La tripla B sta stretta all’Italia. Il mercato l’ha capito, le agenzie di rating no. È questo il pensiero condiviso da politici ed esponenti di spicco del panorama finanziario italiano nel corso del 51° Forum Ambrosetti. Il tema è stato sollevato da MF-Milano Finanza, insomma, ha messo tutti d’accordo a Cernobbio.
«Ci sono le condizioni perché i nostri rating si consolidino e si rafforzino», ha confermato l’ex premier Enrico Letta. «Anche perché gli altri Paesi stanno facendo peggio di noi, quindi significa che l’Italia può ambire ad avere una situazione più solida».
«Assolutamente sì. L’Italia merita la promozione del rating dall’attuale livello BBB», afferma la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, ai microfoni di Class Cnbc, puntualizzando di ritenere che «sia un dato di fatto che in questo momento, attraverso la stabilità di governo e quella dei nostri conti, stiamo dando anche stabilità e prospettiva al nostro Paese».
«Sono più che d’accordo» che non basti la tripla BBB come giudizio sul rating sull'Italia. «Anche perchè questo rating da tempo non rispecchia l’effettiva solidità finanziaria dell’Italia, ma soprattutto è palesemente in ritardo rispetto a quanto valutano i mercati», ha ribadito Gian Maria Gros-Pietro, sempre ai microfoni di Class Cnbc. «Lo spread in diminuzione significa che i mercati non credono più che il valore e la solidità del debito pubblico italiano sia distante da quella di altri Paesi europei», ha concluso il presidente dI Ca’ de Sass.
«L’Italia che continua ad avere la tripla B oggi è completamente diversa dal Paese tripla B di 10 anni fa. È chiaro che qualcosa deve cambiare sotto questo punto. Purtroppo le procedure delle società di rating sono particolarmente lente e macchinose in questo senso», ha infine ribadito Giovanni Bossi, founder e ceo di Cherry Bank, sottolineando, come Gros-Pietro, che «il mercato l’ha già scontato, tant’è che oggi sulle scadenze da due a cinque anni il debito pubblico italiano costa meno di quello francese. Solo a dieci anni siamo più o meno pari. Siamo anche sui minimi dello spread con la Germania».
Solo dall’ultima asta di Btp a 7 e 30 anni il Tesoro ha incassato 18 miliardi di euro con una domanda che ha superato qualsiasi aspettativa: 217 miliardi. A riprova dell’attrattiva della carta italiana, gli investitori esteri si sono aggiudicati più del 70% dei titoli.
Con Piazza Affari, scrive MF - Milano Finanza, tra le migliori performer dell’anno - pur rimanendo ancora a sconto (p/e) rispetto alla media storica e all'EuroStoxx, e con lo spread Btp-Bund ai minimi dal 2015 (un tesoretto da 13 miliardi secondo Unimpresa) - la percezione del rischio Paese si è ridotta notevolmente anche rispetto ad altri grandi emittenti europei, Francia in primis. Fitch, Moody’s e Dbrs hanno tutte assegnato al Bel Paese un outlook positivo, mentre S&P e Scope restano più prudenti (stabile).