Il Ftse Mib accelera nell’ultima parte della seduta e chiude vedendo i 35 mila punti, a quota 34.938, in rialzo dello 0,45%. Trainano il listino Tim (+4,1%), Moncler (+2,4%) e Mps (+1,9%). In coda Buzzi (-1,3%), Nexi (-1,1%) e Saipem (-0,8%). Positive anche Francoforte (+0,7%) e Parigi (+0,6%), mentre Londra resta di poco sotto la parità (-0,1%).
Con Wall Street che vira al negativo dopo una partenza in rialzo, le borse europee vanno in ordine sparso. Il Ftse Mib galleggia poco sopra la parità, a quota 34.815 punti alle 16:15 (+0,1%). Più decisi i rialzi a Parigi (+0,5%) e Francoforte (+0,4%), mentre trattano in rosso Londra (-0,3%) e Madrid (-0,2%). Spread Btp/Bund a 115 punti.
Oltre Oceano i dati macro di giornata restituiscono un indice Ism non manifatturiero in aumento a 54,1 punti nel mese di dicembre (i dati superiori a 50 punti indicano un’espansione dell’attività), superando sia le attese degli analisti sia il dato precedente di 52,1 punti.
Con i futures statunitensi in rialzo dopo i dati macro Usa (+0,28% quello sul Dow Jones e +0,28% quello sull’S&P500), i mercati azionari europei restano positivi, anche Milano (+0,37% a 34.908 punti alle 15:05 con Tim, Bper Banca e Generali protagoniste). Il deficit della bilancia commerciale negli Stati Uniti a novembre è salito del 6,2% rispetto al mese precedente a 78,19 miliardi di dollari. Le attese degli economisti erano per un dato a 78,4 miliardi. Più in dettaglio, le esportazioni sono aumentate del 2,7% a 273,37 miliardi di dollari, le importazioni sono cresciute del 3,4% a 351,56 miliardi di dollari. Mentre le vendite al dettaglio delle catene nazionali statunitensi nella settimana al 4 gennaio sono salite del 6,8% a livello annuale, secondo il Redbook Research Index. Le vendite erano cresciute del 7,1% anno su anno nella settimana precedente.
Ora c’è molta attesa per i dati sul mercato del lavoro Usa di venerdì, importanti in chiave Fed. «Il prezzo di mercato del tasso sui Fed funds alla fine del 2025 è stato altalenante. Da metà settembre è aumentato di circa 100 punti base, facendo salire il rendimento dei Treasury statunitensi a 5 anni di 60 punti base. Questo aumento del rendimento non è avvenuto in modo isolato», sottolinea Martin Van Vliet, Global Macro Strategist di Robeco. «La nostra previsione basata sulla ponderazione delle probabilità per il tasso dei Fed funds alla fine del 2025 è ora inferiore al tasso implicito del mercato, il che suggerisce che i Treasury front-end iniziano a sembrare più interessanti dal punto di vista delle valutazioni».
Invece, i bund tedeschi (spread Italia/Germania in aumento a 115 punti base) e soprattutto gli swap in euro hanno registrato una significativa divergenza rispetto agli Stati Uniti e sono riusciti a sottrarsi all'aumento dei rendimenti degli ultimi mesi. In prospettiva, «il quadro fondamentale probabilmente non cambierà molto. Vediamo poco spazio per la Bce per deviare sostanzialmente dal percorso di tagli di 25 punti base per meeting», prevede Van Vliet. «Questo percorso è pienamente prezzato fino a giugno e un po' oltre, il che rende difficile essere entusiasti delle prospettive per i bund. Tuttavia, riteniamo che sia più facile immaginare che la Bce scenda al di sotto della soglia di neutralità (2%) anziché fermarsi molto al di sopra. Questo dà un'inclinazione positiva al rischio, in quanto riduce le probabilità di un sell-off più duraturo dei bund tedeschi».
L’indice Ftse Mib vira al rialzo (+0,32% a 34.892 punti alle 13:50) grazie al rally di Tim (+3,85%) e a Ferrari, A2A, Campari e Mps che guadagnano oltre un punto percentuale. Lo spread Btp/Bund sale leggermente a 114,6 punti base con il rendimento del Btp 10 anni in crescita anch’esso al 3,59% in attesa, in serata, dei dettagli dell’asta Bot del 10 gennaio.
L’euro resta in rialzo sul dollaro dello 0,87% a 1,039. La notizia divulgata lunedì, secondo cui il presidente eletto Usa, Donald Trump, avrebbe intenzione di imporre tariffe relativamente meno aggressive, ha portato a un ampio rimbalzo delle valute correlate positivamente al rischio. Trump ha liquidato queste voci come «fake news», anche se la maggior parte delle valute è riuscita a mantenere i propri guadagni. Tra queste c'è l'euro, che per un attimo è riuscito a tornare sopra il livello di 1,04 sul dollaro.
