Il Ftse Mib chiude a 35.554 punti, in rialzo dello 0,6%, mettendo a segno la seconda miglior performance in Europa dopo Madrid (+0,8%). In vetta al listino Banco Bpm, che guadagna il 2,6%, seguito da Tim (+2,5%) e Banca Popolare di Sondrio (+2,3%). Chiudono il paniere delle blue chip Amplifon (-2,4%), Ferrari (-1,4%) e A2a (-1,2%). Fuori dal Ftse Mib De Nora chiude in rialzo dell’8,9% grazie ai conti 2024. Spread Btp/Bund a 105 punti, minimo da settembre 2021. Positive anche le altre borse europee, con Francoforte e Parigi che avanzano dello 0,2%. Poco mossa Londra, mentre Wall Street prosegue contrastata.
All’avvio delle borse americane, che partono miste (il Dow Jones cede lo 0,1% mentre S&P 500 e Nasdaq aprono in rialzo), il Ftse Mib viaggia a 38.483 punti (+0,4%) e anche le altre borse europee scambiano sopra la parità (debole Londra, -0,1%). A Piazza Affari brilla Interpump (+2,8%), seguita da Tim, Leonardo e Banco Bpm.
Fuori dal listino principale corre De Nora (+10,2%) dopo la pubblicazione dei conti del 2024, chiuso con ricavi in crescita dello 0,7% a 862,6 milioni. L’ebitda rettificato al 31 dicembre 2024 scende a 157,4 milioni (-8,8%), con un margine del 18,2% (20,2% nel 2023), al di sopra della guidance 2024 (17%) grazie alla performance positiva di tutti i segmenti di business. La posizione finanziaria netta al 31 dicembre 2024 mostra disponibilità per 67,1 milioni, in linea con il dato 2023 grazie a una generazione di cassa operativa pari a 118 milioni che, oltre a finanziare gli investimenti, ha coperto la distribuzione di dividendi per 24,4 milioni ed il completamento del piano di buy back avviato nel 2023 per 26 milioni.
Torna il sereno su tutti i mercati europei, anche Francoforte, con i future statunitensi positivi (+0,14% quello sul Dow Jones e +0,29% quello sull’S&P500). Milano spunta un +0,56% a 38.542 punti alle 14:15 con Tim, Leonardo, Mediobanca tra i migliori, Interpump recupera terreno dopo lo scivolone post conti 2024.
Il prezzo del Brent scivola dello 0,24% a 75,05 dollari al barile con le esportazioni di greggio del Kazakistan che potrebbero essere ridotte del 30% per un massimo di due mesi attraverso il suo principale oleodotto a causa dei danni provocati da un attacco di droni ucraini. L'oleodotto, che passa per la Russia, trasporta il petrolio dal Kazakistan ai mercati mondiali, dove viene pompato da un gruppo di aziende globali, tra cui le major statunitensi Chevron ed Exxon Mobil. Il Kazakistan produce circa l'1% della fornitura globale di petrolio.
A parte Francoforte (-0,17%), i mercati azionari europei cercano di riprendersi dai minimi intraday. Piazza Affari viaggia da sola e guadagna lo 0,43% a 38.491 punti alle 12:25 grazie alla spinta di Banco Bpm e di Tim che salgono del 2% entrambe.
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Non è da meno Leonardo con un +1,69% e un nuovo massimo storico a quota 35,10 euro in scia alle aspettative di una maggior spesa per la difesa da parte dei governi europei. I leader europei si sono incontrati il 17 febbraio a Parigi per discutere dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia e formulare una risposta dopo che gli Stati Uniti hanno promesso di ridimensionare il proprio sostegno a Kiev. Nel frattempo, sono iniziati i negoziati tra Stati Uniti e Russia sulla guerra in Arabia Saudita, sebbene permangano incertezze sulla partecipazione dell'Ucraina e le nazioni europee non siano state invitate.
L’indice Dax di Francoforte perde lo 0,26% alle 11:20 anche se l’indice Zew (sintetizza l'opinione di 350 esperti sul futuro dell'economia tedesca) a febbraio è risultato pari a 26 punti, in aumento rispetto al dato precedente a 10,3 punti (la previsione degli economisti era 19,9 punti). La borsa migliore in Europa è Milano con l’indice Ftse Mib in rialzo dello 0,39% a 38.476 punti grazie alla corsa di Stellantis (+1,7%) e soprattutto di Tim (+2,23%), seguite da alcune banche come Mps, Bper, Banco Bpm e Sondrio.
