Ha citato il «whatever it takes» di Mario Draghi il presidente Carlo Cimbri, per spiegare che gli obiettivi del piano 2025-2027 di Unipol, che prevedono dividendi cumulati in crescita a 2,2 miliardi (+72% sul precedente triennio) e utili di gruppo per 3,4 miliardi, saranno raggiunti a prescindere dal contributo delle banche partecipate.
E se dovesse arrivare un’offerta «commovente per rilevare la Popolare di Sondrio (dopo quella annunciata da Bper, ndr) valuteremo», ha aggiunto Cimbri commentando le voci di mercato che parlano dell’olandese Ing che avrebbe dato mandato a un advisor di studiare una possibile operazione.
Di certo aver investito nella Banca Popolare dell’Emilia Romagna (con una quota arrivata oggi al 24,6%) e in Banca Popolare di Sondrio (con il 19,7% delle azioni) ha fatto molto bene al bilancio del gruppo assicurativo di Bologna. Quel miliardo di euro speso per acquisire in questi anni le azioni dei due istituti vale oggi più di tre volte, con una plusvalenza implicita di 2,5 miliardi.
Mentre al 31 dicembre scorso il risultato ante imposte che arrivava dal consolidamento pro quota di Bper e Sondrio ha fruttato a Bologna 393 milioni, che si sono aggiunti ai 330 milioni dell’anno prima. Non solo. Aver rafforzato il legame con le banche tramite quote azionarie ha dato forte spinta anche al business, favorendo la crescita della distribuzione bancassicurativa.
Se nel 2022 le polizze Vita distribuite negli sportelli bancari dei due istituti rappresentavano il 36% del totale collocato dal gruppo, alla fine del 2024 la percentuale era salita al 44% e salirà ancora da qui al 2027 fino al 46%. «Anche se il prossimo sarà il triennio dove investiremo di più sulla rete agenziale», ha sottolineato l’amministratore delegato Matteo Laterza presentando il nuovo piano venerdì 28 marzo, «gli spazi di crescita dal canale bancario, che ha tra l’altro una maggiore redditività, sono ampi sia nel Vita sia nel Danni».
Al 2027 dal canale bancario sono attesi in particolare 3,4 miliardi di premi vita, rispetto al totale di 7,4 miliardi, con una quota pari appunto al 46% e sempre dagli sportelli, a fine piano, dovrebbero transitare 1 miliardo di premi Danni, raddoppiando rispetto alla fine del 2024, arrivando ad una quota del 9,4%, rispetto al 6% attuale.
«Abbiamo creduto nelle banche 5 o 6 anni fa quando gli altri scappavano», ha sottolineato Cimbri ma guardando al futuro piano ha anche aggiunto che «non possiamo fare affidamento sulle banche e i risultati promessi al mercato da Unipol, dividendi compresi, saranno raggiunti in qualunque tipo di scenario».
Prima dell’estate è atteso intanto l’avvio dell’ops di Bper sulla Popolare di Sondrio (dove c’è un terzo del cda di quest’ultima da rinnovare il 30 aprile e Unipol che deve ancora decidere se presentare una propria lista). «L’operazione più naturale possibile in un mercato di lupi» l’ha definita Cimbri riferendosi indirettamente alle ops bancarie che si registrano nel settore, da quella di Unicredit su BancoBpm a quella di Mps su Mediobanca.
Un’operazione, quest’ultima, che chiama in campo la stessa Unipol che detiene poco più del 2% del capitale di Piazzetta Cuccia. «Valuteremo alla fine del periodo se aderire all’offerta», ha aggiunto Cimbri tornando a chiedere un «compromesso danese» (ovvero una riduzione dell’assorbimento di capitale) anche per le assicurazioni che controllano le banche, mentre oggi la facilitazione vale solo per gli istituti che controllano compagnie.
Con o senza extra cedole delle banche, la sfida di Unipol sarà anche ridurre lo sconto che la penalizza in borsa rispetto agli altri grandi assicuratori europei nonostante nel 2024 il titolo abbia guadagnato il 140%.
Durante la conferenza stampa per presentare il nuovo piano Cimbri ha aperto anche ad un possibile ritorno in Ania di Unipol da dove è uscita 10 anni fa. «Potremmo stare bene altri 90 ann» ha ironizzato aggiugendo però che «con l’arrivo del nuovo presidente Giovanni Liverani, si potrebbe tornare a discuterne, anche ma serve un cambio di governance. «Quando Unipol ha preso la decisione di uscire (più di 10 anni fa, ndr)», ha spiegato Cimbri, lo ha fatto perché la governance dell'associazione non rispondeva piu' ai cambiamenti del mercato italiano. Ania è sempre stata a guida Generali, ha anche sottolineato, ma nel frattempo lo scenario è cambiato, a partire appunto dall'accresciuto peso delle altre compagnie sul mercato assicurativo tricolore, con la crescita di player di spessore italiani e stranieri, e 'penso che il nuovo presidente sia perfettamente consapevole di questo aspetto», ha concluso. (riproduzione riservata)