Gianni Di Giovanni (Eni) è stato eletto presidente della Camera di Commercio Italiana in Cina, la più grande e antica tra le camere italiane all’estero, che ha rinnovato il board per il biennio 2026-2028. Già national vice president della European Union Chamber of Commerce in China, guiderà l’associazione in una fase di crescente complessità per le imprese straniere nel Paese.
Il contesto è segnato da un progressivo riassetto dei flussi commerciali globali. Nel 2025 le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti sono scese del 20%, a circa 420 miliardi di dollari, con un peso sull’export totale ridotto al 10% (dal 15%), minimo dagli anni ’90. Nei primi mesi del 2026 il calo prosegue (-11% su base annua), segnalando un disaccoppiamento ormai strutturale.
Allo stesso tempo, il commercio complessivo cinese continua a crescere: +5,5% nel 2025, con un surplus record di 1.200 miliardi di dollari (+20%). La riallocazione dei flussi premia soprattutto i mercati emergenti: Africa (+25,7%), Asean (+13,4%), India (+12,7%) e Hong Kong (+15%), sempre più hub di intermediazione.
In Europa la dinamica è più stabile: le esportazioni cinesi verso l’Ue sono cresciute dell’8,5% nel 2025, a 560 miliardi di dollari, con una quota sostanzialmente invariata intorno al 15%. L’Italia segue questo trend: export cinese oltre i 60 miliardi di dollari, in crescita a doppia cifra, ma con un peso stabile (2-2,5%). Più che i volumi, cambia la composizione degli scambi, con un aumento dei prodotti a maggiore contenuto tecnologico e legati alla transizione energetica.
Il programma di Di Giovanni si concentra su tre priorità: rafforzare l’allineamento con il livello europeo per un’advocacy più efficace, aumentare il supporto alle pmi sui territori e promuovere una lettura più equilibrata del mercato cinese verso imprese e headquarters. «In un contesto in evoluzione, la Camera deve essere più utile, concreta e influente per i propri associati», ha dichiarato Di Giovanni. (riproduzione riservata)