Piazza Affari resiste (+0,28% a 38.433 punti alle 10:40) alle vendite grazie agli acquisti su Tim (+2,23%), Stellantis (+2,23%) e Banco Bpm (+1,9%), mentre le altre piazze europee virano al ribasso. Viceversa, Stm, Nexi e Diasorin sono sotto pressione. Lo spread Btp/Bund risale a 105 punti base mentre è in corso il collocamento del Btp Più da parte del Tesoro.
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Il prezzo del Brent sale dello 0,77% a 75,80 dollari al barile anche se funzionari statunitensi e russi si incontrano a Riad per discutere di come porre fine alla guerra in Ucraina e di come ripristinare le relazioni tra i due Paesi. I colloqui potrebbero aprire la strada a un vertice tra il presidente Donald Trump e il presidente Vladimir Putin. L'Ucraina, che non parteciperà ai colloqui, sostiene che a Riad non potrà essere stipulato alcun accordo di pace per suo conto.
Borse europee in leggero rialzo in avvio di seduta. Il Dax avanza dello 0,27%, il Cac40 dello 0,18%, il Ftse100 dello 0,09% e il Ftse Mib dello 0,34% a 38.456 punti. Lo spread Btp/Bund scende a 104,83 punti base nella seconda giornata d'offerta per il nuovo Btp Più, il titolo a 8 anni dedicato al retail, che il 17 febbraio ha ricevuto una calda accoglienza da parte dei risparmiatori, con ordini che si sono fermati a 5,6 miliardi di euro. Il rendimento del Btp 10 anni sale al 3,565% in un mercato che esclude ogni possibilità di un quarto taglio dei tassi da parte della Bce quest'anno, temendo un aumento dell'offerta di titoli di Stato per finanziare la spesa per la difesa.
La Commissione Europea proporrà, infatti, di esentare la difesa dai limiti imposti dall'Unione europea alla spesa pubblica, come ha fatto sapere la settimana scorsa Ursula Von der Leyen. L'argomento non è all'ordine del giorno dell'Ecofin a Bruxelles, ma sarà comunque al centro dei colloqui tra i ministri che faranno anche il punto sulle possibili ricadute delle politiche di Donald Trump. Così leonardo a Milano segna un +0,76% a 34,52 euro.
L’euro scende dello 0,21% a 1,046 dollari dopo che in Francia i prezzi al consumo a gennaio su base annuale hanno segnato un +1,7%, in aumento rispetto al precedente +1,3% (la previsione degli economisti era per un +1,4%). Invece, nel Regno Unito il tasso di disoccupazione a dicembre è risultato pari a +4,4%, invariato rispetto al dato precedente (la previsione era +4,5%). Mentre le richieste di sussidi di disoccupazione a gennaio sono state pari a 22 mila unità, in aumento rispetto al dato precedente a -15,1 mila unità (la previsione era 10 mila unità).
Sul listino milanese Unicredit, che ha una partecipazione diretta e indiretta del 5,229% nel capitale di Generali (+0,71% a 32,51 euro) al 10 febbraio scorso, secondo le ultime rilevazioni della Consob, sale dello 0,36% a 47,78 euro. I ceo di entrambe, Andrea Orcel e Philippe Donnet, avrebbero avuto un incontro riservato nei giorni scorsi. Sarebbe stato chiesto da Donnet a un mese circa dalla presentazione delle liste per il rinnovo del cda di Generali che vede l'ad in sella da nove anni e candidato per un quarto mandato.
Il Corriere della Sera ipotizza che Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone presenteranno una lista «corta» di candidati per il consiglio, senza quindi proporre un candidato ad alternativo a Donnet, riproposto da Mediobanca (+0,54% a 16,75 euro). In tal caso aspetterebbero l'esito dell'ops di Mps (+0,10% a 6,22 euro) su Piazzetta Cuccia e, in caso di successo, muoverebbero successivamente per cambiare il board.
Nel frattempo, Banco Bpm (+0,32% a 8,84 euro) ha rimarcato che, in seguito alla convocazione dell’assemblea il prossimo 12 febbraio, Unicredit ha diffuso «solo»il 17 febbraio un comunicato stampa, a mercati aperti, contenente «mere supposizioni che riguardano Banco Bpm, Banco Bpm Vita e l’offerta», scrive il Banco in una nota in relazione all'offerta pubblica di acquisto volontaria su Anima (-0,14% a 6,88 euro). In particolare, ha confermato, preliminarmente, «che la delibera assembleare, ove approvata, non comporterà di per sé alcuna rinuncia all’applicazione del regime del cosiddetto Danish Compromise alla partecipazione Anima, detenuta attraverso Banco Bpm Vita, a cui tale regime già si applica, rimanendo pertanto impregiudicata la facoltà per il cda di valutare le azioni più opportune da adottare nel prosieguo dello svolgimento dell’offerta nell’interesse del propri azionisti».
