Il Ftse Mib chiude a 34.077 punti, unica borsa europea a chiudere sopra la parità con un rialzo dello 0,4%. A Piazza Affari spicca lo sprint di Bper Banca, che guadagna l’8,2% in scia alla presentazione del nuovo piano strategico, più audace rispetto alla tradizionale cautela dell’istituto. Bene anche gli altri titoli del comparto banche-assicurazioni, coinvolti nelle speculazioni su un possibile risiko nel settore: Unipol (+4,6%), Banca Popolare di Sondrio (+3%), Banco Bpm (+2,7%). In coda al Ftse Mib Leonardo (-3,3%), Prysmian (-1,8%), Erg (-1,6%) e Interpump (-1,4%). Spread Btp/Bund in calo a 129 punti.
In rosso, trascinati al ribasso dall’avvio in negativo di Wall Street, Londra (-0,1%), Parigi (-0,2%) e Francoforte (-0,25%).
Con Wall Street che ha aperto in territorio negativo, Francoforte perde lo 0,22%, Parigi lo 0,58% e Londra lo 0,14%. Resiste alle vendite Milano, in progresso dello 0,13% a 33.976 punti alle 15:45 grazie alla volata delle banche e degli assicurativi con Bper e Unipol in testa. L’euro rimane debole (-0,20% a 1,093 dollari). «L’inflazione fatica a scendere negli Stati Uniti (+0,2% a livello mensile e +2,4% su base annuale a settembre, al di sopra del consenso degli economisti, ndr). La domanda dei consumatori probabilmente è ancora sostenuta seppur il livello del tasso di interesse sulle carte credito ha da poco raggiunto il suo record storico, dato quest’ultimo che in linea teorica dovrebbe scoraggiare il consumo nel lungo periodo e di conseguenza spingere l’inflazione verso il basso», sottolinea David Pascucci, analista dei mercati di XTB. «Il dato dell’inflazione, pubblicato oggi, 10 ottobre, potrebbe spingere la Fed a continuare il ciclo di taglio dei tassi in modo molto meno aggressivo rispetto a quanto preventivato dalle stime degli operatori del Cme che vedono, nella maggioranza, due tagli dello 0,25% da qui alle prossime due riunioni. Il mercato è focalizzato sui dati del lavoro che potrebbero di fatto cambiare le stime circa i possibili tagli futuri». Il rendimento del Treasury Usa 10 anni sale al 4,084%, viceversa quello del Btp 10 anni scende al 3,55%.
I futures statunitensi accelerano al ribasso (-0,23% quello sul Dow Jones e -0,41% quello sull’S&P5090) e il rendimento del Treasury Usa 10 anni resta sopra il 4% al 4,065% dopo che l’inflazione negli Stati Uniti è cresciuta dello 0,2% a livello mensile ed è salita del 2,4% su base annuale a settembre, al di sopra del consenso degli economisti (+0,1% mese su mese). Inoltre, l'indice dei prezzi al consumo core, attentamente monitorato dalla Fed, è cresciuto dello 0,3% a livello congiunturale, anche in questo caso leggermente al di sopra delle attese, e del 3,3% su base tendenziale. I dati mostrano come il percorso di riduzione dell'inflazione negli Usa visto negli ultimi mesi sia proseguito, «seppure non al passo che il mercato si aspettava», commenta Mahmoud Alkudsi, senior market analyst di Adss. Sul fronte delle prossime mosse della Fed, ricorda l'esperto, il mercato si aspetta un taglio dei tassi da 25 punti base sia a novembre sia a dicembre.
Inoltre negli Stati Uniti, il numero dei lavoratori che per la prima volta hanno richiesto i sussidi di disoccupazione, nella settimana terminata il 5 ottobre, è aumentato di 33.000 unità a 258.000, oltre le attese (230.000). Il dato della settimana precedente è rimasto a 225.000. Tra le borse del Vecchio Continente la peggiore è Parigi con un -0,33%, mentre a Milano il Ftse Mib tiene quota 34.000 (+0,21%), grazie al rally di Bper e Unipol, con lo spread Btp/Bund che risale a 130,25 punti base.
