BMW Z3, Mercedes SLK o Porsche Boxster? Ecco le 3 youngtimer da guidare oggi
Scoperte, tedesche e affascinanti: BMW Z3, Mercedes SLK e Porsche Boxster sono le youngtimer da riscoprire oggi. Icone anni ’90, ancora amate da uomini e donne, unite da piacere di guida, solidità meccanica e valore collezionistico
L’estate sta finendo: è il momento di pensare a una scoperta. Meglio se classica, o quasi, come le youngtimer. Automobili che, con l’allungarsi della vita umana media, restano più a lungo fresche nel ricordo e diventano storiche anche ai fini legislativi (in Lombardia e provincia Autonoma di Trento già dopo 20 anni), riducendo i costi di mantenimento.

Gentleman tra queste amate da guidare a cielo aperto ne ha considerate tre: accomunate dall’esser nate nello stesso biennio 1995-96, di essere tedesche e prodotte da marchi di qualità, a garanzia di affidabilità e sicurezza.
Scegliendo con cura versioni o allestimenti, sono anche destinate a interessante rivalutazione: l’argomento del buon investimento, solitamente in famiglia funziona per evitare ostracismo coniugale. In entrambi i sensi: a proposito di coniugi, sono modelli almeno parimenti apprezzati dalle signore, molte delle quali le hanno avute da nuove.
In ordine alfabetico e d’età, BMW Z3 (1995-2002), Mercedes-Benz SLK (1996-2016, poi fino al 2019 come SLC) e Porsche Boxster (1996 a oggi, dal 2016 con nome 718 Boxster), hanno fascino intenso ma a modo loro anche molto diverso. Offrono versioni tranquille (la Stella persino a gasolio, tra le più recenti) e altre potenti, più alcune potentissime come le BMW Z3 M fino a 325 cavalli, Mercedes-Benz SLK 55 AMG (le sole con un V8 di 5,5 litri fino a 360 cavalli, ma solo youngtimer). Mentre Porsche, fermandoci a 20 anni fa, raggiunge i 280 con Boxster S 3200 cc versione 2005-06, per scatenarsi poi.
Top 3 e non di più
Gentleman ha ristretto la platea al solo podio, per varie ragioni. In via primaria per omogeneità di trazione, per tutte solo posteriore, secondariamente perché ci sarebbe stata una lotta interna con BMW Z4 (prodotta dal 2002 a oggi), modello da approfondire in futuro. Limitandosi alla prima motivazione, si comprende la mancanza, tra queste Top 3, della non meno intrigante Audi TT Roadster, con trazione anteriore e più giovincella (1999-2023), ma oltretutto non «nativa scoperta» in quanto derivata da TT Coupé, nata nel 1998.
Tornando alle prescelte, Z3 e Boxster hanno capote in tela: la seconda ad azionamento molto rapido, mentre SLK è stata la prima a introdurre il tetto metallico ripiegabile nel bagagliaio, che aggiunge la praticità multistagionale. Ma è il momento di analizzare modello per modello.

BMW Z3
Segue nelle sigle del marchio dell’Elica, l’apripista futuribile Z1 (1988-91), seducendo per l’interpretazione della sportività in una roadster compatta e gradevole, a partire dal frontale tipicamente BMW. Per il marchio rappresenta “la riscoperta dell’essenza della scoperta”: ispirata ai miti dei decenni precedenti – i tempi delle spiderine italiane e inglesi – è lunga soli quattro metri, ha motore anteriore e trazione posteriore, non tanti cavalli ma buon assetto e linea molto piacevole. È caratterizzata dal frontale aggressivo, dallo slancio laterale con seduta arretrata, che si conclude all’improvviso con la coda cortissima.
Quando esce tutti ne ammirano l’essenza e la desiderano: Z3 diventa la scoperta accessibile, dalla tecnologia equilibrata con forme attraenti e capace di enfatizzare il piacere di guida. Nasce con motore 1,8 da 115 cavalli che però la spinge a 194 km/h. Seguono altri propulsori a quattro cilindri fino a 170, poi con sei (in linea) i 2.8 da 193 e 3.0 da 231; tra queste non mancano le Z3 M, fino a 325 cavalli.
Dal 1995 incontra il gusto in modo trasversale: per giovani, come seconda o terza auto per guidatori maturi e appassionati, apprezzata da uomini e donne, da esordienti alla guida e da grandi appassionati. Fino al 2002 se ne venderanno quasi 300 mila.

Mercedes-Benz SLK
Si fa notare già dal colore di lancio, inusuale per la Stella: Giallo Yellowstone, come a indicare l’unicità del modello nell’ambito della gamma.
Sul mercato non esiste niente del genere: si tratta di una coupé che, grazie a un ingegnoso sistema idraulico, si trasforma in spider in una manciata di secondi. Il tettuccio rigido scompare nel vano bagagli semplicemente premendo un pulsante, rendendo così obsoleti all’istante la capote in tela e l’hard-top asportabile.

