Il titolo Brunello Cucinelli viaggia ancora in rosso a Piazza Affari dopo l’attacco degli hedge che ha fatto perdere il 17% nella sola giornata di giovedì. Venerdì 26 settembre, il gruppo dell’extra lusso italiano parte con un calo del 9% per poi cercare di assestarsi ad un -3,4% a 82,18 euro attorno alle ore 10 per 5,6 miliardi di capitalizzazione. Negli ultimi due giorni il titolo perde circa 1,4 miliardi di euro. Il volume degli scambi, nota il terminale Bloomberg, balza di 31 volte rispetto alla media degli ultimi 20 giorni. Il gruppo ha toccato i massimi lo scorso febbraio a 130,8 euro e ora si trova distante del 40%, ai livelli del 2023.
Che cosa è successo da attivare questo veloce selloff? E come stanno reagendo gli analisti? La scorsa settimana l’FT ha pubblicato le accuse dell’hedge fund Pertento Partners secondo cui Brunello Cucinelli avrebbe continuato a operare in Russia in violazione delle sanzioni europee sul settore del lusso. E ieri Morpheus Research ha pubblicato un report in cui, dopo tre mesi di indagini – con interviste a ex dipendenti e partner, analisi dei dati commerciali e visite ai negozi Cucinelli in Russia – sostiene che il gruppo italiano del lusso avrebbe «aggirato le sanzioni e fornito agli investitori informazioni fuorvianti sulla reale portata e legalità delle proprie operazioni in Russia».
Cucinelli ha replicato con una nota ufficiale, dichiarando la piena conformità alle normative Ue. E ha spiegato che il personale fornisce, su richiesta dei clienti finali, solo un servizio di assistenza negli showroom, utilizzando prodotti legalmente spediti in Russia entro i limiti fissati dalle regole europee, oltre agli stock consegnati prima dell’entrata in vigore delle sanzioni. Cucinelli ha poi precisato che gli spazi dedicati al marchio all’interno di strutture multimarca restano operativi in conformità con la normativa Ue, con forniture limitate esclusivamente alle parti di collezione consentite dai valori soglia (300 euro, il prezzo massimo del produttore verso il venditore, che non corrisponde a quello finale al cliente).
La società ha aggiunto che i controlli effettuati dall’Agenzia delle Dogane italiana hanno confermato la piena regolarità delle procedure e che non sono pervenute segnalazioni da dogane estere che possano far pensare a triangolazioni commerciali. Infine, ha ricordato che l’incidenza del mercato russo sul fatturato è scesa dal 9% del 2021 all’attuale 2%, mentre il valore delle esportazioni verso la controllata russa è passato da 16 milioni di euro nel 2021 a 5 milioni nel 2024.
Gli analisti di Banca Akros sospendono venerdì il giudizio sul titolo e il prezzo obiettivo su Brunello Cucinelli, in attesa del rilascio di una opinione qualificata da parte dell’attuale revisore (PWC) o di un altro auditor indipendente sul tema. Gli specialisti ricordano che secondo la normativa vigente, la violazione delle regole europee sulle esportazioni verso la Russia potrebbe comportare sanzioni penali, con una detenzione fino a sei anni e multe comprese tra 25.000 e 250.000 euro (articolo 20 del decreto legislativo 221/2017).
Oddo BHF taglia il giudizio su Brunello Cucinelli a neutral da outperform e il target price a 83 euro, il 2,4% in meno rispetto al valore precedente.
Equita Sim conferma il rating hold e il prezzo obiettivo di 103 euro. Qui gli analisti sottolineano che il valore di 300 euro indicato sui prezzi in Russia è riferito al «valore di trasferimento, quindi approssimabile al prezzo wholesale dei prodotti» a cui Cucinelli applica probabilmente «un markup sul mercato locale mediamente di 3 volte».
Del report di Morhpeus, la Sim milanese mette in evidenza il «magazzino strutturalmente elevato» e la «scontistica aggressiva per ridurre l’eccesso di merce invenduta, con potenziale danno per l’immagine e il posizionamento del marchio». Oltre al fatto che il marchio «sta sperimentando un progressivo aumento dei costi di affitto ex-IFRS16, con conseguente trend declinante dell’ebitda».
