L’AI cambierà profondamente le nostre vite. E, analizzando la performance dei differenti comparti di Wall Street da inizio anno, si può dire anche che sta già cambiando le dinamiche settoriali della borsa. Creando vincitori e sconfitti inaspettati. Si prendano, ad esempio le utilities. Non sono più il settore “noioso” di una volta. Il settore da inizio anno ha guadagnato l’11%, nonostante gli alti tassi di interessa Usa. La performance, se misurata dai minimi del 7 aprile, assume le caratteristiche dell’eccezionalità: più del 18% in meno di cinque mesi, secondo i dati forniti da Barchart.com. Si tratta di tassi di crescita da aziende tecnologiche.
Perché, allora, un settore che, come affermato da Moody’s, è caratterizzato da ricavi stabili e prevedibili, marginalità moderata e alto debito cresce a questo ritmo? Come evidenziato da Steve Eisman - reso celebre dal libro e film The Big Short per aver previsto e guadagnato dal crollo dei mutui subprime del 2008– nel suo podcast settimanale Market Wrap, la crescente domanda di energia per alimentare l’AI e i data center ha favorito le quotazioni di molte utilities, soprattutto quelle che operano nelle aree in cui questi centri vengono costruiti, così come altri fornitori di energia.
Si sta inoltre verificando, come sottolineato da Eisman, un fenomeno interessante nel settore dei software. Se, da un lato, nel comparto, che da inizio anno ha guadagnato il 13,7%, i vincitori sono tutti collegati alla narrativa dell’AI Trade, dall’altro, titoli iconici come Gartner, Accenture, Salesforce, AI e ServiceNow hanno subito pesanti cali, secondo lui proprio a causa dell’impatto dell’AI.
Stando a quanto viene riportato in un articolo del Wall Strett Journal del 1° settembre, negli Usa i data center spingono sempre più per connettersi alla rete elettrica, ma resta incerto quanti ne saranno costruiti e quanta energia consumeranno. Le utilities segnalano un aumento senza precedenti delle richieste di connessione, legate alla crescente domanda di energia per alimentare l’intelligenza artificiale. In alcune aree, le richieste dei nuovi data center superano di gran lunga il fabbisogno elettrico attuale.
La domanda di elettricità, stagnante per due decenni fino al 2020, cresce oggi di circa il 2% annuo, spinta soprattutto dall’AI: una ricerca su piattaforme generative come ChatGPT può consumare almeno 10 volte più energia di una ricerca su Google. Zone come Northern Virginia e Texas, con grandi data center e sviluppo industriale, registrano aumenti ancora più marcati.
Il settore è guidato da Constellation Energy Corporation e Vistra Corporation che hanno guadagnato a Wall Street da gennaio, rispettivamente, il 37,7% e il 16,8%. Rispetto a un anno fa i titoli sono saliti del 58,4% e del 123,35%.Dal minimo del 7 aprile, invece, Constellation Energy ha registrato un rialzo da 169,26 dollari a 307,98 dollari ad azione del 74% e Vistra è aumentata dell’89,3% da 99,8 dollari a 189,1 dollari ad azione. Niente male, insomma, per dei titoli “difensivi”.
Come evidenziato da Eisman nel suo podcast, quello che accade all’interno del gruppo dei servizi software è forse la storia più interessante dell’anno. Il rendimento da inizio anno del 14% del settore nel complesso, nasconde ciò che si sta verificando sotto la superficie. Si tratta, infatti, di un gruppo in cui figurano vincenti e perdenti di un certo calibro. Tra i primi ci sono Palantir (+100%), Oracle (+44%) e Microsoft (+21%). Tutti nomi collegati alla narrativa dell’AI.
Tuttavia, come sottolineato dal celebre investitore statunitense, molti titoli software tradizionali hanno avuto performance molto negative. Tra questi: Gartner –49%, Accenture –27%, Salesforce –24%, ServiceNow –12%. . È interessante analizzare la discesa perché i nomi citati hanno, in realtà, business model particolarmente solidi: addebitano un canone mensile, trimestrale o annuale per i loro servizi. Quindi, generalmente, non vendono il software upfront ma tramite abbonamento (SaaS, Software as a Service). Questo modello di business è normalmente apprezzato dagli investitori perché, oltre a creare barriere all’entrata, facilita le previsioni di crescita futura dei flussi di cassa, rendendo più semplice la valutazione delle azioni.
L’AI, tuttavia, emerge come una minaccia concreta per il settore: i costi di sviluppo del software stanno precipitando e nuove aziende offrono servizi a prezzi molto più bassi, indebolendo le barriere che proteggevano i colossi storici. È per questo che quest’anno titoli come Salesforce, Adobe, Acei e ServiceNow hanno registrato forti cali.
L’impatto non riguarda solo il software: anche il settore della consulenza tecnologica soffre, poiché molte attività tradizionalmente svolte dai consulenti possono ora essere automatizzate dall’AI. È uno dei motivi alla base del crollo di Gartner e Accenture, al quale si aggiungono anche i tagli ai contratti di consulenza decisi dall’amministrazione Trump.
Guardando all’effetto complessivo, secondo Eisman, gli investitori guardano con preoccupazione alle conseguenze dell’AI su tutto il comparto. Occorrerà quindi monitorare l’impatto effettivo dell’intelligenza artificiale nel medio periodo sulle barriere all’entrata di cui beneficiano i top player del settore dei servizi software e sull’automatizzazione della consulenza tecnologica.(riproduzione riservata)