Sono 84 gli emendamenti (sulle 323 totali) al decreto Bollette ritenuti inammissibili ossia in contrasto con deliberazioni precedenti o non essere pertinenti all'argomento della discussione. Questo ha deciso l’esame in commissione Attività produttive della Camera.
Tra le proposte saltate, almeno per ora in attesa di vedere se i deputati presenteranno dei ricorsi, ci sono due tra le principali a firma di Fratelli d’Italia, che di fatto sono tentativi di riproporre attraverso gli emendamenti al dl Bollette proposte scartate in altri provvedimenti legislativi.
Da un lato, è stata dichiarata inammissibile la norma a firma Silvio Giovine (FdI) che prevedeva l'introduzione del meccanismo dello sconto in fattura per il bonus elettrodomestici e l'eliminazione del riferimento alla classe energetica B come soglia minima di efficienza per i beni incentivabili. Il requisito, introdotto dalla manovra 2025, rischia di penalizzare il Made in Italy perché ci sono pochi prodotti di aziende nazionali in quella fascia.
Dall’altro lato, risulta inammissibile anche la proposta del deputato Riccardo Zucconi di Fratelli d’Italia di rimandare l’entrata in vigore dell’obbligo a carico delle imprese di stipulare polizze catastrofali dal 31 marzo al 31 ottobre 2025. L’obiettivo era di «consentire il superamento dell'emergenza energetica senza ulteriori oneri per le imprese».
Etichetta di inammissibilità anche per diverse proposte emendative bipartisan al decreto Bollette. Si parte da quelle che chiedevano l’introduzione di misure volte a promuovere la concorrenza e l’integrazione dei mercati all’ingrosso del gas. Nello specifico, si tratta di tre proposte identiche di FI (a prima firma Squeri), Pd (a prima firma prima Pandolfo) e Lega (a prima firma Andreuzza), degli identici emendamenti Pd (a prima firma Peluffo), Lega (a prima firma Andreuzza), Iv (a prima firma Del Barba) e FdI (a prima firma Zucconi), e degli identici emendamenti FI (a prima firma Squeri) e FdI (a prima firma Zucconi).
Saltano inoltre le proposte che chiedevano di introdurre un contributo per gli enti locali per far fronte al caro energia. Nello specifico, si tratta degli emendamenti presentati da Pd (a prima firma Gnassi), FdI (a prima firma Lancellotta), Misto (a prima firma Manes), Azione (a prima Benzoni), Avs (a prima firma Ghirra), M5s (a prima firma Pavanelli) e Noi moderati (a prima firma Cavo), nei quali si chiede l’istituzione «nello stato di previsione del ministero dell'Interno di un fondo con una dotazione massima di 340 milioni di euro per l'anno 2025, da destinare per 300 milioni di euro in favore dei Comuni e per 40 milioni di euro in favore delle città metropolitane e delle province». Nelle proposte di Pd, Misto, Azione, Avs, M5e e Noi moderati si parla di un contributo agli enti locali finalizzato a «garantire la continuità dei servizi erogati», mentre in quella di Fdi si specifica che si tratta di «garantire la continuità dei servizi energetici erogati».
E ancora sono state ritenute inammissibili gli emendamenti che miravano all’introduzione di incentivi per la riconversione dei container alimentati a gasolio attraverso l'adozione di sistemi di propulsione a batteria elettrica. Nello specifico, si tratta di tre identiche proposte di modifica arrivate da Forza Italia (a prima firma Mazzetti), M5s (a prima firma Pavanelli) e Lega (a prima firma Toccalini). (riproduzione riservata)