Nonostante i futures Usa ancora negativi, a Piazza affari l’indice Ftse Mib sale dello 0,31% a 34.038 punti grazie alla spinta delle banche, Bper in primisi (+5,7%), seguita da Unipol (+3,20%) e Unicredit (+1,55%). Scendono contro corrente rispetto al mercato soprattutto Erg, Iveco, Prysmian, Tim e Recordati. Lo spread Btp/Bund resta schiacciato a 129,45 punti base (il tasso del Btp 10 anni sale al 3,57%) dopo l’asta di Bot a un anno che ha visto rendimenti in calo al 2,859% (domani, 11 ottobre, sarà la volta del collocamento a medio-lungo, che vedrà sul tavolo fino a 9,5 miliardi di cinque Btp) e in attesa dei dati sull'inflazione statunitense ad agosto per avere ulteriori indicazioni sulle future mosse della Fed. L’euro cede lo 0,27% a 1,093 dollari.
Le borse europee restano in ribasso, eccetto Milano. Francoforte perde lo 0,17%, Parigi lo 0,11% e Londra lo 0,07%. Invece, Milano sale dello 0,22% a 34.008 punti alle 12:05 grazie al rally di Bper (+5,11%) che trascina la partecipata Unipol (+2,20%). Bene anche le altre banche, Fineco e Generali. Gli investitori continuano ad aspettarsi altri tagli dei tassi di interesse da parte di Fed e Bce. La presidente della Fed di San Francisco, Mary Daly, durante un’intervista, ha confermato il pieno sostegno al taglio dei tassi di mezzo punto percentuale fatto a settembre «e se l'economia evolverà come mi aspetto penso siano probabili altri due tagli entro fine anno», ha previsto, fiduciosa che l'inflazione si stia dirigendo verso l'obiettivo del 2%.
Lo spread resta sotto 130 punti base a 129,40 dopo che il Tesoro ha collocato tutti i 7,5 miliardi di euro di Bot a un anno, offerti nell'asta odierna, con scadenza 14 ottobre 2025. Il rendimento è sceso di tre punti base al 2,859% rispetto alla precedente asta dell'11 settembre scorso. Le richieste si sono attestate a oltre 11,5 miliardi con un rapporto di copertura dell'1,54%.
I prezzi del petrolio salgono, sostenuti dall’incremento della domanda di carburante in seguito all'arrivo dell'uragano Milton in Florida, ma anche dai rischi di forniture in Medio Oriente. Il prezzo del Brent cresce dell’1,36% a 77,62 dollari al barile. Questo mese i prezzi sono cresciuti dopo che il 1° ottobre l'Iran ha lanciato più di 180 missili contro Israele, aumentando la possibilità di ritorsioni contro gli impianti petroliferi iraniani. Israele non ha ancora risposto. Il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha promesso che qualsiasi attacco contro l'Iran sarebbe «letale, preciso e sorprendente».
Mark Haefele, Chief Investment Officer di Ubs Global Wealth Management, segnala che, dopo il recente rally, sia il petrolio che l'oro (+0,26% a 2.632 dollari l’oncia oggi, 10 ottobre) sono scesi, ma la modesta crescita dell'offerta di petrolio e la maggior domanda di oro dovrebbero far salire i prezzi nei prossimi mesi. «In un contesto di incertezza dei mercati, si continua a considerare il petrolio e l'oro come opzioni efficaci per le coperture di portafoglio. Inoltre, sebbene i mercati abbiano recentemente ridimensionato le aspettative sul ritmo dell'allentamento della Fed, la banca centrale ha comunque dato il via al suo ciclo di riduzione dei tassi, con ulteriori tagli in arrivo. Nei sei mesi successivi al primo taglio dei tassi da parte della Fed, l'oro ha storicamente registrato un rialzo fino al 10% e la domanda di Etf sta prendendo slancio», osserva Haefele.
I mercati azionari europei ripiegano con i futures statunitensi negativi (-0,12% quello sul Dow Jones e -0,19% quello sull’S&P500). Il Dax arretra dello 0,26%, il Cac40 dello 0,28%, il Ftse100 dello 0,10%. Fa eccezione il Ftse Mib, in rialzo dello 0,12% a 33.973 punti alle 10:45, sostenuto dalle banche con Bper in testa che trascina la partecipata Unipol; in rosso alcuni industriali come Stellantis, Recordati, Iveco e poi Tim. L’euro scende dello 0,26% a 1,093 dollari e lo spread Btp/Bund scende sotto la soglia di 130 a 129,87 punti base anche se è proseguito ad agosto il capitombolo dell’industria italiana. «Il disastroso tonfo della produzione industriale dura ininterrottamente da febbraio 2023, registrando il 19° calo tendenziale consecutivo. Sabbie mobili dalle quali si può uscire o sperando che il resto del mondo segni una crescita elevata o rilanciando i consumi degli italiani, ora ridotti alle spese obbligate», afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione nazionale consumatori. Ad agosto l’Istat ha stimato che l'indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,1% rispetto a luglio. Su base tendenziale è diminuito del 3,2% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 contro i 22 di agosto 2023).
