Gli Stati Uniti sono più vicini a un ulteriore rallentamento dell’attività di quanto non lo fossero nel primo semestre del 2023. Rallentamento che dovrebbe tradursi in un atterraggio morbido o in una recessione, magari tecnica. Inoltre, la crescente fiducia della Fed in un atterraggio morbido, nella disinflazione e nella fine dei rialzi dei tassi ha stimolato un rally del mercato obbligazionario che, se lasciato incontrollato, potrebbe allentare le condizioni finanziarie e per questa via portare alla sua stessa fine, sottolinea Antonio Tognoli di Cfo Sim.
Il ciclo economico continua a maturare in un contesto di significativo inasprimento delle condizioni finanziarie, che probabilmente non farà altro che esacerbarsi in un regime di tassi di interesse più elevati per un periodo più lungo che ha appena iniziato a mordere i consumatori e le piccole imprese. «Con uno spread di 125 bps, per esempio, il mercato investment grade riteniamo prezzi solo una probabilità del 15% di recessione nei prossimi 12 mesi, il che, ipotizzando una recessione ogni sette-dieci anni, è una probabilità più o meno media», osserva Tognoli. Lo scenario base continua a prevedere una crescita del Pil inferiore al trend, seppur ancora positiva, nel 2024, con rischi ponderati al ribasso.
In questo contesto, tra gli investimenti a Tognoli sembra corretto continuare a privilegiare l’alta qualità degli attivi e mantenere leggermente sottopeso le società investment grade rispetto ad altre classi di asset di qualità superiore e più difensive come Treasury e titoli garantiti da ipoteca (MBS, mortgage-backed security). Per essere chiari, precisa Tognoli, «non ci aspettiamo, comunque, che gli spread dell’investment grade raggiungano livelli recessivi di circa 200 pb visto che i bilanci societari rimangono in buona forma».
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Il rendimento in eccesso a termine degli MBS potrebbe, infatti, migliorare grazie a spread più ampi e all'attenuazione della volatilità dei tassi di interesse. In quest’ottica, Tognoli crede che vi siano diversi fattori che possano favorire il settore degli MBS nei prossimi 12 mesi. Questi includono l’avvicinarsi della fine del ciclo di rialzi della Fed, una moderazione della volatilità dei tassi di interesse, un minor rischio di estensione della durata e, soprattutto, valutazioni MBS più attraenti con spread aggiustato per le opzioni (OAS) sui titoli garantiti da mutui ipotecari statunitensi.
Finora quest’anno gli MBS hanno sottoperformato ampiamente altre classi di attività a reddito fisso di alta qualità, in particolare su base corretta per la durata. L’eccesso di rendimento da inizio anno dell’indice MBS pari a -0,7% circa è stato influenzato negativamente da spread più ampi, data la domanda più debole per questa asset class, spiega Tognoli. Gli ostacoli tecnici hanno incluso i deflussi di MBS dai fondi comuni di investimento, il continuo deflusso delle posizioni MBS dal bilancio della Fed e la riduzione della domanda da parte delle banche americane.
Mentre queste ultime, che collettivamente possiedono circa il 30% del mercato degli MBS di agenzia, potrebbero rimanere in disparte a causa delle significative perdite non realizzate sui portafogli MBS esistenti per un totale di 558,4 miliardi di dollari nel secondo trimestre (secondo Bloomberg), «ci aspettiamo che le banche tornino lentamente alla normalità nel corso dei prossimi mesi», prevede Tognoli. E ciò dovrebbe portare a spread leggermente più ridotti per gli MBS, a parità di tutte le altre condizioni. Inoltre, conclude l’esperto di Cfo Sim, «qualora dovessero aumentare le preoccupazioni sul credito nel mercato societario, gli MBS dovrebbero mostrare una minore volatilità rispetto agli investment grade».
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