Il report, notano gli esperti, «è piuttosto dettagliato e circostanziato, anche se a volte tendenzioso e pretestuoso». Riguardo alle vendite in Russia, la società ha diffuso un comunicato chiarendo che: dall’inizio del conflitto, la società ha scelto di mantenere inalterata la struttura locale continuando a garantire salari pieni ai dipendenti e venditori e onorare i contratti di affitto. In una mail ad analisti e investitori la società ha chiarito che i tre negozi diretti del «gruppo su strada sono chiusi. Il personale locale delle boutique chiuse è impegnato in attività di vendita one-to-one, su richiesta del cliente finale, presso lo showroom del marchio, utilizzando prodotto regolarmente spedito in Russia secondo i limiti Ue». Gli spazi dedicati al marchio all’interno dei negozi multi-brand, invece, rimangono operativi. Ai partners wholesale la società continua a fornire prodotti entro i limiti di prezzo Ue.
L’incidenza del mercato russo sul fatturato di gruppo si è ridotta di oltre due terzi rispetto al 2021 risultando oggi intorno al 2% per un ammontare quindi nel 2024 vicino, suppone Equita, a 30 milioni, di cui circa metà retail (corrispondenti ai 5 milioni di esportazioni verso la filiale russa indicate dalla società) e metà wholesale.
Quanto all’alto livello del magazzino è un elemento strutturale del modello di Cucinelli «e noto al mercato (29% su fatturato 2024, 31% la media a 10 anni) e in gran parte giustificato dal diverso segmento in cui opera il gruppo (85% abbigliamento) rispetto alla maggior parte dei concorrenti quotati (concentrati su pelletteria o capospalla, e con magazzino su fatturato al 15-20%)». L’assenza di articoli continuativi e la presenza delle taglie implica per l’abbigliamento la necessità di un maggiore stock di prodotto e una maggiore percentuale di invenduto a fine stagione. L’incidenza del magazzino per Cucinelli è più simile infatti a quella del gruppo Zegna (27% del fatturato).
Per lo stesso motivo, ragiona Equita, e a seguito dell’esposizione più elevata al canale multimarca (anche questo, aspetto noto della strategia del gruppo), è frequente trovare articoli Cucinelli in sconto presso rivenditori terzi, «senza che questo abbia finora intaccato l’esclusività e il posizionamento del marchio». L’aumento dei costi di affitto è il riflesso della strategia del gruppo che prevede l’ampliamento della rete di negozi (3-4 nuove aperture all’anno e altrettanti ampliamenti/rinnovi) con anche una crescente porzione degli spazi dedicati all’ospitalità.
L’ebitda margin ex-IFRS16 è stato del 18,6% nel primo semestre 2025, è atteso al 18,7% nel corso dei 12 mesi, non lontano dalla media di 19,5% a 3 anni ed è comunque superiore al 17% pre-Covid. Alla fine, conclude Equita, «l’elemento potenzialmente nuovo e più fastidioso per il titolo tra i contenuti del report in questione e legato all’ipotesi che Brunello Cucinelli abbia aggirato i limiti all’import in Russia imposti dall’Ue. La società sta valutando intanto azioni legali a tutela della sua reputazione». Il titolo viaggia ora a 37 volte il rapporto prezzo/utile atteso al 2026 rispetto ad una media di 49 volte a 3 anni.
Secondo alcuni desk operativi contattati da milanofinanza.it, a vendere sarebbero soprattutto i fondi Esg in attesa di una conferma da parte terza che il gruppo del lusso italiano non ha violato la norma sulle sanzioni Ue in Russia.
David Pascucci, Market Analyst di Xtb, ragiona sula fatto che, «se dal lato fondamentale abbiamo ottime performance, dal punto di vista borsistico la situazione é diametralmente opposta. Dai massimi annuali il titolo ha perso oltre il -40% andando a testare i minimi del 2024. Su base settimanale la situazione risulta pessima, con una forte accelerazione al ribasso dovuta ad un ribasso del -17,3% in un solo giorno dovuta alle voci sul commercio con la Russia». Questa dinamica tecnica «non é buona e potrebbe aprire le porte ad un ribasso ancor piú duraturo qualora non dovessimo vedere reazioni tra area 70-80 euro per azione, livelli tecnicamente validi per un supporto di lungo periodo».
Il report di Morpheus, ragiona Intermonte, mescola accuse di natura diversa, «scollegate tra di loro ma l’unica che ci sembra degna di nota è quella legata all’operatività in Russia».
Il valore di 5 milioni dei beni importati «ci sembra coerente con il dato, riportato da Morpheus, che il business in Russia generi ricavi retail per 15 milioni». Stando alle indicazioni della società (ricavi in Russia pari al 2% del totale), questo implica che il «business wholesale possa valere ulteriori 10-15 milioni di ricavi. Ci auguriamo che i prossimi giorni serviranno a fare chiarezza su questa vicenda»,concludono gli analisti che confermano il rating neutral e il prezzo obiettivo di 113 euro su Brunello Cucinelli. (riproduzione riservata)