Al novero delle sorprese di questa caotica era economica va aggiunto un altro avvenimento: il primo deficit commerciale della Germania dal 1991. A maggio la bilancia import-export di Berlino è finita in rosso per un miliardo di euro. Non accadeva da oltre 30 anni, ossia dal periodo immediatamente successivo alla riunificazione tedesca. Da allora le esportazioni sono state il traino più potente della locomotiva d'Europa, più volte accusata di violare le regole comunitarie con il suo enorme surplus commerciale.
La pandemia prima e la guerra in Ucraina poi hanno ribaltato in pochi mesi un dato consolidato, ingolfando il principale motore di crescita del pil tedesco. A determinare lo squilibrio della bilancia di maggio, ovviamente, è stata soprattutto la fiammata dei costi dell'energia, delle materie prime e dei componenti. Le importazioni si sono così attestate a 126,7 miliardi di euro, in aumento del 2,7% su aprile e del 27,8% sul maggio 2021. L'incremento non è riconducibile tanto ai volumi quanto ai prezzi dei beni importati, saliti del 30% da inizio anno. Altrettanto non è riuscito alle imprese tedesche che hanno sì alzato i prezzi delle vendite all'estero, ma «soltanto» del 16%. A maggio, anzi, le esportazioni della Germania si sono fermate a 125,8 miliardi, in crescita dell'11,7% sul 2021 ma in calo dello 0,5% a livello congiunturale. A Berlino è venuto in particolare a mancare il sostegno degli altri mercati europei che hanno ridotto gli acquisti del 2,8% rispetto al mese precedente, a 46,8 miliardi. Resta invece forte l'avanzo commerciale con gli Stati Uniti (6 miliardi), mentre il deficit con la Cina è strutturale (9,3 miliardi) seppure in lieve contrazione, probabilmente per effetto del tentativo dei colossi tedeschi di ridurre la dipendenza industriale da Pechino.
Certo, il dato di maggio potrebbe rivelarsi episodico. Secondo diversi analisti, però, la bilancia degli scambi tedesca potrebbe rimanere in rosso per diversi mesi, almeno finché i prezzi dell'energia non rientreranno nella normalità o Berlino non troverà fonti di approvvigionamento alternative alla Russia. In entrambi i casi servirà tempo. «In passato la Germania ha sempre potuto fare affidamento sulle forti esportazioni per rilanciare l'economia», rilevano gli analisti di Ing. «I numeri odierni mostrano che la bilancia commerciale non tornerà come fattore positivo per la crescita almeno per i prossimi due anni». Salgono così le probabilità di una recessione della Germania che, per la verità, alcuni economisti stimano sia già in fase di contrazione economica. Stante la stretta interconnessione del mercato europeo, si tratterebbe di una notizia funesta anche per gli altri Paesi membri, Italia compresa. Che la situazione sia grave è del resto comprovato dalle parole del cancelliere tedesco, Olaf Scholz, che proprio ieri ha convocato le parti sociali per studiare iniziative per contenere l'inflazione e sostenere il potere d'acquisto delle fasce più deboli della popolazione. «L'attuale crisi non finirà nelle prossime settimane», ha rimarcato. «Dobbiamo essere pronti ad affrontare una sfida storica». (riproduzione riservata)