Lo spread fra Btp e Bund si assesta a 199 punti, venerdì 20 ottobre, dai 207 dei giorni scorsi, mentre i mercati aspettano l’aggiornamento del rating di S&P Global sull’Italia (BBB, outlook stabile) che sarà pubblicato in tarda serata, dopo la chiusura di Wall Street. I numeri presentati nella Nadef, la nota di aggiornamento del Def (Documento di Economia e Finanza), prevedono un rapporto debito/Pil del 140,2% nel 2023 e del 140,1 per cento nel 2024.
L’agenzia americana sarà seguita da DBRS (27 ottobre), Fitch (10 novembre) e Moody's (17 novembre, che valuta l'Italia a un livello sopra la categoria non-investment grade, con outlook negativo).
Lo scorso aprile, S&P aveva confermato il rating BBB con outlook stabile, ricorda Luigi De Bellis, co-head Ufficio Studio Equita, in un report sui Btp che milanofinanza.it ha letto in anteprima. L’outlook era stato ridotto da positivo a stabile nel luglio 2022, quando S&P aveva affermato che il rating sarebbe potuto andare sotto pressione a causa del «peggioramento dell’outcome fiscale» e di uno «shock inflazionistico prolungato, insieme ad una crescita debole», ricorda l’analista.
De Bellis sottolinea che «non è atteso un downgrade del rating, ma è possibile che l’outlook passi da stabile a negativo, il che potrebbe portare ad un leggero allargamento dello spread», nelle attese dell’esperto di circa 10 punti base dagli attuali 202 punti, dal momento che «l'inflazione è persistente, il deficit è più alto e la crescita attesa più bassa rispetto allo scorso anno».
Il 27 ottobre si esprimerà DBRS, che sei mesi fa ha lasciato invariato il rating BBB high con outlook stabile. Il 10 novembre toccherà a Fitch, che a maggio aveva ribadito il rating BBB con outlook stabile. «La data importante sarà il 17 novembre, giorno in cui si conoscerà la valutazione di Moody’s. A maggio, l’agenzia ha rinviato l’aggiornamento del rating, attualmente fissato a Baa3 con outlook negativo, con il rischio di un declassamento del debito italiano a junk (spazzatura, grado speculative, ndr)».
I rating sono «fondamentali per l'inclusione negli indici dei titoli di Stato e per l'eleggibilità come garanzia presso la Bce», ricorda De Bellis. Per essere considerati elegibili presso la Bce, è sufficiente che «almeno una delle quattro principali agenzie di rating (S&P, Fitch, Moody's, DBRS) mantenga il rating investment grade». Anche in caso di declassamento a junk, tuttavia, «non si verifica alcuna modifica al fattore di ponderazione del rischio (RWA) relativo ai titoli di Stato nel calcolo del capitale delle banche», conclude l’analista.
«Il peso del debito italiano detenuto all’estero si è notevolmente ridotto,», ricorda Lorenzo Batacchi, portfolio manager di Bper Banca e membro Assiom Forex.
Infatti, più della metà del debito pubblico dell’Italia è detenuta dalla Banca d’Italia e dalle banche del nostro Paese: su 2.815 miliardi, le banche e la Banca centrale hanno in pancia 1.415 miliardi di euro. Il dato, che rappresenta il 50,3% del totale, segna un incremento di due punti e mezzo percentuali nel confronto con quello di fine 2021. È quanto emerge da una ricerca condotta dal Centro Studi di Unimpresa (Unione Nazionale di Imprese).
Il dato relativo Bankitalia segna un aumento rispetto al 22% del 2021 mentre nel caso del comparto bancario, che deteneva il 25,8%, si registra una riduzione.
«Se il debito pubblico è di circa 2.800 miliardi e all’estero detengono attorno al 25%, sono pur sempre 700 miliardi. Se anche ne venisse venduto il 20% per effetto di un eventuale downgrade da parte delle agenzie di rating, si tratterebbe pur sempre di 140 miliardi di vendite… sembrano tante», riprende Batacchi. Vale però la pena ricordare, aggiunge l’esperto, che non tutti gli indici costringerebbero chi li usa a vendere i Btp in caso di downgrade.
Gli analisti di Ubs confermano venerdì la posizione positiva sui Btp, iniziano nel contempo ad analizzare gli effetti di una eventuale bocciatura. In quel caso «non ci sarebbero implicazioni immediate sulle operazioni di rifinanziamento della Bce perché questo fatto richiede che l’Italia mantenga almeno un rating di tipo investment grade da parte di una delle quattro principali agenzie (Moody’s, S&P, Fitch e DBRS), che pensiamo sia probabile».
Inoltre, sarebbe necessario «più di un downgrade da parte delle tre principali agenzie di rating (Moody’s, S&P e Fitch) per escludere le obbligazioni italiane da un importante indice obbligazionario, come il Bloomberg Euro-aggregate Treasury Index. In un potenziale scenario di declassamento del credito, soprattutto a quello non investment grade».
Ubs ritiene che lo spread dei Btp/Bund «probabilmente si allargherebbero ai livelli visti a luglio 2022 a circa 250 punti base, che ha coinciso con il downgrade dell’outlook dell’Italia da parte di S&P dopo le dimissioni di Draghi». Anche l’impatto di una modifica dell’outlook dell’Italia da negativo a stabile da parte di S&P, Fitch o DBRS aggiungerebbe pressione sugli spread dei Btp ma gli analisti ritengono «che sarebbe più contenuto, nell’intervallo 10-20 punti base». (riproduzione riservata)