La stagione delle trimestrali per il settore tech è entrata nel vivo con la pubblicazione nella notte dei risultati del terzo trimestre da parte di Facebook. Alphabet e Microsoft saranno i prossimi. Dai primi dati è emerso quanto siano numerose le sfide per le compagnie tecnologiche non solo nel breve, ma anche nel lungo termine. Certo le opportunità in questo mondo variegato, che va dai software ai social media, sono enormi. Di tutto ciò si è parlato nella roundtable di oggi "Tech companies q3 earnings and their long term impact", organizzata da Carmignac, società francese di asset management. Tanti i temi toccati, a partire proprio dalla lettura dei dati del terzo trimestre del 2021.
Secondo Nicholas Hancock, analista specializzato in tecnologia, media e telecomunicazioni di Carmignac, sono essenzialmente tre i fattori di particolare importanza attualmente per gli investitori. Il primo e più impellente elemento da considerare è l’impatto dell’inflazione e dei problemi della supply chain sugli utili e sull’outlook delle aziende. Particolarmente preoccupante è la carenza globale dei semiconduttori, che sta rallentando tutti gli attori della filiera produttiva e continuerà a frenare le performance aziendali tech nel 2022. In aggiunta, un’altra questione rognosa maggiormente legata ai giganti dei social media, come Snap e Facebook, è il recente aggiornamento della privacy sui dispositivi iOS da parte di Apple. Questa mossa della società di Cupertino rischia di sollevare un altro vento contrario per il fatturato e i profitti di questo sottosettore tecnologico, visti gli effetti negativi sulla proficua attività delle vendite pubblicitarie digitali. Il secondo elemento da tenere d’occhio nelle trimestrali è l'andamento delle compagnie che hanno brillato durante la pandemia. Società come Zoom e Peloton sono stati i maggiori beneficiari dei lockdown, ma è lecito aspettarsi una normalizzazione della crescita nel 2021 e nel 2022. Il mercato è dunque chiamato a testare la sostenibilità di tali modelli di business, monitorando soprattutto l’andamento della base clienti, sulla scia del ritorno alla normalità. In terzo luogo, gli investitori guarderanno da qui in avanti al grado di consolidamento delle tendenze strutturali emerse a partire dal 2020. Se le imprese dal comparto retail a quello sanitario continueranno a fare scelte strategiche in termini di digitalizzazione e automazione, le compagnie software, in particolare quelle che forniscono servizi di cloud computing e di cybersicurezza, saranno i maggiori motori e beneficiari di questa trasformazione.
Altre questioni sorgono nel lungo periodo. L’ambiente in cui si sono mossi e sviluppati i gruppi tecnologici potrebbe cambiare radicalmente. Innanzitutto, i tassi d’interesse sono destinati ad aumentare man mano che la fase espansiva del ciclo economico si rafforza. "L’impatto di tassi più alti sui titoli growth dipende dal driver sottostante", ha dichiarato durante la roundtable David Older, responsabile del team azionario di Carmignac. Per il gestore, infatti, condizioni finanziarie più stringenti dovute a migliori prospettive di crescita non danneggiano il settore tech. Ma quando la politica monetaria diventa più restrittiva in risposta ad un’inflazione galoppante (ed è questo per Carmignac il panorama corrente), la reazione delle compagnie dipende dal loro potere di determinare i prezzi e assorbire i maggiori costi. E le imprese tech, soprattutto quelle software, sono ben posizionate per farvi fronte. Confrontando l’andamento dell’indice Msci growth con quello dei rendimenti dei Treasury a 10 anni, si nota come il primo abbia continuato la sua corsa in presenza di rendimenti più elevati. In ogni caso, Carmignac prevede un marcato rallentamento della crescita globale degli utili per azione: dal 43% nel 2021 all’8% nel 2022 e al 7% nel 2023. In Europa l’incremento degli eps dovrebbe ridursi in maniera ancora più accentuata: dal 54% quest’anno al 5% nel 2022 e al 7% nel 2023. (riproduzione riservata)