Il divario tra le aspettative del mercato per i tagli dei tassi della Bce e della Fed rimane ampio. Anche se l’inflazione dell’Eurozona è salita a dicembre al 2,4% a dicembre dal 2,2% di novembre, «un altro taglio dei tassi di 25 punti base sembra effettivamente probabile per la riunione di gennaio, anche se gli investitori saranno molto più interessati a qualsiasi commento della presidente Lagarde che possa fornire indizi sul possibile livello dei tassi terminali della banca», prevedono gli esperti di Ebury. Mentre l'inarrestabile rialzo dei tassi d'interesse, in seguito alla diminuzione delle prospettive di generosi tagli da parte della Fed, sarà messo alla prova venerdì dal report sul mercato del lavoro statunitense. «Gli indicatori occupazionali ad alta frequenza, come le richieste settimanali di sussidi ai disoccupati, non mostrano segni di deterioramento e ci aspettiamo un altro mese di creazione di posti di lavoro solidi, anche se non spettacolari», precisano a Ebury.
Aumentano i prezzi al consumo in Europa e in Italia e l’indice Ftse Mib resta in calo dello 0,11% a quota 34.743 punti nonostante la corsa di Tim (+3,6% in scia alle indiscrezioni di Reuters: dovrebbe prendere una decisione sulla vendita di Sparkle prima della fine del mese). Tra i segni meno spiccano Buzzi, Tenaris, Saipem e Unipol. Lo spread Btp/Bund resta inchiodato a 112,6 punti base.
Lato macro, l’inflazione dell’Eurozona è salita al 2,4% a dicembre dal 2,2% di novembre. Nonostante questo, la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha detto nei giorni scorsi che «se i dati in arrivo continueranno a confermare lo scenario di base, la direzione di marcia è chiara e prevediamo di abbassare ulteriormente i tassi». Solo in Italia i prezzi consumo a dicembre hanno registrato su base mensile un +0,1%, in aumento rispetto al precedente -0,1% (la previsione era +0,3%).
Le famiglie della zona euro hanno aumentato a novembre le loro aspettative sull’inflazione, in base a quanto è emerso da un sondaggio pubblicato dalla Bce. La media degli intervistati nell'indagine sulle aspettative dei consumatori prevedeva a novembre che i prezzi sarebbero cresciuti del 2,6% nei 12 mesi successivi, rispetto al 2,5% visto a ottobre, segnando il secondo aumento consecutivo. Le aspettative per i prossimi tre anni sono state aumentate al 2,4%, il livello più alto da luglio, dalla precedente stima del 2,1%.
Borse europee miste. Francoforte e Parigi hanno virato al rialzo, rispettivamente con un +0,15% e un +0,32%, ancora giù, invece, Londra (-0,29%) e Milano (-0,16% a 34.724 punti), comunque sopra i minimi intraday grazie alla corsa di Tim (+3,11%) e di Campari (+1,35%), seguite da Moncler e A2A. L’euro resta in netto rialzo sul dollaro a 1,042 (+1,22%) e lo spread Btp/Bund schiacciato a 112,6 punti base.
A novembre 2024, rispetto al mese precedente, il numero di occupati è calato leggermente in Italia: -13mila unità a 24 milioni 65mila. La diminuzione ha coinvolto solamente i dipendenti a termine, scesi a 2 milioni 652mila; sono aumentati, invece, i dipendenti permanenti a a 16 milioni 264mila, e sono risultati sostanzialmente stabili gli autonomi, pari a 5 milioni 149mila. L’occupazione è in crescita rispetto a novembre 2023: +328mila occupati grazie all’aumento dei dipendenti permanenti (+500mila) e degli autonomi (+108mila), a fronte del calo dei dipendenti a termine (-280mila). Su base mensile, il tasso di occupazione è risultato stabile al 62,4%.
Borse europee in calo in avvio di seduta con la guerra commerciale Usa-Cina che si accende di nuovo. Il Dax perde lo 0,05%, il Cac40 lo 0,02%, il Ftse100 lo 0,41% e il Ftse Mib lo 0,42% a 34.636 punti. Tra i dati macro più monitorati, soprattutto per le sue implicazioni in chiave Bce (alle 10 il risultato del sondaggio sulle aspettative dei consumatori a novembre relative a inflazione e crescita), c'è la stima di dicembre dell'inflazione della zona euro che verrà diffusa alle 11 da Eurostat. Le attese mostrano una dinamica dei prezzi in risalita al 2,4% dal 2,2% di novembre. Un’accelerazione dopo che l'analogo indicatore tedesco ha mostrato un incremento armonizzato annuo al 2,9%, oltre il 2,6% stimato dal consenso.
