Nelle settimane caldissime del risiko bancario italiano Jp Morgan cresce nel capitale di Bper. Il colosso americano ha aumentato la propria partecipazione potenziale nell’istituto modenese portandosi molto vicino al 10%. Solo il 2,1% rappresentano diritti di voto riferibili ad azioni, mentre il resto è diviso tra obbligazioni (1,8%) ed equity swaps (il 5,8%).
Nel frattempo, la banca Usa ha anche spiegato cosa vuole fare di questa partecipazione. O meglio, cosa non vuole farci: «Non abbiamo in programma – scrivono – di acquisire il controllo o di influenzare in altro modo la gestione della società». In ogni caso, Jp Morgan e le sue affiliate «agiscono da sole» e «non è parte di alcun patto parasociale in relazione» a Bper, «né di alcun altro accordo in relazione ai diritti di voto» e non ha intenzione di proporre l'integrazione o la rimozione dei vertici della banca.
Quanto alla quota posseduta, per Jp Morgan è «connessa alla fornitura di liquidità, all'esposizione o alla copertura derivanti da operazioni con i clienti nell'ambito di prodotti in contanti o derivati».
L’intervento di Jp Morgan si inserisce nelle settimane più calde del risiko bancario. Lunedì 16 prenderà il via l’ops di Bper su Popolare di Sondrio, con chiusura prevista, salvo proroghe, l’11 luglio. Nella City milanese, intanto, c’è chi sussurra che anche la scalata silenziosa di Jp Morgan possa essere un nuovo tassello nel mosaico del consolidamento bancario. La banca americana, infatti, potrebbe muoversi per conto di un istituto italiano. Quale? Tra le ipotesi circola il nome di Unicredit, anche se il gruppo guidato da Andrea Orcel è già impegnato su più fronti e, almeno per ora, non sembra intenzionato ad aprire nuove partite di M&A. (riproduzione riservata)