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Le «Magnifiche sette» della AI stanno investendo troppo? I dubbi degli analisti sulla tenuta dei 660 miliardi di capex
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Le «Magnifiche sette» della AI stanno investendo troppo? I dubbi degli analisti sulla tenuta dei 660 miliardi di capex

06 febbraio 2026, 20:00 Ultimo aggiornamento: 07 febbraio 2026, 11:14

Amazon pianifica 200 miliardi di investimenti in intelligenza artificiale, Alphabet fino a 185 miliardi. I mercati sono scettici

Dai primi della classe ci si aspetta sempre di più. Vale a scuola, come sul mercato. E negli Stati Uniti è chiaro quali sono le aziende da battere: i Magnifici 7 (Alphabet, Amazon, Apple, Microsoft, Meta, Nvidia, Tesla) che da soli pesano per oltre un terzo della capitalizzazione dell’indice S&P 500. Sei di queste aziende hanno diffuso i risultati trimestrali nelle ultime due settimane, ma non tutte hanno superato la prova. Escludendo Tesla, che fa storia a sé, per le altre il criterio che ha diviso i promossi dai bocciati è stato il livello di spesa per l’AI.

I capex (investimenti in conto capitale) hanno raggiunto livelli stellari, gonfiati appunto dalle risorse assegnate ai maxi progetti di intelligenza artificiale. Secondo i calcoli del Financial Times, il totale che le big tech investiranno sull’AI quest’anno è di 660 miliardi di dollari. A puntare più in alto di tutti è Amazon con 200 miliardi, seguita da Alphabet (fino a 185 miliardi) e Meta (135 miliardi). Ma non sarà troppo? I mercati non hanno reagito bene e le big tech hanno bruciato circa 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione dopo i conti.

Alphabet, voto: 8

La holding che controlla Google ha registrato un fatturato di 113,8 miliardi di dollari (+18%) nel quarto trimestre, battendo le stime degli analisti, e un utile netto di 34,5 miliardi (+30%) su base annua. Nell’intero 2025 i ricavi sono saliti a 402,8 miliardi (+15%) con profitti per 132,1 miliardi (+32%).

Il dato più osservato, il capex, mostra un aumento di oltre il 100% nel 2026: gli investimenti previsti si attestano tra 175 e 185 miliardi di dollari contro i 91,5 miliardi dell’anno passato. Dopo i risultati le azioni di Alphabet hanno perso terreno, poi però la caduta si è contenuta a un calo dello 0,6% alla chiusura della prima seduta post-conti. «I numeri sono in realtà ottimi e la forza di Alphabet sta nel dirigere gli investimenti verso il cloud, segmento che mostra una crescita solida e in cui si vede già un ritorno economico delle spese sostenute. Questo ha stemperato le preoccupazioni», osserva Gabriel Debach, market analyst di eToro.

Amazon, voto: 5,5

Il colosso dell’e-commerce ha chiuso gli ultimi tre mesi del 2025 con un fatturato di 213,4 miliardi (+14%), superando le attese. L’utile netto, pari a 21,2 miliardi, ha invece mancato le previsioni degli analisti. Ma ciò che ha spaventato di più il mercato, affossando il titolo, sono state proprio le proiezioni sugli investimenti del 2026.

Le spese in conto capitale, pari a 200 miliardi, sono nettamente superiori sia ai 146,6 miliardi attesi dagli esperti sia ai circa 131 miliardi del 2025. «I risultati in sé sono buoni, c’è anche una crescita del 24% dei ricavi del cloud, ma un capex così alto ha spaventato il mercato», sostiene Debach. «In più, a differenza di Alphabet, nel caso di Amazon non si vedono ancora miglioramenti significativi nei margini del cloud».

