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Chip: ecco i titoli che possono crescere

27 novembre 2022, 23:40 Ultimo aggiornamento: 23:44

Prima la decisione del famoso miliardario Warren Buffett, tramite il suo fondo Berkshire Hathaway, di investire nel colosso Taiwan Semiconductor, poi la notizia, riportata da Reuters all'inizio della settimana, della volontà dell'Unione europea di destinare 45 miliardi di euro alla produzione di chip, continuano a mantenere alta l'attenzione verso un settore strategico, quello dei semiconduttori, oggetto di forti tensioni fra Stati Uniti e Cina, perché dal suo destino dipende quello di molte altre industrie, dai pc all'automobilistico. Attualmente la produzione di chip in Europa rappresenta solo l'8% della capacità globale, in calo rispetto al 24% nel 2000, ma grazie ai nuovi piani l'Unione europea spera di arrivare al 20% entro il 2030. Un traguardo per ora lontano. Anche negli Stati Uniti, il Chips and Science Act, il piano da 52 miliardi voluto dal presidente Joe Biden non ha placato le preoccupazioni, vista la forte dipendenza da Taiwan che produce circa il 50% dei semiconduttori a livello mondiale e il 90% dei semiconduttori innovativi.

 

Uno scenario di mercato così complesso ha inevitabilmente forti riflessi sull'andamento dei titoli del settore a Wall Street, azioni che da gennaio hanno perso molto terreno. Ai prezzi attuali molti analisti ritengono però che le maggiori società del settore siano sottovaluate, anche se a fronte di molti rischi. A questo proposito, Denny Fish, responsabile della gestione della strategia Global Technology and Innovation di Janus Henderson, mette in evidenza che «le valutazioni, le stime di consenso e le aspettative degli investitori sui titoli dei semiconduttori sono diminuite significativamente dall'inizio dell'anno, creando un interessante profilo di rischio/rendimento a lungo termine per singoli titoli. Per contro, vi è il rischio di un deterioramento della domanda in settori come i data center e l'automotive, che finora si sono dimostrati più resilienti, nonché il pericolo che ci voglia più tempo per smaltire le scorte in eccesso nelle catene di fornitura di pc e smartphone». Il fund manager al momento preferisce mantenere un'esposizione equilibrata tra titoli del settore informatico/computer, analogico e dei semiconduttori, tra cui Amd, Nvidia, Texas Instruments, Analog Devices, Asml e Lam Research, in considerazione della loro esposizione a fattori di crescita pluriennali come il cloud computing, l'intelligenza artificiale e i veicoli elettrici. Le società di semiconduttori esposte ai mercati finali incentrati sui consumatori (Qualcomm, Intel e Micron Technology) continuano invece a fare i conti con una domanda più debole e un eccesso di scorte nella catena di fornitura.

 

La selezione dei titoli è un aspetto cruciale. I semiconduttori tradizionali sono «niente più che una commodity (più passa tempo meno costano) per cui noi consigliamo di investire non solo nei chip tradizionali, ma soprattutto su quelli innovativi ad alto valore aggiunto come quelli inseriti nelle schede grafiche e di calcolo utilizzate per la blockchain e i big data» dice Carlo De Luca, responsabile asset management di Gamma Capital Markets. Fra i titoli da lui preferiti ci sono Taiwan Semiconductor, Nvidia, Amsl, Marvell s Microchip Technology. In particolare, Taiwan Semiconductor è il più grande produttore mondiale di chip semiconduttori, con una quota di mercato superiore al 53%. «Buffet è noto per l'acquisto di società con prospettive favorevoli nel lungo periodo, caratterizzate da una forte redditività e un bilancio sano. Gli ultimi risultati rilasciati mostrano guadagni positivi, grazie a un fatturato trimestrale di 20,2 miliardi di altri, un aumento del 36% su base annua. Mentre l'industria dei semiconduttori ha subito una battuta d'arresto negli ultimi mesi, Tsmc ha mostrato una grande resilienza durante l'ultimo trimestre, il che è un segnale forte che ha fondamentali superiori grazie alla sua indiscussa leadership tecnologica» mette in evidenza il gestore di Gamma. In conclusione, a suo parere, «tutti i produttori di semiconduttori stanno affrontando problemi di breve, ad esempio Nvidia da un lato sta soffrendo la crisi delle crypto (poiché è la casa che produce la maggior parte delle schede grafiche che servono per minare) dall'altro la discesa di fatturato del cloud computing». In ogni caso, il problema di base resta il fatto che al momento tutto il mondo dipende da Taiwan. (riproduzione riservata)



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