Secondo lo studio dell'associazione, la produzione di agosto 2024, nel confronto con gennaio 2023, ossia prima che iniziasse la discesa, è inferiore del 5,1% nei dati destagionalizzati. Per i beni di consumo il gap è del 5,4% che sale all'8,5% per i beni di consumo durevoli. «I dati ci confermano che sono i beni di consumo durevoli a trascinare in basso la produzione. La prova del nove che l'andamento negativo della produzione è collegato alla difficoltà delle famiglie. Uno spiraglio di luce arriva dal confronto con luglio 2024, con un recupero dei beni di consumo non durevoli del 3,6%. Bisognerà, però, attendere i prossimi mesi per capire se si tratta solo di un rimbalzo o di un'inversione di tendenza», conclude Dona.
Borse europee contrastate in avvio di seduta. Il Dax segna un -0,08%, il Cac40 un -0,14%, il Ftse100 un +0,28% e il Ftse Mib un +0,30% a 34.034 punti. Lo spread Btp/Bund è stabile a quota 130,93 punti e l’euro cala dello 0,23% a 1,093 dollari in attesa dei dati macro Usa. Negli Stati Uniti l’S&P 500 ha chiuso la seduta del 9 ottobre su un nuovo massimo storico, pur senza un grande slancio. «Anche se i Treasury Usa hanno subito una lieve battuta d’arresto (il rendimento del 10 anni viaggia al 4,078%, ndr), la stabilizzazione dei tassi ha così sostenuto le azioni, con il BofA Move Index in calo per il secondo giorno consecutivo dopo aver toccato lunedì il livello più alto da gennaio», osserva Fabrizio Barini di Integrae Sim. «Anche il Vix ha continuato a scendere, dopo il picco di lunedì che l’aveva portato ai massimi dall’inizio di agosto. Tuttavia, alcuni osservatori notano che questa calma potrebbe essere di breve durata, poiché il Cpi statunitense in uscita oggi, 10 ottobre, potrebbe riaccendere la volatilità se i dati sull’inflazione risultassero superiori alle attese, innescando una rivalutazione delle prospettive di tagli dei tassi della Fed».
A Piazza Affari Stellantis che si avvia verso una profonda riorganizzazione a livello manageriale e operativo, con avvicendamenti tra chi occupa posizioni di vertice e tagli, perde lo 0,36% a 12,176 euro. Il ceo, Carlos Tavares, potrebbe presentare la sua proposta al cda che è in programma nei prossimi giorni (probabilmente tra il 12 e 13 ottobre) negli Stati Uniti. Nel piano sarebbero previsti anche massicci tagli, che dovrebbero riguardare vari dipartimenti e potrebbero arrivare a toccare anche i manager dei tanti marchi che sono riuniti sotto Stellantis. Il dubbio però è che il piano che Tavares proporrà ai membri del board potrebbe anche essere respinto o comunque non sostenuto dal cda. Tavares è anche atteso in Italia per un'audizione in Parlamento l'11 ottobre. Intanto il gruppo dovrebbe ottenere il via libera del governo italiano, secondo la normativa del Golden Power, per la prevista cessione di una quota di maggioranza di Comau a One Equity Partner.
Tra le banche, spicca Bper con un +4,96% a 5,584 euro dopo l'ok del cda al piano industriale 2024-2027. I ricavi sono previsti in aumento dell'1,5% a 5,5 miliardi nel 2027, principalmente per effetto dell'incremento delle commissioni (250 milioni) e della crescita selettiva dei volumi degli impieghi (300 milioni) che compenseranno il calo del margine di interesse dovuto alla riduzione dei tassi di interesse e dell'effetto dell'ecobonus (450 milioni). Il margine di interesse è previsto attestarsi a 3,1 miliardi a fine 2027 (-5% 2024-2027; cagr -1,8%), le commissioni sono stimate in aumento di 250 milioni a 2,3 miliardi nel 2027 (+12% 2024-2027; cagr +3,8%). Il risultato netto è previsto in aumento da circa 1,3 miliardi a circa 1,5 miliardi (+15% 2024-2027; cagr +5%).
