Il tema dei bond in portafoglio diventa sempre più centrale dopo che la Fed, mercoledì 20 settembre, ha tenuto i tassi fermi. Ma ha avvertito che entro fine anno è probabile un altro aumento.
Questo fatto ha da un lato mandato in rosso le borse mondiali, dall’altro ha fatto impennare la curva dei rendimenti a breve nel settore del reddito fisso. Infatti il T bond Usa decennale ha visto il rendimento salire dal 4,35% al 4,46% portandosi ai massimi degli ultimi 16 anni e il titolo Usa a due anni balzare fino al 5,182% dal 3,72% di mercoledì prima del meeting della Fed, sfondando i massimi del 2006 del 5,16%. Si tenga conto che l’inflazione in Italia era al 5,3% ad agosto.
Bisogna tornare indietro al 2000 per trovare un rendimento tanto alto del titolo a due anni. Questo significa che chi compra oggi un Treasury con scadenza nel 2025 e lo tiene fino a scadenza ha un rendimento lordo in portafoglio di quasi il 5,2%. E può beneficiare di un potenziale rialzo del dollaro sull’euro, se si pensa che l’economia Usa è attesa viaggiare meglio di quella europea e che gli Stati Uniti, a differenza dell’Eurozona, sono indipendenti sul fronte energetico.
Secondo Giacomo Alessi, analista obbligazionario, consulente per il reddito fisso di Finint Private Bank, «difficilmente i tassi scenderanno nel breve periodo, quindi seppur siamo arrivati alla fine del ciclo di rialzo del costo del denaro, perché queste politiche economiche siano effettive, bisognerà mantenere tali livelli più a lungo». E questa notizia «impatta principalmente sui tassi a breve termine dovendo riflettere gli attuali tassi delle banche centrali spalmati sugli anni alla scadenza».
Dal meeting della Fed è emerso poi che 12 su 19 membri del board sostengono che ci sarà bisogno di un ulteriore incremento da qui a fine anno e sempre meno membri credono che sarà possibile tagliare i tassi nel corso del 2024 per contrastare l'inflazione.
Secondo Alessi, «per l'investitore più evoluto potrebbe aver senso acquistare titoli di stato brevi in dollari scommettendo su un rafforzamento del cambio e sui tassi Usa a fine corsa e comprare anche il nuovo Btp Valore che esce a inizio ottobre con cedole trimestrali direi alte a questo punto».
Da notare che il Mef assumerà come punto di riferimento per la nuova emissione destinata al pubblico finale il Btp 4,75% 1/9/2028 (Isin IT0004889033), il cui rendimento di mercato era del 3,81% lordo l’11 settembre, dopo la Fed è salito al 3,93%.
Il Btp al 2028 serve al Tesoro per stabilire il piano cedole che verrà annunciato il 29 settembre, calibrandolo in modo che il rendimento effettivo lordo a scadenza sia molto vicino al Btp di riferimento quotato sul mercato.
Secondo Raphael Thuin, Head of Capital Markets Strategies di Tikehau Capital, «visti i rendimenti attuali, spesso ai livelli più alti degli ultimi 15 anni, una strategia che capitalizzi quelle che sono diventate cedole elevate nel settore obbligazionario offre prospettive interessanti nel lungo periodo». Per limitare il rischio, il gestore preferisce i titoli a duration bassa per trarre vantaggio da curve dei rendimenti molto piatte. Punta quindi sul breve termine con bond di alta qualità, investment grade. (riproduzione riservata)