Invece, Eni (stabile a 14,078 euro) e Kkr hanno firmato un accordo per incrementare la partecipazione del fondo statunitense in Enilive attraverso un ulteriore acquisto di azioni. Questo sarà pari al 5% del capitale sociale di Enilive, attraverso un investimento di 587,5 milioni di euro. L’investimento porterà Kkr a detenere una partecipazione pari al 30% del capitale sociale di Enilive, ottimizzando la struttura del capitale di Eni che continuerà a mantenerne il consolidamento e il controllo.
Quanto a Tim (+2,53% a 0,2801 euro), secondo quanto risulta a MF, il 17 febbraio si sarebbe svolto un primo colloquio telefonico tra i vertici di Poste (+0,61% a 14,92 euro) e quelli di Vivendi. Nel suo nuovo ruolo di secondo azionista di Tim (al 9,8%), Poste avrebbe scelto di provare ad aprire un dialogo con i francesi per collaborare nella gestione del colosso italiano delle tlc. Secondo MF, i francesi avrebbero ribadito che la strategia di vendere il 23,75% in suo possesso non è cambiata per ora.
Infine, Destination Italia perde lo 0,37% a 0,538 euro dopo che il cda ha deliberato un aumento del capitale sociale fino a massimi 0,9 milioni di euro, mediante l’emissione di massime 1.800.000 nuove azioni ordinarie a un prezzo di 0,50 euro per azione. Il termine finale di sottoscrizione è stato fissato al 31 marzo prossimo.
Borse europee attese poco mosse (+0,07% il future sull’Eurostoxx50) in avvio di seduta con Wall Street chiusa per festività il 17 febbraio. I futures statunitensi salgono (+0,11% quello sul Dow Jones e +0,20% quello sull’S&P500) nel bel mezzo dell’incertezza persistente sui dazi commerciali del presidente, Donald Trump, e sui tassi di interesse elevati per un periodo prolungato. Il governatore della Federal Reserve, Christopher Waller, ha dichiarato che i recenti dati economici supportano il mantenimento degli attuali tassi di interesse, ma se l'inflazione si comporterà come nel 2024, la Fed potrebbe tornare a tagliarli «a un certo punto quest'anno».
«Se questa pausa invernale è temporanea, come lo è stata l'anno scorso, allora sarà opportuno un ulteriore allentamento della politica», ha affermato Waller. «Ma finché ciò non sarà chiaro, sono favorevole a mantenere stabili i tassi». La Fed ha ridotto i tassi di un punto percentuale negli ultimi mesi del 2024 prima di lasciarli invariati nella riunione di gennaio quando i dati hanno mostrato che l'indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,5% a gennaio, il massimo da agosto 2023.
Waller ha definito i dati della scorsa settimana «leggermente deludenti», ma ha sottolineato che le previsioni per il principale indicatore dell'inflazione preferito dalla Fed — l'indice dei prezzi per la spesa per consumi personali (Pce) — erano meno allarmanti. Ha citato stime secondo cui il Pce core, che esclude cibo ed energia, è probabilmente aumentato dello 0,25% a gennaio e del 2,6% rispetto all'anno precedente. Attenzione alle 16:20 al discorso del presidente della Fed di San Francisco, Mary Daly, e alle 19 a quello di Michael Barr, vicepresidente della Fed per la supervisione bancaria.
Intanto, la Reserve Bank of Australia ha tagliato i tassi di interesse di 25 punti base come previsto, ma ha avvertito che ulteriori allentamenti restano incerti a causa della forza del mercato del lavoro australiano e dell’inflazione persistente. La banca centrale australiana ha anche previsto una lieve ripresa della crescita quest’anno, ma ha anche avvertito che l’inflazione rimarrà elevata. Il dollaro recupera terreno con l’euro che vale 1,045 (-0,30%) in attesa alle 8 del dato sul tasso di disoccupazione Ilo a dicembre (precedente: 4,4%), mentre alle 11 è in agenda l’indice Zew (sintetizza l'opinione di 350 esperti sul futuro dell'economia tedesca), a febbraio (precedente: 10,3 punti), alle 14.30 l’indice Empire Manufacturing a febbraio degli Stati Uniti (precedente: -12,6 punti), alle 14:55 l’indice settimanale Redbook (precedente: +5,3% anno su anno) e alle 16 l’indice Nahb a febbraio (precedente: 47 punti).
