
La tempistica del primo taglio dei tassi di interesse resterà al centro dell’attenzione dei mercati nei prossimi mesi (guardando l’andamento dei futures dei tassi a 3 mesi, il mercato si aspetta che i tassi della Bce e della Fed si riducano almeno di due punti nei prossimi 18 mesi). Ma la preoccupazione principale per gli investitori obbligazionari è rivolta su un altro fronte: quello dell’evoluzione dell’offerta netta sul mercato dei titoli di Stato, che potrebbe avere ripercussioni sulla curva dei rendimenti nei Paesi sviluppati, avverte Alberto Foà, presidente e responsabile del team obbligazionario di AcomeA Sgr. Un ulteriore fattore di rischio per i Treasuries è rappresentato, inoltre, da una probabile rielezione di Donald Trump, che ha in programma nuovi tagli alle tasse da finanziare in deficit.

Le nuove emissioni governative per finanziare le manovre fiscali, infatti, non saranno più sostenute dalle banche centrali, le quali nei prossimi mesi continueranno, invece, a dismettere i titoli in portafoglio (quantitative tightening). Negli Stati Uniti sono attese emissioni nette quest’anno per 1.920 miliardi di dollari dai 1.427 miliardi nel 2023 (+34,6%); in Italia per 150 miliardi di euro da 122 miliardi (+30%). Cinque anni fa, ancora in pieno quantitative easing, l’offerta netta era negativa negli Usa per -449 miliardi di dollari e anche in Italia per -42 miliardi.
Nei prossimi mesi, aggiunge Foà, il principale rischio per l’Eurozona, dal punto di vista macro, è che il rigore fiscale imposto dalla Germania possa fiaccare ulteriormente la crescita dell’area euro, come già visto nel decennio precedente alla pandemia. Mentre, grazie a una politica fiscale più aggressiva, gli Stati Uniti potranno contare su ritmi di crescita più sostenuti. La crescita dei salari reali negli Usa ha sostenuto i consumi negli scorsi trimestri, i quali continuano a crescere in linea con l’andamento dell’economia americana. «La contrazione dei consumi in Europa potrebbe avere un impatto negativo su alcuni settori in borsa e sulle obbligazioni corporate», indica Foà.
Considerando, quindi, l’attuale scenario, la situazione del mercato obbligazionario risulta meno favorevole rispetto a quella di quattro mesi fa, con maggiori spazi in Europa, soprattutto se i tassi scenderanno più rapidamente di quanto previsto. «Non vediamo particolare valore sulla parte lunga dei titoli di Stato dei paesi sviluppati. Il Bund resta un bene rifugio, forte di un rapporto debito/pil inferiore al 60%, ma con limitate prospettive di un potenziale rialzo. Il grosso della riduzione degli spread sui titoli corporate, inoltre, è già avvenuto negli scorsi mesi, lasciando tuttavia alcune opportunità sul mercato», suggerisce il presidente e responsabile del team obbligazionario di AcomeA Sgr.
L’esperto ha, quindi, ridotto la duration dei portafogli e alleggerito alcune posizioni, dopo la corsa degli ultimi quattro mesi, incrementando la liquidità o i titoli equivalenti, per cogliere qualche situazione particolare che potrà portare rendimento. L’unica posizione più lunga di duration è stata presa sui mercati emergenti in valuta locale con esposizione a Brasile, Colombia, Messico e Sud Africa. L’altra area considerevole nei portafogli fa riferimento al settore bancario europeo che ancora mostra rendimenti attesi interessanti.
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