Il 28 marzo si terrà l'assemblea annuale di bilancio della Banca d'Italia relativa all'esercizio 2023. Sarà la prima volta di Fabio Panetta nella veste di governatore che riferirà sui risultati di un anno nel quale ha ricoperto la carica per soli due mesi. Nell'esercizio 2022, l'utile netto fu di 2.056 milioni rispetto ai 5.945 milioni del 2021. Il risultato veniva attribuito alle svalutazioni dei titoli valutati al mercato e alla contrazione del margine d'interesse causata, come veniva spiegato dall'istituto, dal rialzo dei tassi di riferimento dell'Eurosistema con la conseguenza della «crescita notevole» degli interessi passivi principalmente sui depositi delle banche e sul saldo debitorio Target.
Se è vero che gli istituti centrali non hanno l'assillo degli utili, è pur vero che la loro indipendenza finanziaria è fondamentale anche per lo svolgimento delle loro funzioni istituzionali e, in ultima analisi, per la difesa della moneta. L'indipendenza finanziaria è una componente dell'indipendenza tout court. E', questo, l'insegnamento di governatori, in specie di Antonio Fazio.
Sarà importante leggere quali valutazioni Panetta svilupperà sul perdurante temporeggiamento nel taglio dei tassi, dopo le considerazioni da lui svolte nel congresso Assiom-Forex del 10 febbraio le quali sembravano orientate a una riduzione del costo del denaro dopo il rilascio delle previsioni economiche puntualmente avvenuto nell'ultima riunione del Consiglio direttivo senza tuttavia alcun seguito. Si dovrà attendere la nuova seduta di quest'ultimo organo dell'11 aprile o si slitta a quella del 6 giugno, in un mese nel quale, secondo alcuni osservatori, si potrebbe assistere a un sincronizzato abbassamento dei tassi da parte della Bce e della Federal Reserve? Ma quali sarebbero le ragioni di questa lunga dilazione, visto che è diffusa la constatazione dell'inesistenza dei presupposti per temere una spirale salari-prezzi e, più in generale, che le condizioni indicate da Panetta per un allentamento monetario si sono tutte verificate? Il fatto è che evidentemente nel direttivo non sussiste (ancora) una sufficiente convergenza sull'allentamento in questione.
Ma ciò ci riporta all'arte di un governatore che non è quella in primis di parlare con icastici discorsi, ma innanzitutto di operare perché si realizzino le scelte migliori da parte dell'Istituzione. Pensare che la prima battaglia si debba condurre a colpi di interventi pubblici, alla stregua delle prassi dei partiti politici e degli organismi sociali, è molto poco produttivo e alimenta un coro stonato di divaricate posizioni - che si arresta solo nel periodo di massimo riserbo precedente la riunione del direttivo - il quale finisce per disorientare e dare messaggi confusi ai mercati e alle istituzioni. La comunicazione è fondamentale, ma deve sussistere il fatto o comunque la quasi - certezza che il fatto venga realizzato, diversamente, serve solo a distinguersi, con gli effetti negativi di cui si è detto. Attendiamo, in ogni caso, le considerazioni di Panetta, anche con riferimento al recentissimo nuovo framework operativo deciso dalla Bce. Proprio perché si prevede una ripresa degli utili, non vi dovrebbe essere materia per straordinarie misure funzionali e organizzative improntate a una logica riduzionistica. Diversamente, vi sarebbero il danno - una politica monetaria in grave ritardo nel contrastare l'inflazione quando cresceva e la si riteneva invece transitoria gravemente sbagliando, poi in un nuovo ritardo nel taglio dei tassi con le conseguenze «aziendali» ricordate - e la beffa.
Anzi, proprio perché l'assemblea di bilancio è anche un’occasione per delineare, sia pure con la necessaria sintesi, le strategie seguite nel campo organizzativo e del personale, sarebbe importante che il governatore, proprio perché di recente insediato, cogliesse questa occasione per indicare come ci si propone di agire, ovviamente trattandosi di politiche non delegabili. A maggior ragione, se si dovesse registrare una perdita da coprire in vario modo.
Pensare a nuovi tagli sarebbe assolutamente improvvido; contrasterebbe con l'esigenza della presenza dell'istituto sull'intero territorio nazionale e con la stessa opportunamente avvertita esigenza di farne conoscere i compiti e la loro evoluzione a cui si sta rispondendo con l'iniziativa dei «Viaggi» con la Banca in tutta Italia. Le filiali hanno compiti validi che possono essere aumentati nell'interesse dei rispettivi territori e nel confronto con le autorità territoriali; costituiscono un parte importante della presenza dello Stato. Ricordo i discorsi e gli approfondimenti con l'allora governatore Fazio su questo tema. Una storia ultracentenaria non si chiude, a maggior ragione dopo che è avvenuta progressivamente un'enorme amputazione della rete.
La Banca d'Italia non è e non potrà mai essere la filiale italiana della Bce; all'opposto, nè è una comproprietaria. La sua forza sta nel livello professionale del personale e nell'organizzazione che storicamente sono stati sempre oggetto della cura diretta dei governatori. Si innova, ma preservando valori, tradizioni, prassi che sono la vita di una istituzione e che, come diceva Einaudi per un'altissima carica dello Stato, anche in questo caso vanno tutelati per trasferirli, a suo tempo, integri ai successori. (riproduzione riservata)