I riacquisti di azioni proprie continuano a sostenere le azioni europee nonostante l’incertezza macroeconomica persistente. Il ritmo di esecuzione è solido, guidato dal settore finanziario, seguito dai comparti energetico e industriale, e rimane ampia capacità residua dopo gli annunci record dell’estate con metà dei programmi di buyback del 2025 ancora non eseguiti.
Emmanuel Makonga, strategist di Barclays, ha notato che le aziende che eseguono riacquisti superiori al 10% dei volumi giornalieri (si veda la tabella sotto) hanno costantemente sovraperformato da giugno. E luglio è stato il mese più forte mai registrato per gli annunci di buyback con 49,5 miliardi di euro grazie soprattutto ai settori finanziari, beni di consumo e pharma.
L’esecuzione ha accelerato ad agosto, sebbene i volumi siano stati leggermente inferiori alla media post-Covid. «Con quasi la metà dei programmi 2025 ancora non eseguiti, questo è un sostegno continuo», afferma Makonga il quale si aspetta nuovi lanci di buyback nel quarto trimestre del 2025, con i settori finanziario ed energetico ritenuti i più attivi verso fine anno.
Norvegia, Regno Unito e Portogallo hanno registrato i rendimenti totali più alti, mentre Finlandia, Norvegia e Svizzera detengono la maggior capacità non ancora eseguita. La Francia è in piena crisi politica, con la riapertura dei dibattiti sul bilancio che ha riportato in auge la questione della tassazione dei buyback e l’aliquota dell’8% annunciata lo scorso anno sembra aver già comportato una riduzione degli annunci di riacquisti di azioni proprie. Comunque, le condizioni del credito per quanto riguarda le imprese non sono state influenzate dai titoli di Stato volatili né dalle preoccupazioni fiscali.
Tra i maggiori riacquisti in corso in relazione alla capitalizzazione di mercato figurano Mediobanca, British American Tobacco, London Stock Exchange, Royal Unibrew, Intercontinental Hotels, Balfour Beatty, Convatec, Freenet, Signify, Lloyds Banking e Next, tutti da completare entro la fine dell'anno.
Inoltre, il contributo dei buyback ai ritorni agli azionisti è significativo. I riacquisti effettuati dall’inizio dell’anno hanno generato un rendimento dell’1,3% per l’indice Stoxx 600, rappresentando circa il 40% del rendimento totale per gli azionisti. Le revisioni al ribasso degli utili per azione sono calate, il che è positivo per i ritorni di capitale. «Il nostro paniere delle società che hanno in corso buyback ha continuato a sovraperformare. L’ultimo ribilanciamento ci ha portato ad aumentare l’esposizione verso finanza, energia e utilities, riducendo, invece, consumi discrezionali, industria e tecnologia», conclude Makonga.
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