
Il vento continua a soffiare a favore dei corporate bond e le aspettative restano favorevoli per tutto il 2025. L’indice Iboxx Euro Corporate Total Return, espressione delle performance delle emissioni obbligazionarie ad alto rating nell’eurozona, è in crescita da inizio anno del 4,2%. Estendendo l’analisi a due anni, il guadagno si attesta al 6,1% medio annuo, un progresso di tutto rispetto, soprattutto se rapportato alla bassa volatilità espressa. Ancora più sostanzioso il progresso delle emissioni ad alto rendimento e basso rating, che hanno saputo sfruttare un ambiente favorevole a livello macroeconomico, banche centrali accomodanti, tassi di default societari sotto controllo, domanda elevata da parte degli investitori, borse toniche (la correlazione tra bond ad alto rendimento e indici azionari è piuttosto elevata). I bond governativi si sono, invece, dovuti accontentare di molto meno, con un allungo da inizio anno vicino all’1,5%.
Le banche centrali hanno iniziato un percorso di limatura del costo del denaro che si protrarrà anche nel 2025, in linea generale un elemento a favore dei prezzi dei bond già emessi ma anche per le stesse aziende, che possono finanziarsi a costi via via minori. Per le emissioni societarie, in particolare, è utile guardare alla dinamica attesa degli spread, ovvero del differenziale di rendimento rispetto ai bond governativi. Goldman Sachs, nella recente Credit Strategy Research, si aspetta che nei prossimi trimestri gli spread dei bond corporate si manterranno in una stretta fascia di oscillazione a livello globale. Anche i differenziali di rendimento nella sola area euro sono visti laterali nei mesi a venire, considerando la scarsa sensibilità del credito alla crescita e il ciclo di allentamento monetario attuato dalla Bce.

La banca d’affari ritiene che gli attuali livelli di spread (113 punti base) per i bond societari ad alto rating (investment grade) nell’Eurozona possano salire fino a 125 punti base entro la fine del 2025, ma anche l’ambiente ad alto rendimento, ovvero basso rating, non dovrebbe subire scossoni, con i differenziali visti passare dagli attuali 320 punti base a 350 punti base tra un anno. Inoltre, in termini di ammontare emesso, sempre nell’area euro, Goldman Sachs si aspetta una sostanziale stabilità per il 2025, rispetto a quanto collocato nel corso del 2024; con un saldo netto leggermente positivo per l’ambiente high yield ma marcatamente favorevole per i bond investment grade, grazie ai +175 miliardi netti di euro previsti per il prossimo anno.
Per l’ambiente europeo ad alto rendimento, l’asset manager statunitense si aspetta una percentuale di default prossima al 4% per il 2025, rispetto al 4,1% atteso a fine 2024, anche qui uno scenario confortante. A sua volta Unicredit Research considera la crescita economica lenta un elemento positivo per il credito e ritiene gli attuali valori degli spread societari correttamente prezzati, il che implica un margine limitato per eventuali allargamenti, dinamica che impatterebbe negativamente sui prezzi dei bond. Per Bank of America la richiesta di emissioni di qualità sarà l’elemento dominante per il resto dell'anno e tutto il 2025, con forti flussi netti verso i bond investment grade nel primo semestre. Gli ibridi societari dovrebbero esprimere il miglior rapporto rischio/rendimento, ma anche i bond subordinati dovrebbero generare buoni risultati; meno interessanti le obbligazioni corporate di alto livello, dopo il recente rally rispetto ai titoli di Stato, e anche qui i rischi di default sono visti sotto controllo nel 2025.
In merito alle emissioni societarie italiane, si segnala che Intesa Sanpaolo ha da poco collocato con successo, tra investitori istituzionali, un’obbligazione subordinata Tier 2 con scadenza 2036, per un importo di 1,25 miliardi di euro raccogliendo ordini per 3 miliardi; la cedola è a tasso fisso 4,271%, ma l’elemento forse più interessante è che si tratta del minor costo mai raggiunto per un bond subordinato di una banca italiana negli ultimi 14 anni, a conferma che l’ambiente di investimento rimane salutare anche a livello domestico. Mentre in settimana Unicredit, Bper e Stellantis si sono riaffacciate sul mercato obbligazionario raccogliendo quasi 12 miliardi su tre bond, denaro proveniente soprattutto dall'estero, inclusi gli Usa.
Accoglienza super, in particolare, per il bond subordinato Additional Tier 1 perpetuo da 500 milioni di euro che Bper ha voluto lanciare con una cedola del 6,5%. A cui ha fatto seguito un’altra emissione perpetua, richiamabile a sette anni, lanciata da Deutsche Bank: paga l’8% circa. Rischi di coda esistono sempre, ma per ora non si vedono grosse nubi all’orizzonte. La tabella evidenzia una selezione di obbligazioni societarie investment grade denominate in euro che rendono in media il 3,2% annuo, per chi non ama la massima diversificazione (che invece è sempre da preferire in ambito high yield) e vuole puntare su singoli nomi, portando a scadenza il bond.(riproduzione riservata)