliorato la valutazione sulle azioni cinesi, portando l’indice Hang Seng China Enterprises a overweight, mentre ha abbassato il giudizio sulle azioni statunitensi a neutral.
«Uno dei principali motivi per cui non avevamo puntato sulle azioni cinesi era il rischio legato alle tariffe», hanno spiegato gli analisti. «Tuttavia, al netto di questo fattore, riteniamo che il potenziale del settore tecnologico cinese sia evidente. DeepSeek ha dimostrato che la tecnologia cinese è ormai allineata, se non superiore, agli standard occidentali, nonostante le restrizioni sulle esportazioni. Questo è stato confermato dalla pubblicazione sul mercato di Hunyuan di Tencent, un generatore di video basato sull’intelligenza artificiale, e di QwQ-32B di Alibaba», hanno aggiunto. (riproduzione riservata)