Pubblicata prima dell’apertura l'analoga lettura relativa alla Francia ha mostrato un rialzo rispetto al mese precedente all’1,8% dall’1,7%. Tuttavia, gli economisti avevano stimato un aumento più rilevante all'1,9%. Alle 11 la statistica dell'Italia dove la dinamica dei prezzi armonizzati è vista salire in modo marginale all’1,6% dall’1,5% a perimetro annuo. In attesa, il rendimento del Btp 10 anni scende al 3,57%. Stabile lo spread con il Bund a quota 112,5 punti base. Il Tesoro annuncia questa sera i quantitativi offerti in occasione dell'asta di Bot annuali in calendario per il prossimo 10 gennaio. Attive sul primario la Germania, che offre 4,5 miliardi di Schatz con scadenza dicembre 2026 e cedola 2%, e la Spagna.
Sul listino milanese Tim è stabile a 0,244 euro. Il colosso tlc dovrebbe prendere una decisione sulla vendita di Sparkle prima della fine del mese, come hanno detto a Reuters due fonti vicine alla situazione. In una riunione del cda convocata per il 15 gennaio i consiglieri inizieranno a discutere l'offerta da 700 milioni di euro presentata congiuntamente dal Tesoro e dal fondo spagnolo, Asterion, mentre una decisione è attesa nel board del 22 gennaio.
Invece, il titolo Stellantis storna dello 0,51% a 12,58 euro dopo aver chiuso in rialzo di quasi il 4% la seduta precedente, in sintonia con un settore automotive europeo particolarmente tonico dopo le indiscrezioni del del Washington Post, smentite da Donald Trump, secondo cui i dazi Usa potrebbero essere meno aggressivi di quanto minacciato dal presidente eletto.
Tra le banche, dopo il nuovo balzo nel capitale di Commerzbank, Unicredit (-0,30% a 39,42 euro) ha messo in sicurezza la partecipazione potenziale acquisita sinora. Poco prima di Natale la banca guidata da Andrea Orcel ha annunciato l’attivazione di un grosso pacchetto di prodotti derivati dopo quello già opzionato a settembre.
Complessivamente la quota è passata dal 21% al 28%, con solo il 9,5% in azioni e il resto (18,5%) in prodotti strutturati, per lo più total return swap. In seguito, come riferito da Bloomberg e ripreso da MF-Milano Finanza, Unicredit ha chiamato i banker di Citi per coprire parte dell'aumento della partecipazione. Unicredit ha anche lanciato un ops su Banco Bpm (-0,46% a 7,83 euro) di cui JP Morgan ha alzato il target price da 8 a 8,30 euro (rating neutral).
Quanto a Generali, in calo dello 0,87% a 27,44 euro, ha annunciato il riacquisto di tre serie di obbligazioni subordinate e l'emissione di nuove obbligazioni subordinate denominate in euro in formato green.
Tra i titoli oil Saipem è il peggiore con un -2,33% a 2,68 euro e tra i titoli minori si ricorda che è l’ultimo dei due giorni di sospensione dalle negoziazioni delle azioni Unieuro prima della revoca. Mentre Borsa Italiana ha reso noto che da oggi, 7 gennaio, e fino a successiva comunicazione sulle azioni Ubaldi Costruzioni non sarà consentita l'immissione di ordini senza limite di prezzo.
Borse europee attese in calo (-0,62% il future sull’Eurostoxx50) in scia ai future statunitensi deboli (-0,06% quello sul Dow Jones e -0,17% quello sull’S&P500) e all’Hang Seng (-1,84%), appesantito dalle perdite del gigante di Internet, Tencent Holdings, e del fornitore di batterie di Tesla, Contemporary Amperex Technology. Le due aziende sono state aggiunte alla lista nera degli Stati Uniti per i legami con l'esercito cinese. I legami commerciali tra le due maggiori economie del mondo sono destinati a peggiorare a causa dell'aumento delle tariffe commerciali sotto il nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Lunedì il Tycoon ha negato le indiscrezioni del Washington Post secondo cui la sua amministrazione pensava a provvedimenti solo nei confronti di alcuni settori considerati strategici per la sicurezza nazionale o economica ma da applicare a tutti i Paesi. Con il mercato che si chiede se l'amministrazione Trump imporrà dazi meno aggressivi di quelli promessi in campagna elettorale, il dollaro scivola ancora nei confronti dell’euro che vale 1,039 (+0,93%).
La settimana è ricca di dati macro importanti. Alle 8:45 è attesa l’inflazione anno su anno di dicembre della Francia (stima 1,5% contro +1,3% di novembre) mentre alle 11 sono attese quella anno su anno dell’Italia (stima 1,5% contro +1,3% di novembre) e anno su anno dell’Europa (stima 2,4% contro +2,3% di novembre). Alle 16 è la volta dell’Ism non manifatturiero di dicembre degli Stati Uniti (stima 53,2 punti contro 52,1 di novembre). Lunedì sono risultati migliori delle attese i Pmi dell’Europa di dicembre: servizi 51,6 punti (51,4 atteso) da 49,5 di novembre e composito 49,6 punti (49,5 atteso) da 48,3 di novembre.
