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Il museo Futurium a Berlino
Il museo Futurium a Berlino
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Perchè Berlino è la capitale del futuro

di Roberto Copello
- Numero 440 pag. 26 del 19/07/2024

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Viaggio nei poli tecnologici più avanzati dell’ex città del Muro

Avamposto europeo del digitale. Capitale continentale della tecnologia. Polo dell'innovazione. Eden delle startup. Leader delle energie rinnovabili. Smart city globale. Insomma, Berlino è la città del futuro. Lo provano centri di ricerca, laboratori urbani, fiere tecnologiche, musei innovativi, quartieri futuristici, infrastrutture smart, tecnoeventi di ogni genere, gallerie di digital art. Sì, a 35 anni dalla caduta del Muro (anniversario celebrato in autunno con tanti eventi, sino alla grande festa del 9 novembre; info su www.visitberlin.de/it), Berlino è una capitale meno ribelle e più hi-tech, meno alternativa e più tecnologica. Scommettendo sulle soluzioni per la vita di domani, continua ad attirare giovani da tutto il mondo, che però sono sempre più diplomati e laureati, manodopera qualificatissima per i settori high-tech e IT (non a caso, Lufthansa, Mercedes e Volkswagen hanno installato a Berlino i loro dipartimenti digitali).

LA CASA DELLE STARTUP

Il Sony Center in Potsdamer Platz
Il Sony Center in Potsdamer Platz

Forse perché ha conosciuto due dittature, nazista e comunista, ed è stata divisa per quasi 30 anni dal Muro, Berlino si concepisce come una città aperta, tra voglia di libertà, apertura mentale, spirito di tolleranza. Caratteristiche che, evidentemente, aiutano la creatività. Di qualsiasi genere: a Berlino fu fondata nel 1981 una delle più famose associazioni di hacker, il Chaos Computer Club, pioniere nel mostrare le falle dei sistemi informatici. E intanto la città non smette di mutare volto: a inizio millennio accadeva con il Sony Center e la Potsdamer Platz, oggi con quartieri del futuro le cui icone smart sono l'EDGE, forse l'edificio a uso uffici più innovativo d'Europa; il 50Hertz, che produce tutta la sua energia grazie a un parco eolico sul tetto; il Cube, 11 piani ricoperti da 8mila mq di vetrate a specchio regolate da 3.800 sensori che fanno cambiare l'aspetto a ogni momento del giorno.

Sono il biglietto da visita di una metropoli che vanta il maggior numero al mondo di startup straniere dopo la Silicon Valley. Dall'e-commerce al fintech, dalla mobilità alla sanità e al food, a giugno 2024 erano 4.860, con 80mila dipendenti. A chi ha un'idea visionaria, la città offre una mentalità aperta all'innovazione, un tessuto fitto di imprese tecnologiche, qualità della vita a costi accessibili, passione per la sostenibilità, opportunità di networking, una scena attiva di venture capital e un ambiente internazionale.

LA MACCHINA CHE LEGGE NEL PENSIERO

Il Sony Center in Potsdamer PlatzIl campud dell'università Humboldt
Il campud dell'università Humboldt

Allo stesso modo Berlino ospita almeno 70 centri di ricerca, veri campus del futuro, dalle biotecnologie alla stampa 3D. Motore dello sviluppo è WISTA, la compagnia di stato fondata nel 1991 per promuovere la rinascita economica della capitale tedesca interfacciando ricerca e industria. Spicca il parco tecnologico WISTA Adlershof, il più grande e moderno della Germania, ricavato dove nel 1909 sorse il primo aeroporto tedesco. Qui su 4,6 kmq si sono stabiliti 11 istituti di ricerca privati, sei dell'Università Humboldt e 800 aziende. Slogan del parco è «We get the ideas done». E in effetti non si contano le invenzioni in settori quali ottica, nanomateriali, informatica, biotecnologia, fotovoltaico. Tipo la Berlin Brain Computer Interface, una macchina che legge il pensiero, sviluppata dal Fraunhofer-Institut FIRST. Scettici? Vi ricrederete vedendo due persone che giocano a ping-pong su un computer senza joystick, né mouse, né tastiera, muovendo le racchette digitali con la sola forza della mente.

Sotto l'ombrello WISTA stanno poi sorgendo altri quattro tecnoparchi. Al Charlottenburg Innovation Center (CHIC) ci si occuperà di ICT, trasporti e mobilità, al Cleantech Business Park Marzahn di tecnologie pulite e chimica verde. Su 50mila mq dell'ex ospedale militare Usa, accanto al campus della Freie Universität Berlin, sta prendendo forma il FUBIC innovation campus, focalizzato su healthcare e computer science. Infine, nell'area industriale di Lichtenberg, con il progetto Gewerbehöfe 2.0 la produzione tornerà in città: senza più ciminiere, ma in modo pulito. E non basta. Il futuro viaggerà lungo il corridoio dell’innovazione Berlino-Lausitz che, a sud est della capitale, collegherà università e aziende, creando lungo la linea ferroviaria una regione tecnologica con un enorme potenziale di crescita.

