Borse asiatiche contrastate. Il Nikkei della Borsa di Tokyo è salito dell'1,25% a 27.872 punti. Il fondo di investimento, Japan Industrial Partners, ha presentato ieri 7 novembre una proposta formale per l'acquisto di Toshiba per circa 2,2 trilioni di yen, pari a circa 15 miliardi di dollari. La proposta si basa sull'attuale prezzo delle azioni del gigante industriale e un comitato speciale di Toshiba, istituito ad aprile, deciderà se accettare l'offerta. La Japan Industrial Partners è stata scelta come offerente preferenziale il mese scorso e sta guidando un consorzio di acquirenti.
Bene anche il Kospi di Seul, in rialzo dell'1,07%. Invece, sono scesi i listini di Shanghai e Shenzen: -0,85% e -0,93%, rispettivamente, in scia al rapido aumento dei contagi da Covid a Guangzhou, centro manifatturiero alle prese con la peggior recrudescenza di casi di sempre e impegnato a evitare chiusure sul modello di Shanghai, e in altre importanti città del Paese. A Zhengzhou, capitale della provincia di Henan e importante centro produttivo per la fornitrice di Apple, Foxconn, i nuovi casi sono stati 733 per la giornata di ieri, più che raddoppiati rispetto al giorno prima. In calo anche l'Hang Seng di Hong Kong (-0,81%).
In campo valutario, lo yuan cinese è sceso dello 0,1% a causa del venir meno delle speranze che il governo riduca i lockdown per il Covid in futuro. La valuta ha comunque mantenuto i guadagni della scorsa settimana, quando tenevano banco le speculazioni sull'abolizione delle restrizioni. Lo yen giapponese è fermo a 146,64 contro il dollaro, ma si è avvicinato al suo livello più alto da quasi un mese a questa parte. La valuta, crollata ai minimi degli ultimi 32 anni in ottobre, ha tratto grande sollievo da un dollaro più debole dopo che diversi membri della Fed si sono detti favorevoli a rialzi dei tassi d'interesse più contenuti in futuro. Questo scenario comporterebbe una minor pressione immediata sulle economie asiatiche a causa dell'aumento dei tassi di interesse statunitensi, a tutto vantaggio delle valute regionali. Ma le riserve valutarie del Giappone sono scese ulteriormente a ottobre, mentre il governo ha intensificato gli interventi a sostegno dello yen. Invece, il dollaro è pressoché stabile sull'euro che vale 1,00 (-0,09%).
I trader vedono una probabilità del 52% che la Fed aumenti i tassi di interesse di 50 punti base a dicembre, un aumento più contenuto rispetto a quello di 75 punti base di novembre. Questa settimana l'attenzione è rivolta anche ai dati sull'inflazione CPI degli Stati Uniti, previsti per giovedì 10 novembre, che dovrebbero mostrare che le pressioni sui prezzi sono rimaste ostinatamente alte a ottobre. Una lettura più forte del previsto potrebbe potenzialmente aumentare le aspettative di un'azione più falco da parte della Fed.
I futures di Wall Street sono deboli (+0,03% quello sul Dow Jones e -0,08% quello sull'S&P500) dopo la buona seduta della vigilia. Negli Stati Uniti oggi si tengono le elezioni di medio termine. I sondaggi danno probabile una vittoria dei repubblicani alla Camera, il Senato è in bilico. A meno di un inaspettato successo dei democratici, si profila per i prossimi due anni una situazione politica bloccata a Washington, con il Congresso in grado di limitare la Casa Bianca. Di solito, lo stallo piace ai mercati e alle borse perché impedisce iniziative legislative contro qualche settore o aumenti delle tasse. Il rendimento del Treasury Usa 10 anni sale al 4,22%. Tra le materie prime, si registrano vendite sia sull'oro (-0,47% a 1.672 dollari l'oncia) sia sul petrolio (-0,44% a 91,39 dollari al barile il Wti e -0,36% a 97,57 dollari al barile il Brent). (riproduzione riservata)