Tuttavia, «è presto per dire che l’Europa si sta lentamente riprendendo, soprattutto perché l’indicatore della manifattura – Pmi manifatturiero – è sceso a 45,1 punti a dicembre (da 45,2 di novembre) continuando quindi a rimanere al disotto dei 50 punti che, come noto, indicano recessione», avverte Antonio Tognoli di Cfo Sim, ricordando che il primo meeting delle Bce utile per tagliare nuovamente i tassi di interesse è il 30 gennaio. «Non siamo del tutto convinti che il taglio possa dare il boost necessario alla ripresa europea, per due motivi. Il primo riguarda la politica fiscale, soprattutto in vista del risultato elettorale delle prossime elezioni della Francia e della Germania. Il secondo la crescita dell’inflazione da costi, indotta dall’aumento dell’energia, gas in testa.
Ancora in calo i prezzi del petrolio: Wti -0,14% a 73,46 dollari al barile e Brent -0,04% a 76,27 dollari al barile. Proseguono, dunque, le vendite per la seconda sessione consecutiva dopo il rally della scorsa settimana in scia alle aspettative di ulteriori stimoli fiscali per rivitalizzare l'economia cinese in difficoltà, sebbene le preoccupazioni per una riduzione dell'offerta russa e iraniana a causa delle crescenti sanzioni occidentali limitino le perdite. L'incertezza si è tradotta in una maggior domanda di petrolio dal Medio Oriente, come dimostra l'aumento dei prezzi del petrolio saudita per l'Asia a febbraio, il primo aumento di questo tipo in tre mesi.
Inoltre, i gestori di fondi hanno aumentato le loro posizioni lunghe nei futures e nelle opzioni sul greggio statunitense nella settimana fino al 31 dicembre, secondo quanto riferito lunedì dalla U.S. Commodity Futures Trading Commission. «La debolezza di questa settimana è probabilmente dovuta a una correzione tecnica, mentre i trader reagiscono a dati economici più deboli a livello globale che minano l'ottimismo visto in precedenza», sottolinea Priyanka Sachdeva, analista senior di Phillip Nova. A pesare sui prezzi del petrolio è anche l'aumento dell'offerta da parte dei Paesi non appartenenti all'Opec che, insieme alla debole domanda dalla Cina, dovrebbe mantenere il mercato petrolifero ben rifornito quest'anno.
Sul listino milanese attenzione a Tim perché dovrebbe prendere una decisione sulla vendita di Sparkle prima della fine del mese, come hanno detto a Reuters due fonti vicine alla situazione. In una riunione del cda convocata per il 15 gennaio i consiglieri inizieranno a discutere l'offerta da 700 milioni di euro presentata congiuntamente dal Tesoro e dal fondo spagnolo, Asterion, mentre una decisione è attesa nel board del 22 gennaio.
Invece, il titolo Stellantis ha chiuso in rialzo di quasi il 4%, in sintonia con un settore automotive europeo particolarmente tonico dopo le indiscrezioni del del Washington Post, smentite da Donald Trump, secondo cui i dazi Usa potrebbero essere meno aggressivi di quanto minacciato dal presidente eletto.
Tra le banche, dopo il nuovo balzo nel capitale di Commerzbank, Unicredit ha messo in sicurezza la partecipazione potenziale acquisita sinora. Poco prima di Natale la banca guidata da Andrea Orcel ha annunciato l’attivazione di un grosso pacchetto di prodotti derivati dopo quello già opzionato a settembre.
Complessivamente la quota è passata dal 21% al 28%, con solo il 9,5% in azioni e il resto (18,5%) in prodotti strutturati, per lo più total return swap. In seguito, come riferito da Bloomberg e ripreso da MF-Milano Finanza, Unicredit ha chiamato i banker di Citi per coprire parte dell'aumento della partecipazione. Unicredit ha anche lanciato un ops su Banco Bpm di cui JP Morgan ha alzato il target price da 8 a 8,30 euro (rating neutral).
Quanto a Generali ha annunciato il riacquisto di tre serie di obbligazioni subordinate e l'emissione di nuove obbligazioni subordinate denominate in euro in formato green.
Tra i titoli minori, si ricorda che è l’ultimo dei due giorni di sospensione dalle negoziazioni delle azioni Unieuro prima della revoca. Mentre Borsa Italiana ha reso noto che da oggi, 7 gennaio, e fino a successiva comunicazione sulle azioni Ubaldi Costruzioni non sarà consentita l'immissione di ordini senza limite di prezzo. (riproduzione riservata)