Inoltre resta alta l’attenzione su Unicredit (+1,73% a 40,055 euro) con Deutsche Bank che studia un intervento su Commerzbank ma deve sciogliere il nodo del capitale. Nel 2023 il tentativo di fusione è naufragato per l’impatto dei tassi sul mark to market degli attivi delle due banche. Oggi come allora il patrimonio di Deutsche Bank non sarebbe sufficiente per sostenere un’integrazione, scrive MF-Milano Finanza. Goldman Sachs ha quasi azzerato la quota nella banca dopo che lunedì era emersa una sua partecipazione potenziale del 6,68%. Kbw ha alzato il target price sull’azione da 50 a 51,70 euro.
Per il resto, si segna il +1,33% a 25,9 euro di Generali con Morgan Stanley che ha alzato il rating da equal weight a overweight e il target price da 23 a 30 euro. E se Snam (-0,09% a 4,48 euro) ha deliberato l'emissione entro i prossimi 12 mesi di uno o più obbligazioni per un importo massimo di 4,53 miliardi di euro, come anticipato da MF-Milano Finanza, Leonardo (+0,33% a 21,15 euro) ha un equilibrio «buono» tra funding bancario e non bancario, ha detto la Cfo Alessandra Genco. Invece, Stm passa di mano a quota 25,50 euro (-0,93%) dopo che Citi ha tagliato il target price da 44 a 36 euro, confermando comunque il rating buy.
Borse europee attese poco mosse in avvio di seduta (-0,04% il future sull’Eurostoxx50) nonostante il nuovo record dell’S&P500 a Wall Street. C’è attesa per il dato sull’inflazione a settembre negli Stati Uniti (precedente: +0,2% mese su mese, +2,5% anno su anno; consenso: +0,1% mese su mese) e su quella core (precedente: +0,3% mese su mese, +3,2% anno su anno; consenso: +0,2% mese su mese). Un dato importante in chiave Fed dopo che dai verbali dell’ultima riunione (del 17 e 18 settembre) della banca centrale statunitense, in cui è stato deciso un taglio dei tassi di interesse da 50 punti base, è emerso che quasi tutti i partecipanti hanno ritenuto che i rischi per il raggiungimento degli obiettivi di occupazione e inflazione fossero «più o meno in equilibrio». Alla luce dei progressi sull'inflazione e dell'equilibrio dei rischi, tutti hanno concordato che fosse appropriato allentare la posizione della politica monetaria. Tuttavia, le minute hanno mostrato un certo disaccordo sull'entità della sforbiciata al costo del denaro, anche se alla fine solo un membro (Michelle Bowman) ha votato contro perché avrebbe preferito un taglio da 25 punti base.
In giornata sono previsti gli interventi di alcuni esponenti della Fed (alle 15:15 Cook, alle 16:30 Barkin e alle 17 Williams). Inoltre, alle 13 è prevista la pubblicazione dei verbali della riunione della Bce di settembre, mentre alle 19 parlerà il presidente della Bundesbank, Nagel. «Nel frattempo, il ministro dell’economia tedesco, Habeck, ha tagliato le stime del pil per il 2024 a -0,2% da +0,3%, prevedendo quindi ancora una recessione dopo il -0,3% del 2023. Il ministro ha citato come causa i problemi strutturali della Germania, tra cui quello demografico, la scarsa competitività dell’industria e una domanda che rimane debole», sottolinea Antonio Tognoli di Cfo Sim. «Meglio dovrebbe andare nel 2025, dove il pil è atteso crescere dell’1,1%, grazie a una ripresa di consumi e industria e maggiori investimenti e al calo dell’inflazione, all’aumento dei redditi e alla politica monetaria più accomodante. Difficile dire se questo spingerà la Germania a sostenere un calo maggiore di 25 punti base dei tassi nel prossimo meeting della Bce del 17 ottobre».
L’euro scende dello 0,22% a 1,093 dollari in attesa anche del dato sulla produzione industriale dell’Italia mese su mese di agosto in uscita alle 10 (stima +0,2% da -0,9% di luglio). Alle 14:30 è la volta dei dati Usa. Oltre all’inflazione di settembre già citata le richieste di sussidi settimanali alla disoccupazione (stima 229 mila da 225 mila della scorsa settimana). «Se i dati fossero confermati crediamo che costituirebbero un altro importante tassello per la Fed al fine di ridurre i tassi nel prossimo meeting del 7 novembre secondo il FedWatch Tool, a ieri l’87% dei trader indicava la possibilità di una riduzione di 25 punti base», conclude Tognoli.