Apple, voto: 8,5

Nella trimestrale di Cupertino i numeri sono meno eclatanti. Il capex stimato si ferma a 13 miliardi di dollari, un decimo di quanto stanziato da altre big tech, ma il business si mostra in salute. Tra ottobre e dicembre, per Apple i primi tre mesi dell’esercizio 2025/2026, la Mela ha ottenuto ricavi per 143,8 miliardi di dollari (+16%) e utili netti per 42,1 miliardi (+15,9%) grazie soprattutto a una buona ripresa delle vendite di iPhone, pari a 85,3 miliardi (+23,3%).

La multinazionale guidata da Tim Cook «ha offerto una trimestrale di qualità, con attenzione concentrata sulla solidità del business e sulla resilienza della domanda. In un contesto in cui l’AI è spesso letta attraverso la lente dei capex, crediamo che Apple venga percepita come più difensiva nel mega-tech: la discussione ruota più su ciclo iPhone, servizi e tenuta dei margini che non sulla necessità di sostenere investimenti infrastrutturali di scala paragonabile a cloud e semiconduttori», sostiene Filippo Diodovich, senior market strategist di Ig Italia.

Meta, voto: 6

Con Meta tornano i grandi investimenti in AI, fino a 135 miliardi di dollari. La società di Mark Zuckerberg ha chiuso il quarto trimestre 2025 battendo le stime degli analisti sul fatturato, cresciuto del 24% a 59,9 miliardi, e sugli utili, saliti del 9% a 22,7 miliardi. Nell’intero anno i ricavi sono arrivati a 201 miliardi (+22%) con profitti in leggero calo a 60,5 miliardi (-3%).

In questo caso il capex elevato non ha spaventato gli investitori e il titolo ha guadagnato il 9% dopo l’uscita della trimestrale. «La narrativa che continua a funzionare è quella di una formidabile macchina pubblicitaria in grado di generare cassa e finanziare l’AI. Il mercato, almeno finché la redditività del core business resta robusta, sembra più disposto ad assorbire capex elevati perché intravede un legame diretto tra AI e ricavi», sostiene Diodovich.

Microsoft, voto: 6

Non è andata altrettanto bene a Microsoft, le cui azioni sono state penalizzate proprio dalle spese elevate e hanno perso il 10% nella prima giornata di scambi post-trimestrale. Per potenziare data center e cloud la società prevede infatti di impiegare circa 120 miliardi di dollari.

Al colosso di Redmond non sono quindi bastati conti record con un fatturato di 81,3 miliardi (+17%) e un utile netto balzato a 38,5 miliardi (+60%). «Anche in questo caso i numeri sono positivi, ma il capex è aumentato dell’89%. Troppo per gli investitori, a fronte di una crescita del cloud pari al 29%. In più, il capex supera il free cash flow e anche questo può preoccupare il mercato», considera Debach. «Tuttavia, per Microsoft vale quanto detto per Alphabet, ovvero si nota già la crescita in un comparto come il cloud che mostra un buon progresso».

Il caso Amd

Infine, questa tornata di trimestrali tech ha penalizzato anche una società che non fa parte dei Magnifici 7, ma che è spesso menzionata tra i principali attori della filiera dell’AI: Amd.

La società, che aspira a posizionarsi come competitor di Nvidia nei chip avanzati, ha perso il 17% dopo i conti. Il problema non sono stati i risultati, superiori alle attese con un utile netto di 1,5 miliardi nel quarto trimestre, quanto l’outlook per i primi tre mesi del 2026, ritenuto troppo conservativo.

«Il mercato ha guardato soprattutto la guidance e la sequenza trimestre su trimestre, con ricavi in ribasso, in un contesto in cui ogni segnale di crescita meno lineare sull’AI viene penalizzato», conclude Diodovich. «Ne è derivata una dinamica tipica: risultati buoni, ma titolo debole perché il percorso AI non è ancora percepito come sufficientemente certo rispetto allo standard implicito fissato da Nvidia».

Il prossimo banco di prova per i titoli tech sarà proprio la trimestrale del colosso dei chip, considerato ormai una sorta di cartina tornasole per il settore dell’intelligenza artificiale, in calendario il 25 febbraio. (riproduzione riservata)



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