L’industria europea mostra segnali di ulteriore flessione, aggravando le preoccupazioni per l’economia su cui peserà nei prossimi mesi il pieno effetto delle strette Bce. Secondo i dati pubblicati ieri, la produzione industriale in Germania è scesa dello 0,4% a ottobre (-3,5% su base annua), portandosi al livello più basso da agosto 2020. Il dato ha sorpreso gli analisti che si aspettavano una ripresa dello 0,2%.
«Il settore industriale tedesco soffre per la combinazione di alti prezzi dell’energia, debolezza della domanda estera e condizioni di finanziamento meno favorevoli», ha osservato Commerzbank, secondo cui il calo della produzione industriale è in linea con le aspettative di una nuova contrazione (e quindi di una recessione) dell’economia tedesca nel quarto trimestre. «Alla luce della scarsa fiducia delle aziende e della debolezza degli ordini al momento non ci sono molti elementi che facciano pensare a una rapida inversione di tendenza, almeno per l’industria», ha aggiunto Commerzbank.
Anche per Capital Economics il quinto calo mensile consecutivo della produzione suggerisce che «l’industria sarà di nuovo un freno all’attività economica nel quarto trimestre e contribuirà a far cadere la Germania in una recessione tecnica». Hsbc ha osservato che la produzione tedesca nei settori ad alta intensità energetica è scesa «ai minimi dalla riunificazione» e che «il trend negativo dell’industria probabilmente continuerà nel 2024».
La Germania sarà così una zavorra per l’Eurozona. L’intera area euro, dopo la contrazione del pil dello 0,1% nel terzo trimestre, potrebbe finire in recessione nel quarto. Da cinque trimestri l’economia europea è ferma, mentre quella americana è cresciuta oltre le attese. I dati della produzione industriale sono stati deboli a ottobre anche in Francia (-0,3%) e Italia (-0,2% mensile, -1,1% su base annua secondo i dati Istat).
Per la Germania in particolare non si vedono all’orizzonte motivi di ottimismo, ma al contrario ragioni per un possibile peggioramento dell’economia. Il governo è in difficoltà dopo la bocciatura della Corte Costituzionale tedesca ai piani per trasferire 60 miliardi di spesa dal fondo per il Covid a quello per il clima: la manovra è stata giudicata dai giudici un tentativo di aggirare il «freno del debito» che impedisce un deficit strutturale oltre lo 0,35% del pil. Spd e Verdi vorrebbero salvare le risorse per il clima ma il ministro delle Finanze liberale Christian Lindner, in crisi di voti, si oppone a una nuova eccezione al freno del debito. La Germania rischia di dover tagliare gli investimenti nonostante l’ampio spazio fiscale e la necessità di rinnovamento dell’economia.
Anche la domanda dall’estero dovrebbe diminuire, sulla scia del rallentamento di Usa e Cina. Inoltre la Germania, come gli altri Paesi dell’Eurozona, pagherà il conto della stretta monetaria Bce voluta dai falchi tedeschi nel consiglio direttivo, nonostante il calo dell’inflazione. Nei giorni scorsi Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo Bce, ha iniziato a cambiare rotta e non ha escluso tagli dei tassi nella prima metà del 2024, dopo aver evidenziato a lungo l’esistenza di un presunto «ultimo miglio» difficile sull’inflazione (smentito dai dati). Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha continuato negli ultimi giorni a sottolineare i rischi al rialzo per il carovita e a minacciare persino nuovi aumenti dei tassi. Schnabel e Nagel insistono per una restrizione ulteriore attraverso lo stop ai reinvestimenti di titoli del piano pandemico Pepp.
Ora però le strette Bce si stanno rivelando eccessive per la Germania e per l’Eurozona. I mercati scontano tagli molto significativi dei tassi a partire da marzo, per un totale dell’1,5% nel 2024. Dopo Bnp Paribas e Deutsche Bank, anche Goldman Sachs ha indicato una prima sforbiciata ad aprile (con rischi su marzo), seguita da tagli dello 0,25% in tutte le altre riunioni del 2024. Così i tassi sui depositi scenderebbero dall’attuale 4% al 2,25% a inizio 2025.
Ieri intanto il vicepresidente della Vigilanza Bce Frank Elderson ha evidenziato che Francoforte userà di più lo strumento delle sanzioni: le multe saranno mantenute fino a quando le banche non si adegueranno alle indicazioni Bce, come sta avvenendo già sui rischi climatici. (riproduzione riservata)