La tassazione sulle plusvalenze delle criptovalute al 42%, entrata ufficialmente nel testo della manovra, «rischia di essere emulata da altri Paesi europei, togliendo al continente l’enorme vantaggio competitivo acquisito con il regolamento Micar (Market In Crypto-Assets Regulation, ndr)». Chi parla è Gianluigi Guida, ceo di Binance Italy, la divisione tricolore del più grande exchange di criptovalute al mondo. Ex consigliere su fintech e blockchain dell’allora ministro degli Affari Europei (e oggi presidente Consob) Paolo Savona, Guida ha un’idea chiara: «Se si rimane così ancorati al passato si rischia di lasciare tutto il mercato in mano agli attori nordamericani e asiatici».
Domanda. Quali possono essere le conseguenze di questo aumento della tassazione al 42%?
Risposta. Si sta tassando un prodotto che viene offerto agli investitori: quindi diminuirà la domanda e di riflesso sarà minore l’offerta, quindi i fatturati delle aziende del settore e le tasse che pagano. Ma c’è anche un altro tema: si rischia di disincentivare tutta l’innovazione in ambito blockchain, spostandola all’estero.
D. In che modo?
R. La blockchain è la tecnologia alla base delle criptovalute, ma non solo. La tassazione al 42% in manovra sembra vedere soltanto un lato potenzialmente nocivo del bitcoin e delle altre valute digitali, senza considerare tutti i vantaggi della blockchain. Ad esempio, usando questa tecnologia in passato abbiamo potuto fare donazioni praticamente istantanee a supporto delle popolazioni vittime di terremoti e altre calamità.
D. Che riscontri state avendo dagli altri Paesi in cui Binance opera?
R. È inevitabile che in tutta Europa ci sia preoccupazione. Binance è una multinazionale globale, e mentre vediamo nazioni in cui il potenziale di innovazione della blockchain e delle cripto viene incentivato, l’Italia rimane così tanto ancorata al passato. E questo può solo portare a un circolo vizioso che soffocherà l’innovazione.
D. Come?
R. Se ci dovesse essere un effetto contagio dall’Italia all’Europa rischieremmo di perdere l’enorme vantaggio normativo che abbiamo acquisito sul resto del mondo con l’approvazione della Micar. Nella stesura di questo regolamento sono stati fatti investimenti di tempo e di risorse. C’è il rischio di vanificare tutto, creando peraltro una disparità tra sistemi fiscali e anche tra strumenti finanziari.
D. Vede il rischio di iniquità tra asset di investimento?
R. Senza dubbio. Lasciando da parte il caso dei titoli di Stato tassati al 12,5%, attualmente le cripto sono tassate al 26%, senza alcun regime di favore rispetto ad altri strumenti. Non capisco il perché di un’iniquità di questo tipo, tanto più che nel testo della manovra gli Etf che hanno le cripto come sottostanti non rientrano in questa misura.
D. Quali saranno i prossimi passi?
R. Faremo tutto quanto in nostro potere per portare il nostro punto di vista nei tavoli dell’esecutivo. D’accordo anche con gli altri player dell’industria e con personalità del mondo accademico, della ricerca e dell’innovazione, vogliamo anche far passare un altro messaggio. Il nostro settore attira tanti giovani talenti: non vogliamo correre il rischio di assistere a un’altra fuga di cervelli all’estero. (riproduzione riservata)