Il quartiere digitale laboratorio d’Europa

Altra grande novità è Siemensstadt Square. A Spandau, nel quartiere industriale voluto dalla Siemens 125 anni fa, sta prendendo forma una città del futuro. Il 26 giugno il cancelliere Scholz ha posto la prima pietra a uno dei più grandi progetti di sviluppo urbano d’Europa, un milione di mq dove vivranno in 7mila e lavoreranno in 35mila. Ben 4,5 miliardi di euro investiti per trasformare un’area dismessa in un quartiere digitale e sostenibile, a zero emissioni. Ciò grazie alla piattaforma digitale Siemens Xcelerator che tramite l'IA e un portafoglio di hardware e software abilitati all'IoT ottimizzerà l'impatto energetico.

L'EUREF-Campus Berlin è invece un luogo simbolo del passaggio a energie rinnovabili e mobilità sostenibile. Già 5mila persone di 150 aziende e 450 studenti vi progettano una città smart, climaticamente neutra, e si sta completando la ristrutturazione dell'enorme Gasometro di Schöneberg: nell'involucro verde inferiore un'area conferenze; dai 16 metri di altezza un edificio circolare con 28mila mq di uffici (qui duemila dipendenti di Deutsche Bahn porteranno avanti la digitalizzazione delle ferrovie tedesche); in cima, una terrazza con vista su Berlino da 66 metri.

L’impegno congiunto pubblico-privato

L'ecosistema berlinese è favorito sia dagli investimenti privati, sia dall'impegno pubblico. Così nel 2019 è nato CityLAB Berlin, un laboratorio pubblico di innovazione digitale che interfaccia amministrazione, mondo accademico, economia e società civile. Qui è stato sviluppato Parla, un assistente AI cui cittadini, associazioni e media possono porre domande su cosa stia facendo la Camera dei rappresentanti di Berlino su un determinato tema: Parla, ricercando in oltre 11mila documenti pubblicati nell'archivio parlamentare Pardok, utilizza l'intelligenza artificiale e fornisce risposte scritte.

Poi ci sono i musei. Berlino ne ha già 170 e ogni anno ne apre di nuovi, sempre più tecnologici. Vedi i display interattivi e gli ologrammi del nuovo Samurai Museum, che fanno apprezzare la ricca collezione di 4mila oggetti a tema nipponico. Emblema dell'innovazione è però il Futurium: aperto in sordina durante il Covid, ha subito ricevuto il Premio del Museo europeo 2021. Quasi un milione di visitatori all'anno è accolto da un robot che offre un braccialetto digitale interattivo. Il Futurium (spettacolare la passeggiata tra i pannelli solari del tetto) si presenta come la «Casa dei futuri» e invita a riflettere su come vogliamo vivere. Gli ultimi dati su cambiamento climatico e IA sono esposti fra multimedialità e interattività, algoritmi e macchine molecolari, sculture di vetro a forma di virus immaginari e lampadine che galleggiano nell'aria, accese. Poi a Berlino ci sono i videogiochi del Computerspielemuseum, il Technikmuseum dove i bambini provano ad assemblare un robot, il FEZ Space Club dove ci si esercita come veri astronauti. 

DOVE LA TECNOLOGIA DA SPETTACOLO

Il Sony Center in Potsdamer PlatzIl campud dell'università HumboldtUn'installazione al Dark Matter
Un'installazione al Dark Matter

Infine, in una città creativa come Berlino l'arte incontra spesso e in maniera naturale il digitale, in gallerie dove si entra in mondi di luci, suoni e spazi che conducono in un’altra dimensione. Nelle sette sale della mostra permanente Dark Matter, in un capannone industriale a Lichtenberg, si interagisce con le installazioni di light art di un famoso designer, Chris Bauder. Alla galleria Khroma e alla fondazione LAS (Light Art Space) si susseguono installazioni di artisti visionari che esplorano le intersezioni fra arte, scienza e tecnologia. Al Lighthouse of Digital Art ci si immerge negli spettacoli audiovisivi che 37 proiettori laser ad alta risoluzione riproducono su uno schermo di 300 mq. Infine, punto di riferimento internazionale dell'arte basata sul tempo è la Julia Stoschek Foundation, con la collezione di 900 opere di 300 artisti, dai video anni '60 alla realtà virtuale. © riproduzione riservata



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