«Il bitcoin non ha mantenuto fede alla promessa di diventare una valuta digitale decentralizzata globale ed è ancora poco utilizzato per trasferimenti legittimi. L’ultima approvazione di un Etf non cambia il fatto che il bitcoin non è adatto come mezzo di pagamento o come investimento». È così che esordisce la Banca Centrale Europea in un articolo sul suo blog a firma di Ulrich Bindseil e Jurgen Schaaf, rispettivamente direttore generale e consigliere del dipartimento di pagamento e infrastrutture di mercati.
Secondo gli analisti della Bce, tutti i timori avanzati sull’uso del bitcoin si sono concretizzati. «Oggi, le transazioni bitcoin sono ancora scomode, lente e costose. Al di fuori del darknet (la parte nascosta di Internet utilizzata per attività criminali) non viene quasi mai utilizzata per i pagamenti», spiegano gli esperti, sottolineando che le iniziative normative per combattere l’uso su larga scala della rete legata alla criptovaluta da parte dei criminali non hanno finora avuto successo. «Anche la piena sponsorizzazione da parte del governo di El Salvador che gli ha concesso lo status di moneta a corso legale e ha cercato in tutti i modi di dare il via agli effetti di rete attraverso un regalo iniziale di 30 dollari in bitcoin gratuiti ai cittadini, non è riuscita a stabilirlo come mezzo di pagamento di successo».
Allo stesso modo, per gli esperti, il bitcoin non è ancora adatto come investimento. Per Bindseil e Schaaf, inoltre, la criptovaluta non genera alcun flusso di cassa (a differenza degli immobili) o dividendi (come le azioni), non può essere utilizzata in modo produttivo (come le materie prime) e non offre alcun beneficio sociale (vedi i gioielli in oro) o apprezzamento soggettivo basato su capacità eccezionali (come le opere d’arte). «Gli investitori al dettaglio meno esperti dal punto di vista finanziario sono attratti dalla paura di perdere l'occasione, che li porta potenzialmente a perdere i loro soldi», si legge nell’articolo della Bce.
Per molti, il rally dell’autunno del 2023 è stato avviato dalla prospettiva di un’imminente inversione di tendenza nella politica dei tassi di interesse della Federal Reserve statunitense, e successivamente dall’approvazione dell’Etf spot sul bitcoin da parte della Sec. L’aspettativa era che tassi d’interesse più bassi avrebbero aumentato la propensione al rischio degli investitori e che l’approvazione spot dell’Etf avrebbe aperto le porte a Wall Street per il bitcoin. «Entrambi promettevano grandi afflussi di fondi, l’unico carburante efficace in una bolla speculativa», sottolineando che questo scenario «potrebbe rivelarsi un fuoco di paglia». Nel breve periodo l’afflusso di denaro può avere un grande impatto indipendentemente dai fondamentali, ma gli esperti spiegano che i prezzi alla fine torneranno ai loro valori fondamentali nel lungo periodo.
Allo stesso modo, l’utilizzo degli Etf come veicoli di finanziamento non modifica il fair value delle attività sottostanti. Un Etf con un solo asset capovolge infatti la sua logica finanziaria (anche se ce ne sono altri negli Stati Uniti). «Gli Etf normalmente mirano a diversificare il rischio detenendo molti singoli titoli in un mercato. Perché qualcuno dovrebbe pagare commissioni a un gestore patrimoniale per il servizio di custodia di un solo asset, invece di utilizzare direttamente il custode, che nella maggior parte dei casi è un enorme exchange di criptovalute, o addirittura detenere le monete gratuitamente senza alcun intermediario?». Inoltre, evidenziano ancora Bindseil e Schaaf, c’erano già altri modi semplici per ottenere un'esposizione quotata a bitcoin o per acquistare bitcoin senza alcuna intermediazione. «Il problema non è mai stata la mancanza di possibilità di speculare utilizzando bitcoin, ma piuttosto il fatto che si tratta solo di speculazione. Infine, è incredibilmente ironico che l'unità crypto che si era prefissata di superare il demonizzato sistema finanziario consolidato abbia bisogno di intermediari convenzionali per diffondersi a un gruppo più ampio di investitori».
In conclusione, secondo gli esperti della Bce, il livello dei prezzi del bitcoin non è un indicatore della sua sostenibilità. Il post sottolinea che «non esistono dati economici fondamentali, non esiste un fair value da cui si possano ricavare previsioni serie e come in una bolla speculativa non esiste alcuna prova del prezzo. «La capitalizzazione di mercato», sintetizza l’analisi, «quantifica solo il danno sociale complessivo che si verificherà quando il castello di carte crollerà. È importante che le autorità siano vigili e proteggano la società dal riciclaggio di denaro, dai crimini informatici e di altro tipo, dalle perdite finanziarie per le persone finanziariamente meno istruite e dagli estesi danni ambientali. Questo lavoro non è stato ancora finito». (riproduzione riservata)