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Bond, 11 obbligazioni ibride che rendono fino al 6,5% e stracciano i Btp per il secondo semestre del 2024
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Bond, 11 obbligazioni ibride che rendono fino al 6,5% e stracciano i Btp per il secondo semestre del 2024

12 luglio 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 15 luglio 2024, 11:17

Cresce la domanda di emissioni subordinate ibride soprattutto nel settore energetico, grazie ai rendimenti a premio rispetto alla carta tradizionale. Il rovescio della medaglia? In caso di default i titoli senior hanno la precedenza nei rimborsi

Sono intriganti per quel brivido in più. I bond subordinati ibridi non sono emissioni tradizionali, hanno scadenze perpetue o molto lunghe e solitamente sono parecchio liquide (ammontare medio da 750 milioni-1 miliardo). Sono simili alle obbligazioni in quanto pagano cedole prefissate, ma anche alle azioni perché le cedole possono essere differite a discrezione dell’emittente, spiega a Milano Finanza Mauro Ratto, co-cio di Plenisfer Investments Sgr. Infatti, sono collegate ad opzioni call di richiamo a scadenza, che varia dai 3 ai 5 anni, in pochi casi arriva a 10. Con una situazione finanziaria solida normalmente gli emittenti richiamano i bond alla call, poiché non farlo può essere oneroso e può privarli di una fonte di finanziamento molto efficace.


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Bond ibridi, a metà tra obbligazioni e azioni

Le agenzie di rating tendono a trattare questi strumenti come 50% debito e 50% azione. Attenzione, però, in caso di default dell'emittente, sottolinea Riccardo Abbona, managing director del capital markets & risk management di Barclays, i primi bond che vengono rimborsati sono i senior e solo se avanza cassa gli ibridi. Quindi, per come sono strutturati, continua Ratto, richiedono un’analisi approfondita dell’emittente; meglio affidarsi a gestori professionali che, se caratterizzati da un approccio libero dai vincoli dei benchmark, possono includerli in portafogli diversificati.

Approccio svincolato dai benchmark

In effetti, una strategia «unconstrained», concorda Antonella Manganelli, ad di Payden & Rygel Italia, «è più libera di allocare tra le varie classi di attività in base alle proprie convinzioni, con l'aspettativa di ottenere per gli investitori rendimenti superiori aggiustati per il rischio. Le capacità di gestione attiva», spiega l’esperta, «sono fondamentali in una strategia di questo tipo, più in grado, rispetto a quelle incentrate sui benchmark, di adottare misure per preservare il capitale in diversi contesti di mercato». Tuttavia, i bond ibridi non sono per tutte le tasche, visto che il taglio minimo è da 100.000 euro e generalmente solo le grandi banche li vendono, dopo aver appurato che il profilo di rischio dell’investitore sia adeguato.

Gli emittenti

Gli emittenti, in ogni caso, sono generalmente di alta qualità, con rating investment grade, i cui bond subordinati hanno rating inferiori di due livelli e tuttavia rimangono crediti investment grade, BBB o superiori, e con rendimenti molto simili ai titoli high yield BB, precisa l’esperto di Plenisfer Investments Sgr. Spesso sono società di grande dimensione con un ruolo strategico all’interno delle loro economie, fattore che ne riduce la rischiosità. Sebbene rappresentino una forma di finanziamento più costosa del debito senior, le società possono utilizzare i bond ibridi per sostenere i propri parametri di credito e rating, dal momento che sono in parte considerati azioni dalle agenzie di rating, o per aumentare la loro flessibilità finanziaria o fare acquisizioni senza danneggiare il rating creditizio.

Perché sono più rischiosi

Lato investitori, gli strumenti ibridi comportano più rischi rispetto al debito senior. Tuttavia, vengono compensati con un rendimento aggiuntivo: offrono uno spread di 140-180 punti base che oggi vuol dire un rendimento del 4,5%, superiore a quello del Btp 10 anni (3,8%). «Da notare che ultimamente il gap di rendimento tra i due strumenti, i senior e gli ibridi, si sta assottigliando moltissimo. In passato, tale differenziale è arrivato anche a 250-270 punti base, invece ora siamo a 140/130 punti base, vicino ai minimi storici», indica Abbona. Come lo si spiega? «Semplice c’è molta liquidità e gli investitori diversificano, non acquistando solo gli asset più sicuri, ma puntando anche su rendimenti più alti. I titoli ibridi sono andati a ruba negli ultimi mesi, in Italia le ultime emissioni hanno interessato società del comparto energetico come Enel, Terna e A2A. Nella seconda parte dell’anno», prevede l’esperto di Barclays, «mi aspetto ancora una buona domanda per questi bond». Certo che non tutti sono un buon investimento. Il 99% delle società che li emettono sono in buona salute e li richiamano quando stabilito, ma non manca chi, come è successo nel 2022 con la crisi del settore immobiliare, non lo fa.

I settori su cui puntare

Meglio prediligere, secondo Ratto, le emissioni dell’area euro, con l’inflazione che si sta avvicinando all’obiettivo del 2%, e quelle britanniche, «richiamabili a breve termine, 2,3 anni, che ci consentono di massimizzare i tassi a breve e minimizzare il rischio di credito e la volatilità. A livello settoriale puntiamo sui non finanziari, emessi da società di alta qualità con un buon flusso di cassa, come i colossi energetici o le telecomunicazioni, senza dimenticare le utilities, in particolare quelle che distribuiscono energia. Ci piacciono anche i bond ibridi finanziari, anche se sono più complessi perché soggetti alla regolamentazione bancaria, alle mosse delle banche centrali, all’andamento dei crediti deteriorati e dei dati macro. In questo settore, sono in particolare le banche italiane, caratterizzate da bilanci solidi e capitale elevato, a essere le darling del mercato».

In alternativa...

In alternativa, con le obbligazioni corporate a 30 anni che rendono il 5,7% e con i tagli dei tassi all’orizzonte: «la Fed li taglierà una volta a dicembre 2024 e quattro volte nel 2025, mentre la Bce, secondo le nostre stime, ancora una volta per 25 punti base nel 2024 e cinque tagli, in tutto da 125 punti base, nel 2025 è un buon momento per estendere la duration del portafoglio nella parte Usa investment grade corporate», suggerisce Antonella Manganelli, «mantenere queste posizioni a lungo termine porterà, infatti, benefici agli investitori in termini di apprezzamento dei titoli, qualora la Fed dovesse finalmente decidere di tagliare i tassi. La parte a breve della curva offre ancora rendimenti elevati, ma le scadenze più brevi comportano un rischio di reinvestimento, per questo l’ideale è mantenere un approccio equilibrato con alcune posizioni a long duration. Vediamo valore anche nelle società investment grade in euro e in alcune sacche di società high yield. Ci piacciano, in particolare, i titoli finanziari come banche e Reit». 


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