I prezzi del petrolio salgono (Wti +0,78% a 73,81 dollari al barile e Brent +0,73% a 77,16 dollari al barile) in scia alle preoccupazioni per le possibili interruzioni delle forniture in Medio Oriente, con Israele che sta pianificando di colpire l'Iran, produttore di petrolio, e sull'aumento della domanda di carburante a causa di una forte tempesta che si è abbattuta sulla Florida. Il più grande produttore e consumatore di petrolio al mondo è stato colpito da una seconda grande tempesta, l'uragano Milton, che ha toccato la costa occidentale della Florida, generando tornado e minacciando ondate di acqua dal mare. La tempesta ha già fatto aumentare la domanda di benzina nello Stato, con circa un quarto delle stazioni di rifornimento che hanno esaurito le scorte, contribuendo a sostenere i prezzi del greggio. A sostenere ulteriormente i prezzi è il fatto che gli investitori sono cauti di fronte a una potenziale escalation delle tensioni tra Israele e Iran, con il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, che ha promesso che un attacco israeliano contro l'Iran sarebbe «letale, preciso e sorprendente». Il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha parlato con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, dei piani di Israele nei confronti dell'Iran in una telefonata di 30 minuti che la Casa Bianca ha descritto come «diretta e molto produttiva». Anche se le minacce alla regione mediorientale produttrice di petrolio sono in primo piano, la debolezza della domanda continua a sostenere le prospettive fondamentali. Martedì, l'Energy Information Administration degli Stati Uniti ha rivisto al ribasso le previsioni sulla domanda per il 2025, a causa dell'indebolimento dell'attività economica.
A Piazza Affari attenzione a Stellantis che si avvia verso una profonda riorganizzazione a livello manageriale e operativo, con avvicendamenti tra chi occupa posizioni di vertice e tagli. Il ceo Carlos Tavares potrebbe presentare la sua proposta al cda che è in programma nei prossimi giorni (probabilmente tra il 12 e 13 ottobre) negli Stati Uniti. Nel piano sarebbero previsti anche massicci tagli, che dovrebbero riguardare vari dipartimenti e potrebbero arrivare a toccare anche i manager dei tanti marchi che sono riuniti sotto Stellantis. Il dubbio però è che il piano che Tavares proporrà ai membri del board potrebbe anche essere respinto o comunque non sostenuto dal cda. Tavares è anche atteso in Italia per un'audizione in Parlamento l'11 ottobre. Intanto il gruppo dovrebbe ottenere il via libera del governo italiano, secondo la normativa del Golden Power, per la prevista cessione di una quota di maggioranza di Comau a One Equity Partner.
Tra le banche, focus su Bper il cui cda ha dato l'ok al piano industriale 2024-2027. I ricavi sono previsti in aumento dell'1,5% a 5,5 miliardi nel 2027, principalmente per effetto dell'incremento delle commissioni (250 milioni) e della crescita selettiva dei volumi degli impieghi (300 milioni) che compenseranno il calo del margine di interesse dovuto alla riduzione dei tassi di interesse e dell'effetto dell'ecobonus (450 milioni). Il margine di interesse è previsto attestarsi a 3,1 miliardi a fine 2027 (-5% 2024-2027; cagr -1,8%), le commissioni sono stimate in aumento di 250 milioni a 2,3 miliardi nel 2027 (+12% 2024-2027; cagr +3,8%). Il risultato netto è previsto in aumento da circa 1,3 miliardi a circa 1,5 miliardi (+15% 2024-2027; cagr +5%).
Inoltre resta alta l’attenzione su Unicredit con Deutsche Bank che studia un intervento su Commerzbank ma deve sciogliere il nodo del capitale. Nel 2023 il tentativo di fusione è naufragato per l’impatto dei tassi sul mark to market degli attivi delle due banche. Oggi come allora il patrimonio di Deutsche Bank non sarebbe sufficiente per sostenere un’integrazione, scrive MF-Milano Finanza.
E se Snam ha deliberato l'emissione entro i prossimi 12 mesi di uno o più obbligazioni per un importo massimo di 4,53 miliardi di euro, come anticipato da MF-Milano Finanza, Leonardo ha un equilibrio «buono» tra funding bancario e non bancario, ha detto la Cfo Alessandra Genco.
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