I prezzi del petrolio sono in leggero rialzo (Wti +1% a 71,47 dollari al barile e Brent +0,28% a 75,43 dollari al barile) con l’Opec+ che sta considerando di posticipare l’aumento della produzione e dopo che i droni ucraini hanno attaccato una stazione di pompaggio del greggio in Russia. Il Cartello e i suoi alleati stanno valutando di rinviare una serie di aumenti mensili delle forniture, che dovrebbero iniziare ad aprile. Nel frattempo, l’attacco ucraino ha costretto a rallentare le esportazioni attraverso il principale oleodotto del Kazakistan.
Il rinvio dell’aumento di 120.000 barili al giorno rappresenterebbe la quarta volta che l’alleanza posticipa i piani per ripristinare la produzione bloccata dal 2022. Altrove, le esportazioni dalla regione semi-autonoma del Kurdistan iracheno potrebbero riprendere entro una settimana, come ha dichiarato il ministro del petrolio iracheno, Hayyan Abdul Ghani. Anche l'oro non è stato scoraggiato dal rimbalzo del dollaro, sale dello 0,5% a 2.912,81 l'oncia, mentre i futures sull'oro crescono dello 0,45% a 2.924 l'oncia. L'attacco ucraino ha aumentato i timori di un'escalation della guerra, minando i recenti commenti del presidente Trump su un potenziale trattato di pace.
Attenzione sul listino milanese a Unicredit che ha una partecipazione diretta e indiretta del 5,229% nel capitale di Generali al 10 febbraio scorso, secondo le ultime rilevazioni della Consob. I ceo di entrambe, Andrea Orcel e Philippe Donnet, avrebbero avuto un incontro riservato nei giorni scorsi. Sarebbe stato chiesto da Donnet a un mese circa dalla presentazione delle liste per il rinnovo del cda di Generali che vede l'ad in sella da nove anni e candidato per un quarto mandato.
Il Corriere della Sera ipotizza che Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone presenteranno una lista «corta» di candidati per il consiglio, senza quindi proporre un candidato ad alternativo a Donnet, riproposto da Mediobanca. In tal caso aspetterebbero l'esito dell'ops di Mps su Piazzetta Cuccia e, in caso di successo, muoverebbero successivamente per cambiare il board.
Nel frattempo, Banco Bpm ha rimarcato che, in seguito alla convocazione dell’assemblea il prossimo 12 febbraio, Unicredit ha diffuso «solo»il 17 febbraio un comunicato stampa, a mercati aperti, contenente «mere supposizioni che riguardano Banco Bpm, Banco Bpm Vita e l’offerta», scrive il Banco in una nota in relazione all'offerta pubblica di acquisto volontaria su Anima. In particolare, ha confermato, preliminarmente, «che la delibera assembleare, ove approvata, non comporterà di per sé alcuna rinuncia all’applicazione del regime del cosiddetto Danish Compromise alla partecipazione Anima, detenuta attraverso Banco Bpm Vita, a cui tale regime già si applica, rimanendo pertanto impregiudicata la facoltà per il cda di valutare le azioni più opportune da adottare nel prosieguo dello svolgimento dell’offerta nell’interesse del propri azionisti».
Invece, Eni e Kkr hanno firmato un accordo per incrementare la partecipazione del fondo statunitense in Enilive attraverso un ulteriore acquisto di azioni. Questo sarà pari al 5% del capitale sociale di Enilive, attraverso un investimento di 587,5 milioni di euro. L’investimento porterà Kkr a detenere una partecipazione pari al 30% del capitale sociale di Enilive, ottimizzando la struttura del capitale di Eni che continuerà a mantenerne il consolidamento e il controllo.
Quanto a Tim, secondo quanto risulta a MF, il 17 febbraio si sarebbe svolto un primo colloquio telefonico tra i vertici di Poste e quelli di Vivendi. Nel suo nuovo ruolo di secondo azionista di Tim (al 9,8%), Poste avrebbe scelto di provare ad aprire un dialogo con i francesi per collaborare nella gestione del colosso italiano delle tlc. Secondo MF, i francesi avrebbero ribadito che la strategia di vendere il 23,75% in suo possesso non è cambiata per ora.
Da monitorare, infine, Destination Italia il cui cda ha deliberato un aumento del capitale sociale fino a massimi 0,9 milioni di euro, mediante l’emissione di massime 1.800.000 nuove azioni ordinarie a un prezzo di 0,50 euro per azione. Il termine finale di sottoscrizione è stato fissato al 31 marzo prossimo. (riproduzione riservata)