Diventando presto la scoperta compatta che ha fatto epoca: elegante e divertente, offre il fascino e le sensazioni di una roadster sposate alla fruibilità di una coupé, con la classica qualità della Stella: questi i principali motivi di un successo duraturo.
Sportiva, leggera, compatta, SLK, sigla di Sportlich, Leicht, Kompakt, è la Mercedes-Benz che, nel tempo, più ha saputo conquistare clienti molto differenti: donne, giovani, sportivi, manager e industriali, indifferentemente conquistati anche dal pregio di un marchio che permette di non essere mai fuori luogo.
Mercedes-Benz SLK (serie R 170) debutta nel 1996 con pianale, sospensioni e organi meccanici derivati dell’affidabile Classe C. È compatta, ha linea particolarmente dinamica e reinterpreta in chiave della Stella le classiche spider degli anni 50 e 60 – quando le SL erano piccole – rispettandone le proporzioni.
Nonostante le dimensioni compatte, ha buone abitabilità e accessibilità. Il bagagliaio ha dimensioni modeste che, ripiegando il tetto, si riducono ulteriormente; contenuta la capienza del serbatoio, con autonomia limitata per le versioni più potenti.
I motori sono a quattro cilindri da 2 o 2,3 litri, con potenze di 136 o 192 cavalli (SLK 200 e SLK 200 Kompressor) oppure di 193 (SLK 230 Kompressor). Dal 2001 aggiunge i sei cilindri a V per SLK 320 da 216 cavalli e SLK 32 AMG da 354 con compressore volumetrico. Nel 2004 la SLK serie R 171 cambia frontale: più aggressivo per i propulsori da 163, 231 e 272 cavalli, ai 355 e 360 delle 55 AMG. Conservando sempre il giusto equilibrio tra potenza e tenuta.

Porsche Boxster
rappresenta, rispetto alle 911, un ritorno all’essenzialità della Porsche 356 Nr. 1 Roadster. Non cerca prestazioni assolute ma rimette al centro il pilota e il piacere di guida: garantendo al marchio decenni di successi. Con il motore posteriore centrale, boxer a sei cilindri di 2,5 litri raffreddato ad acqua che sviluppa 204 cavalli, però, ruggisce come le 911. Non confrontabili le doti di scatto e ripresa, ma in curva guizza incollata a terra, consentendo accelerazioni laterali superiori a 1 g, dimostrando senza confronti l’agilità sui percorsi tortuosi e di montagna.
Boxster (codice interno 986: così gli appassionati identificano ogni Porsche) conquista i mercati mondiali. Con estetica quasi immutata, nel 2000 i motori diventano di 2,7 litri con 220 cavalli e, per Boxter S, 3,2 da 250, che crescono un po’ nel 2002 e fino a 266 l’anno dopo con la serie 550 Spyder: limitata a 1953 esemplari per i 50 anni dall’originale, ha scarico accordato, assetto abbassato, freni maggiorati e cerchi da 18”. La seconda generazione (987) è dell’autunno 2004, con 240 cavalli per la 2.7 e 280 per Boxster S, più molti sistemi di sicurezza.

Porsche Boxster non è, come l’antenata 914, realizzata con Volkswagen e presto definita con l’immeritata etichetta di «Porsche dei poveri, espressione del vorrei ma non posso». Ha sempre avuto immagine e, soprattutto, una sua dimensione prestazionale di tutto rispetto. Solo un piccolo peccato originale, che non l’ha però danneggiata: con il progetto iniziale, Porsche vuole ridurre i costi con processi industriali semplificati, condividendo parti meccaniche e carrozzeria fino al 70% con 911: è quindi quest’ultima, con la serie 996 a soffrire della parentela di minor rango e non il contrario.

Boxster dimostrerà la validità del progetto con gli anni: partendo dai 204 cavalli delle prime, arriverà a raddoppiarli con l’ultima generazione, che dal 2016 antepone il numero 718 (altro richiamo storico) a Boxster. Giustificando il ritorno al motore a quattro cilindri, però turbo, da 300 a 365 cavalli. Con le ultime versioni stradali estreme GT4 che spremono dai motori aspirati a sei cilindri di 4,0 litri, 420 cavalli, saliti a ben 500 tondi per le GT4 RS. Tornando come le primissime Porsche, a essere definite “Nate per correre”.
I consigli di Gentleman
Al di là dei generici come selezionare vetture già a posto e senza doverci mettere troppo le mani, i restauri possono costare anche più dell’acquist , e dopo aver indagato a fondo su passato, manutenzione e incidenti, ecco un suggerimento altrettanto generico quanto valido: scegliere il modello che piace e che magari si è sempre desiderato, perché nessuna delle tre è un’auto sbagliata. Altrimenti decidere la ragione dell’acquisto tra affezione, passione, tipo di utilizzo e stile di guida (con attenzione a motori e prestazioni), o investimento. Oppure tutti insieme: sono modelli che lo consentono.
Infine, si possono fare ottimi affari alle aste: serie e riconosciute (non quelle solo online) dove si trovano anche esemplari eccellenti.
Una per una: per BMW Z3 bisogna essere molto attratti (non è difficile), e avere budget contenuto: altrimenti ci sarebbe in agguato la tentazione di Z4 (secondo generazione E89, 2009-16) da far invecchiare bene. Per il piacere di guida, meglio scegliere le Z3 con qualche cavallo in più della prima 1,8 a quattro cilindri, magari cercando i più longevi a sei: per questi, alle aste estere c’è più scelta.
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Le tre generazioni di Mercedes-Benz SLK sono esteticamente molto diverse: tutta questione di gusti. Se con motori “semplici” la prima R170, se per la potenza (da usare) la seconda R 171 e se per estetica da far durare nel tempo e gran motori la terza, non ancora storica: R 172 (2011-16) che ricorda SLS AMG del tempo.
Porsche Boxster offre molti esemplari: meglio 2,7 (dal 2000) o S 3.2, oppure le stesse nelle versioni neoventenni 987, dal 2005. Come per tutte le auto del marchio, preferibile spendere più, acquistando modelli con libro tagliandi e la certificazione dei Centri Porsche, per aver meno sorprese dopo. Godendole per anni a cielo aperto, mentre si rivalutano. (Riproduzione riservata)
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