Da oltre tre anni l’Ucraina è vittima di un’invasione ma non per questo ha spento il motore della sua economia, ovviamente anche potendo fare affidamento sul supporto dell’Occidente. Proprio questa resilienza (+3,6% nel 2024) è nota agli investitori internazionali, tanto che otto stranieri su 10 sono interessati a investire in Ucraina. E il 20% è pronto a farlo prima ancora che finisca il conflitto. Questo emerge dalla ricerca condotta dal Global Business for Ukraine e dalla European Business Association.
Alla luce dei dati del quarto Rapid Damage and Needs Assessment (pubblicato congiuntamente da Governo ucraino, Banca Mondiale, Commissione Ue e Onu) è evidente quali settori offrano più opportunità nell’immediato. I danni subiti dall’Ucraina hanno raggiunto i 170 miliardi di euro. I settori più colpiti sono l’edilizia residenziale con oltre il 13% del patrimonio abitativo distrutto o danneggiato e più di 2,5 milioni di famiglie coinvolte; e i trasporti e le infrastrutture, con danni diretti pari a 18,1 miliardi, con 25.000 km di strade, 340 ponti danneggiati e il 50% della rete ferroviaria distrutti. Di conseguenza dei 506 miliardi necessari per la ricostruzione dell’Ucraina, almeno 81 miliardi servono per il settore abitativo, 75 miliardi per i trasporti e 12,6 miliardi per lo smaltimento delle macerie.
Per gli investitori stranieri i settori più attraenti sono i servizi (30%), i trasporti e le infrastrutture (25%), le costruzioni (19%) e l’energia (17%), stando all’indagine Eba- Gb4U. È ancora presto per guardare ad opportunità in Ucraina in altri settori, più connessi alla vita quotidiana senza missili che cadono. Bisogna partire dalle fondamenta di un Paese: «Strade ed edifici non sono mere costruzioni ma abilitatori della ripresa, della coesione sociale, della resilienza», ha sottolineato Piero Petrucco, presidente della Federazione dell’industria europea delle costruzioni e vicepresidente dell’Ance, chiudendo i lavori del convegno «The Green Reconstruction Of Ukraine» organizzato dall’Associazione.
Per cogliere al massimo le opportunità del mercato ucraino della ricostruzione serve però «muoversi subito prima della pace, prima che la concorrenza acceleri. Per di più ciò non richiede un notevole impiego di capitali immediato che metta a rischio i capitali delle imprese o una significativa esposizione finanziaria, ma richiede presenza in loco, preparazione strategica e le giuste partnership», ha commentato a MF-Milano Finanza, Bogdan Yarmolenko, Cmp di EY Ucraina all’evento sul tema della società di consulenza e analisi.In particolare le imprese italiane «con la loro capacità tecnica e la flessibilità che deriva da dimensioni aziendali più contenute, possono giocare un ruolo importante, stringendo accordi, alleanze e JVs con altri operatori domestici e internazionali, che devono essere però pianificati sin da ora», ha aggiunto Marco Daviddi, managing partner di EY-Parthenon Italia e presidente di EY Engeneering & Tecnical Services Italy. L’investment opportunity index dell’Ucraina, visibile sul sito di Sace, segna ancora un 12 su 100. (riproduzione riservata)