????Il Canada prepara una svolta storica nella politica di difesa: aumento della spesa militare fino al 5% del pil entro il 2035 e rilancio dell’industria nazionale, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza dai fornitori statunitensi. Una doppia mossa - strategica e industriale - che, secondo il Financial Times, rappresenta la più significativa espansione militare di Ottawa dalla Seconda guerra mondiale.
Il documento strategico, in pubblicazione martedì 17 febbraio, si inserisce nella campagna “Buy Canadian” e punta a rafforzare la filiera domestica della difesa: la quota di appalti assegnati a imprese canadesi dovrebbe salire dall’attuale 50% al 70%, generando oltre 5,1 miliardi di dollari canadesi di ricavi aggiuntivi l’anno e fino a 125.000 nuovi posti di lavoro nell’arco di dieci anni.
Il piano sarà presentato dal governo guidato dal primo ministro, Mark Carney, come «un nuovo modo di fare affari nel procurement della difesa». L’obiettivo è esplicito: ridurre la dipendenza da fornitori esteri, in primis statunitensi, e favorire la nascita di «campioni nazionali» in un settore considerato sempre più critico per la sicurezza e la competitività del Paese.
La spinta arriva in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche e commerciali. Dazi, attriti nelle catene di fornitura e un rapporto con Washington meno prevedibile hanno riacceso il dibattito interno sull’autonomia industriale canadese, spingendo Ottawa a proteggere e ricostruire capacità produttive considerate strategiche.
Già nel bilancio federale 2025 il governo aveva messo sul tavolo 81,8 miliardi di dollari canadesi in cinque anni per il rafforzamento delle Forze Armate, il rinnovamento delle infrastrutture militari e il sostegno alla base industriale della difesa. Il nuovo piano rappresenta un’accelerazione ulteriore, soprattutto sul fronte della politica degli appalti.
Tra le novità figura la creazione di una Defence Investment Agency, incaricata di centralizzare e semplificare gli acquisti militari, rendendo più accessibile il sistema per le imprese locali e migliorandone la competitività anche sui mercati internazionali. Secondo il vice ministro della Difesa, Stephen Fuhr, la riforma potrebbe contribuire a riportare in Canada posti di lavoro manifatturieri persi in altri settori sotto pressione per la concorrenza estera.
L’aumento della spesa si inserisce nel nuovo quadro delineato dalla Nato, che al vertice del 2025 ha fissato per gli alleati l’obiettivo del 5% del pil in difesa entro il 2035, superando la soglia del 2% che aveva guidato la politica militare occidentale negli ultimi anni. Una linea che Carney aveva anticipato già al World Economic Forum di Davos, parlando di una «frattura dell’ordine internazionale» e della necessità per le potenze medie di rafforzare cooperazione e capacità autonome. Se attuato pienamente, osservano gli analisti, il piano canadese potrebbe ridisegnare il ruolo del Paese nell’industria della difesa occidentale, riequilibrando nel lungo periodo il rapporto tra integrazione transatlantica e sovranità industriale. (riproduzione riservata)